L’Italia non andrà ai Mondiali di calcio ma i tifosi potranno scommettere sui risultati attraverso i canali tradizionali. Ma a fronte di un evento lucrativo come la World Cup, anche la finanza ha mosso i primi passi. Nello specifico, il calcio sta diventando sempre più il bancomat di Wall Street. Una boutique del private credit ha fiutato l’affare dei Mondiali: finanziare il bagarinaggio istituzionalizzato per rivendere i tagliandi a prezzi stellari. Eagle Point Credit Management ha portato a 50 milioni di dollari la linea di credito per Sports Illustrated Tickets per rastrellare i biglietti e piazzarli sul mercato secondario. Un’operazione coperta per intero dal costo d’acquisto. «Di norma non presteremmo mai il 100% del capitale», ammette al Financial Times Thomas Majewski, socio gerente di Eagle Point. «Ma i biglietti dei Mondiali valgono fino a tre volte il prezzo facciale, la realtà è che operiamo con un rapporto prestito-valore del 35%».
L’ingegneria finanziaria applicata al pallone garantisce rendimenti a doppia cifra. I fondi d’investimento, tra cui Feenix Venture Partners, incassano interessi intorno al 15% sostenendo questo mercato parallelo. La garanzia dell’esposizione creditizia è rappresentata dal portafoglio di asset fisici di Sports Illustrated Tickets, sequestrabili in caso di insolvenza: milioni di ingressi per eventi sportivi e concerti nel mondo. Majewski, la cui società gestisce masse per 14 miliardi, ostenta sicurezza: «Di tutte le cose di cui mi preoccupo, che i biglietti dei Mondiali vengano venduti al di sotto del valore nominale non è tra queste». Il bacino di garanzie, definito dallo stesso manager «un portafoglio diversificato di asset sottostanti», spazia dalle esibizioni di Billy Joel al gruppo K-pop BTS. I tagliandi della band sudcoreana quadruplicano di valore sul circuito secondario, offrendo un cuscinetto solido, sebbene i finanziatori impongano tassi di anticipo inferiori sui concerti per una domanda considerata meno granitica rispetto al calcio.
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Il mercato secondario prospera con la benedizione della Fifa. L’organo di governo del calcio mondiale lucra sulla compravendita trattenendo il 15% sia dal compratore sia dal venditore sulla propria piattaforma ufficiale. Le distorsioni sono palesi. Un posto dietro la porta per la gara inaugurale Stati Uniti-Paraguay ha un valore nominale di 2.735 dollari. Lo stesso seggiolino è in vetrina a 5.900 dollari, a cui sommare 885 dollari di balzelli federali. I prezzi fuori controllo del torneo nordamericano hanno innescato la reazione della politica. I sindaci di New York e Los Angeles, Zohran Mamdani e Karen Bass, hanno criticato la Fifa per l’adozione della tariffazione dinamica, un algoritmo che modula il costo in base alla domanda in tempo reale. Il risultato è che gli accessi per la finale del 19 luglio al MetLife Stadium in New Jersey sono passati di mano tra 4.000 e 10.000 dollari sul portale Fifa. «Molte persone dovrebbero accendere un’ipoteca sulla casa per poterselo permettere», ha denunciato Mamdani alla Cbs. Il salasso dei biglietti e un latente sentimento antiamericano scoraggiano il turismo internazionale, costringendo gli hotel Usa a tagliare le tariffe delle camere nei giorni di gara.
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Sports Illustrated, testata con settantadue anni di storia, cerca di diversificare i ricavi allontanandosi dall’editoria tradizionale per abbracciare eventi marchiati e biglietteria. Il dipartimento ticketing si definisce un «marketplace che mette i fan al primo posto» e una «fonte fidata per esperienze dal vivo indimenticabili». A settembre ha siglato un accordo di tredici anni con la franchigia dei New York Red Bulls per ribattezzare l’impianto di Harrison in Sports Illustrated Stadium, diventando partner esclusivo per gli eventi futuri, inclusi i ritrovi per assistere alle partite del Mondiale. Un’espansione pervasiva che si scontra con una bolla speculativa capace di spaventare gli stessi architetti di Wall Street. L’inflazione dei prezzi per la rassegna iridata ha scoraggiato persino i membri dell’élite finanziaria dal partecipare. Majewski ha chiuso la disamina sull’investimento con una nota di realismo sul limite del mercato: «Ho fatto l’accesso per vedere i biglietti della finale in vendita a 20.000 dollari. Non ne ho comprato nessuno».
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