PIETRACATELLA. Perquisizione stamane nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella. Si tratta dell’abitazione dove vivevano anche Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella, 50, avvelenate con la ricina a dicembre dello scorso anno. Gli agenti della Questura di Campobasso sono arrivati davanti allo stabile poco dopo le 9. Stando a quanto si apprende al termine della perquisizione di questa mattina la casa sarà dissequestrata.
Gianni Di Vita: “Non ho nulla da nascondere”
«Non ho paura di nulla perché non ho nulla da nascondere. Voglio solo che questa storia finisca il prima possibile» ha detto ieri Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne, intervistato da La Vita in Diretta di Rai 1 e dall’emittente molisana Teleregione. «Non vorrei che fosse stato un delitto, per me sarebbe una seconda tragedia – ha aggiunto -. Io spero, mi auguro, che la verità sia questa. È una speranza, ma non è del tutto infondata. Credo che sia legittimo che io lo pensi: io sono il marito di Antonella e il padre di Sara, sapere che è stato commesso un delitto per me sarebbe una seconda tragedia».
Di Vita ribadisce che vuole la verità: «La voglio per mille motivi, per giustizia e perché io e Alice non saremo mai sereni senza la verità». Poi lo sfogo sulla stampa che lo incalza tutti i giorni: «In questi dieci mesi io ho cambiato quattro case, siamo dovuti scappare da Pietracatella perchè Alice aveva l’esame di maturità e mi implorava di trovare una casa a Campobasso. Ma è possibile vivere così, tra l’altro da non imputato? Ogni giorno – conclude – ne esce una nuova sulla stampa: dal segreto custodito da Sara al politico coinvolto. Posso rettificare tutti i giorni quello che la stampa si inventa oppure ricostruisce?».
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