Le strade “intelligenti” ci sono già. Le autostrade smart arriveranno presto. Mancavano solo gli autovelox. E, adesso, arriveranno pure quelli. In Europa, perché in Cina sono accesi da un po’, come anche negli Stati Uniti e in Australia. Vedono tutto, rielaborano le immagini e le interpretano scovando (eventuali) violazioni al Codice della strada.
Una sorta di “grande fratello”, altro che il romanzo 1984di George Orwell, al secolo Eric Arthur Blair. Anzi, a questo proposito c’è una coincidenza curiosa: i primi autovelox “intelligenti” nel Vecchio Continente sono stati installati a Londra, città dove lo scrittore (tra il 1946 e il 1948) ha ideato e pubblicato 1984, l’ultima opera prima della morte. Potremmo interrogarci a lungo sul fatto che possa essere un segno del destino, ma di certo è un segno dei tempi che cambiano. Dopo la Brexit, la Gran Bretagna non è più Europa, ma è abbastanza vicina per costumi e collocazione geografica da farci capire come sia possibile l’integrazione con i sistemi già utilizzati (come i Tutor) e con quelli in arrivo sulle strade “intelligenti”.
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Come funzionano
È una delle infinite applicazioni dell’Ai. Basta una telecamera (con determinate caratteristiche) collegata a un computer e il gioco è fatto. L’occhio elettronico inquadra un veicolo, determina la velocità e nello stesso tempo elabora le immagini raccolte: è possibile vedere se il guidatore e il passeggero seduto a fianco (per quelli dietro potrebbe essere più complicato) hanno le cinture di sicurezza allacciate, se il guidatore è distratto da telefonino o tablet, se la corsia occupata dal veicolo è quella corretta, persino se il cambio di corsia è avvenuto utilizzando o meno gli indicatori di direzione. E questo soltanto per fare qualche esempio.
In città, il sistema potrebbe rilevare divieti di sosta e tutto ciò che può essere ricostruito attraverso il numero di targa, dalle multe non pagate alle assicurazioni non registrate. Tutto passa attraverso gli algoritmi, che digeriscono montagne di kilobyte in una frazione di secondo e li trasformano in un bel verbale.
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Le conseguenze
Calma, niente panico. Non c’è ancora una data per l’avvio del nuovo corso, anche se alcune autostrade sono già pronte ad abbracciare il “grande fratello”. E nemmeno è dato sapere quale sarà la sua estensione sul territorio nazionale ed europeo. Gli effetti sono difficili da immaginare. Molto dipenderà dalla soglia di attenzione delle apparecchiature, come già accade adesso con i Tutor: le apparecchiature possono svolgere più funzioni (rilevazione della velocità istantanea o della velocità media, se collegate in serie fra loro) e la loro attivazione dipende dall’impostazione data dal “controllore”.
Di certo, la deterrenza sarà altissima, con effetti positivi sulla sicurezza. Le forze di polizia (soprattutto urbana), poi, avrebbero il vantaggio di poter concentrare la propria attenzione su altri tipi di controlli, anche se una quota del personale verrebbe impegnata nelle operazioni di validazione e gestione della mole di contravvenzioni sfornate dall’aiutante elettronico.

I problemi
Sarà sempre e comunque l’essere umano ad avere l’ultima parola, come già avviene con le infrazioni rilevate da autovelox e simili. Non può essere altrimenti. Ma il sistema potrebbe incagliarsi contro uno scoglio tecnico-pratico. Per individuare infrazioni più nascoste, come cinture non allacciate e guida con il cellulare in mano, le immagini devono essere registrate in alta risoluzione, in modo da consentire ingrandimenti a prova di contestazione.
Tutto questo ha un peso in termini di memoria, un costo per l’acquisto delle infrastrutture (server, linee di comunicazione) e per la gestione dei dati. Senza contare l’energia necessaria per alimentare tutto il circuito.
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Certo, non può essere la stessa bilancia a tenere su un piatto la spesa in denaro pubblico e sull’altro le vite umane salvate da interventi per la sicurezza. Sono grandezze non commensurabili, non c’è storia. Ma c’è anche da considerare la tendenza tutta italiana a fare i “furbetti”, ciascuno nel proprio ruolo: i guidatori (dalle due alle 14 ruote) a sfruttare distrazioni e mancati controlli delle forze dell’ordine come un’opportunità per interpretare a colpi di acceleratore le parole di My way di Frank Sinatra; le amministrazioni pubbliche, che talvolta (parole del ministro dei Trasporti Matteo Salvini) hanno sfruttato il paravento della sicurezza «per fare cassa». Chissà, magari questa sarà l’occasione per andare oltre, per diventare guidatori e amministratori più maturi, più intelligenti. Ringraziando l’Ai per il contagio.
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