La Banca centrale europea è pronta a una nuova pausa. Giovedì prossimo, 30 aprile, la Bce sceglierà la via della prudenza, mantenendo il tasso sui depositi fermo a quota 2,00 per cento. Lo shock energetico scatenato dal conflitto in Medio Oriente e dal blocco dello Stretto di Hormuz non impone manovre d’emergenza. Almeno per ora. La presidente Christine Lagarde ha tracciato la rotta nel corso dell’ultimo mese. E cioè che Francoforte vanta difese più salde rispetto alla crisi del 2022, dopo l’invasione della Russia in Ucraina. Il mercato attende una tregua alle ostilità, e questo potrebbe significare che le fibrillazioni potrebbero incidere in modo meno severo sull’eurozona. Come fa notare UniCredit in una nota ai clienti, «non riteniamo vi sia urgenza per il Consiglio direttivo di intervenire, alla luce del quadro inflazionistico favorevole precedente allo shock». Tuttavia, per Francoforte si preannuncia un intervento sui tassi, al rialzo, per giugno.
Il consenso delle grandi banche d’affari converge su una pausa di riflessione vitale per non logorare un’economia in frenata. Goldman Sachs rileva come i prezzi dell’energia, pur in discesa dai picchi di metà marzo, restino superiori ai livelli antecedenti la crisi iraniana. I dati macroeconomici mostrano un indebolimento dell’attività e crescenti spinte sui listini. L’eurozona si posiziona in una terra di mezzo da monitorare con la massima allerta. «Le informazioni in arrivo suggeriscono che ci stiamo muovendo tra lo scenario di base di marzo dello staff della Bce e lo scenario avverso», spiegano gli analisti della banca d’investimento statunitense. I membri del Consiglio direttivo, questo è certo, segnalano l’assenza di fretta. Un mantenimento dei tassi è considerato lo scenario principe, sebbene la comunicazione ufficiale continuerà a evidenziare i rischi al rialzo. Con la possibilità che nella riunione di metà giugno ci possa essere un incremento del costo del denaro. Un quarto di punto in più per proteggere l’economia continentale dai venti di guerra mediorientali e dall’incertezza globale, che già sta influenzando le scelte – e la fiducia – di imprese e famiglie.
BNP Paribas condivide questa linea, sottolineando come l’istituto lascerà i tassi invariati «conservando piena opzionalità per le riunioni successive». L’orientamento della banca centrale è diventato meno restrittivo in virtù del «cessate il fuoco fragile ma finora reggente tra Usa e Iran». Da marzo i banchieri centrali hanno visionato un solo dato sull’inflazione, un elemento che «riflette gli effetti immediati dei prezzi energetici ma offre scarse evidenze di effetti di secondo impatto». Un quadro insufficiente per giustificare un’azione fulminea. L’orizzonte per un intervento si sposta a giugno, mese in cui Francoforte disporrà di proiezioni aggiornate e maggiori indicazioni sulle dinamiche salariali. In quella sede BNP Paribas e Goldman Sachs prevedono un rialzo di 25 punti base. La banca americana fissa l’asticella a un picco del 2,5% entro settembre, avvertendo che «eventuali rialzi verranno nuovamente annullati nel 2027». Di conseguenza, il percorso della politica monetaria stimato rimane al di sotto delle quotazioni di mercato per l’anno venturo.
Lo scenario
Panetta avverte: “Rischiamo un’esplosione dei prezzi come nel 2021. Bce al lavoro per evitarla”
A CURA DELLA REDAZIONE ECONOMIA
Il contesto macroeconomico europeo impone estrema cautela, schiacciato tra un carovita di ritorno e una crescita asfittica. La giornata di giovedì si preannuncia decisiva, scandita dalla pubblicazione dei dati sul Pil del primo trimestre, sull’inflazione di aprile e sulla disoccupazione di marzo, attesi poche ore prima dell’annuncio sui tassi. Bert Colijn di ING definisce il mese in corso un test fondamentale per calibrare le aspettative sui rendimenti dell’area euro, un vero e proprio “reality check”, tenuto conto che le piazze finanziarie prezzano un inasprimento di circa 50 punti base entro fine anno. Il tasso generale è destinato a salire in scia ai rincari energetici, con l’attenzione concentrata sui primi riverberi sull’inflazione di fondo.
L’intervista
Hatzius: “L’Ue può colmare il divario con gli Usa. Bce, attesi rialzi dei tassi già in questo mese”

UniCredit stima un’accelerazione dell’inflazione generale di aprile al 3,0% su base annua, il picco dall’ottobre 2023. Il balzo è imputabile in toto a carburanti per il trasporto, gas ed elettricità. La componente di fondo dovrebbe invece ripiegare al 2,1% dal 2,3% precedente, con i prezzi alimentari stabili. «L’evoluzione dell’andamento futuro dell’inflazione dipenderà in misura cruciale dall’andamento dei prezzi dell’energia», ribadisce UniCredit. Sul fronte della crescita la debolezza è conclamata. L’eurozona ha registrato una modesta espansione dello 0,2% nel primo trimestre del 2026. A livello nazionale si prevede un aumento contenuto in Germania e Italia allo 0,1%, una performance superiore in Francia allo 0,2% e un ritmo più robusto in Spagna allo 0,5%. L’industria e le costruzioni mostrano fragilità, offrendo un contributo nullo alla ricchezza, mentre i servizi trainano la ripresa dell’intero blocco continentale. Gli analisti di ING precisano che il Pil dei primi tre mesi mostrerà le performance dell’area euro prima della crisi energetica, esplosa in tutta la sua virulenza solo a marzo inoltrato. Secondo gli esperti della banca olandese, il conflitto in Medio Oriente oscura l’orizzonte alzando i costi di produzione, ma l’area euro mantiene fondamentali saldi per attutire il colpo senza sprofondare in recessione tecnica.
il bollettino economico
La Bce sancisce la fiammata dei prezzi: “Con la guerra in Iran inflazione già sopra il 3%”

L’attenzione degli investitori si concentrerà in via esclusiva sulle parole di Lagarde e sulla sintassi del comunicato ufficiale, vero ago della bilancia in questa transizione monetaria europea. Barclays prevede che il board rimarcherà la prontezza ad agire, arrestandosi un attimo prima di annunciare un incremento dei tassi a giugno. «Farlo minerebbe il messaggio stesso secondo cui c’è valore nell’aspettare per preservare l’opzionalità», notano gli esperti dell’istituto britannico. La decisione di blindare il tasso al 2,0%, vicino al punto medio delle stime di neutralità, troverebbe giustificazione nell’assenza di conferme numeriche sui prezzi al consumo.
L’avviso della banca d’Italia
Iran, l’allarme di Panetta: “Con crisi dell’energia rischiamo inflazione e frenata della crescita”

Durante la conferenza stampa la presidente invocherà vigilanza assoluta su due fronti critici per le future mosse di politica monetaria. «L’evidenza di un trasferimento più rapido degli input energetici negli altri prezzi finali» e i segnali di un mutamento nel comportamento di imprese e famiglie capace di rendere lo shock duraturo nel corso dei trimestri, rammenta Barclays. La divisione sui mercati rimane marcata in ogni distretto finanziario.
L’intervista
Villeroy: “Economia e Borse sempre più incerte. Se necessario la Bce alzerà i tassi d’interesse”

Allianz, di contro, osserva come l’intero impianto difensivo della Bce resti appeso a chi vincerà «il tiro alla fune tra falchi e colombe». Ogni reazione dipenderà dai prezzi del petrolio e dall’evoluzione del dossier bellico in Medio Oriente. Se il greggio rimarrà nei confini dello scenario base di Francoforte, i tassi non subiranno alcuno scossone di rilievo. Un avvicinamento alla fascia di stress produrrebbe moniti preventivi graduali, mentre un balzo violento delle quotazioni petrolifere scatenerebbe «una reazione sensibilmente più restrittiva» da parte dei decisori europei. L’Eurotower naviga a vista in acque insidiose, consapevole che il nemico silenzioso dell’inflazione non è battuto in via definitiva. La prudenza si conferma l’unica rotta per non affossare la timida ripresa continentale e mantenere il pieno controllo sulle aspettative di lungo periodo.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it










