Le azioni di Bending Spoons debuttano sul Nasdaq. Oggi, mercoledì 1 luglio, l’azienda tech italiana guidata e co-fondata da Luca Ferrari, annuncia che il prezzo dell’offerta pubblica iniziale (Ipo) è di 29 dollari per azione. Si tratta quindi di un prezzo superiore rispetto alla forchetta prevista fra i 26 e 28 dollari. Nello specifico, vengono offerte 57.971.015 azioni ordinarie, di cui 34.398.640 nuove quote in aumento di capitale da Bending Spoons e 23.572.375 da alcuni azionisti venditori.
Sono poi previste anche opzioni greenshoe per oltre 8,6 milioni di azioni, di cui «5.244.026 azioni ordinarie da Bending Spoons e di un massimo di ulteriori 3.451.626 azioni ordinarie dagli azionisti venditori al prezzo dell’offerta pubblica iniziale, al netto di sconti e commissioni di underwriting», si legge in una nota diffusa dalla società.
Chiusura dell’offerta il 2 luglio
La quale specifica che non riceverà alcun provento dalla vendita di azioni da parte degli azionisti venditori. Le azioni, quindi, cominciano oggi ad essere negoziate. La chiusura dell’offerta è prevista per domani, giovedì 2 luglio.

Bending Spoons è stata valutata all’incirca 18,4 miliardi di dollari, sulla base delle azioni in circolazione dichiarate nei documenti depositati alla Security and Exchange Commissione (Sec). Goldman Sachs International, J.P. Morgan e Allen Company Llc svolgono il ruolo di joint lead book-running manager dell’offerta. Wells Fargo Securities, BofA Securities, Jefferies, Evercore Isi, Bnp Paribas, Mizuho, Societe Generale, Credit Agricole Cib, Intesa Sanpaolo (Imi Cib Division), UniCredit e Banca Akros – Gruppo Banco Bpm svolgono il ruolo di joint book-running manager dell’offerta.
Tamburi: “Manteniamo almeno il 2,5% post Ipo”
Il numero uno di Tamburi Investment Partner (Tip), Giovanni Tamburi, rivela che la banca d’affari manterrà almeno il 2,5% del capitale di Bending Spoons a seguito dell’Ipo. «Noi avevamo circa il 2,85% e andremo tra il 2,5% e il 2,6%», quindi «cambia pochissimo per noi». Interpellato sull’incasso di 50 milioni di dollari per Tip, Tamburi esclude un dividendo straordinario: «Teniamo i soldi, abbiamo deciso di vendere qualche azione per dare un segnale al mercato».
Però, «per noi e’ abbastanza irrilevante, nel senso che più dell’80% delle azioni ce le teniamo, siamo convinti che il titolo andrà molto bene nel futuro». Il fondatore di Tip ha poi evidenziato il «piccolo ritocco al prezzo in su, che non è male». «Speriamo – conclude Tamburi – nel pomeriggio che sia una bella soddisfazione per noi come paese Italia, come Milano, come Borsa, come tutto».
La storia di Bending Spoons
La storia della tech company milanese comincia nella notte del 2 agosto 2010, a Lombok, in Indonesia. Tre neolaureati in ingegneria – Francesco Patarnello, Matteo Danieli e l’attuale ceo Luca Ferrari – decidono, al termine di un viaggio zaino in spalla, di fondare un’azienda insieme. Nasce Evertale, un’app che usa l’intelligenza artificiale per generare automaticamente il diario degli utenti.
Raccolgono un milione di dollari e assumono dieci persone, ma il prodotto non trova mercato: nel 2013 i ricavi sono quasi nulli e in cassa restano pochi mesi di autonomia. Liquidata Evertale, i fondatori reinvestono i 40 mila dollari rimasti – insieme a Luca Querella e Tomasz Greber – in un nuovo modello che è lo stesso da 13 anni. Si definisce “playbook”. Acquisire aziende digitali, trasformarle e ottimizzarle, reinvestire in nuove operazioni.
Il caso
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A CURA DELLA REDAZIONE ECONOMIA

Oggi il portafoglio comprende marchi come Aol, Brightcove, Eventbrite, Evernote, Vimeo e WeTransfer, con il focus attuale sulla trasformazione di Aol, Eventbrite e Vimeo. I fondatori citano tra le fonti di ispirazione Henry Singleton di Teledyne, Tom Murphy di Capital Cities, e più di recente Broadcom, Danaher e TransDigm. Nella prassi, un’azienda acquisita viene «reimmaginata da zero».
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