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“Bismillah, c’est les ténèbres”, la strana storia dietro lo slogan delle proteste in Francia

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«Bismillah» significa «In nome di Dio», «C’est les ténèbres» letteralmente «è buio pesto», ma anche «è un casino». Lo grida un ragazzo durante una manifestazione a Bologna, il 15 ottobre, mentre corre tra i fumogeni. Lo dice anche Greta Thunberg in un video pubblicato su Instagram dal collettivo parigino Oeil au beurre noire. E sono tanti i cartelli che riportano la frase «Bismillah, c’est les ténèbres» durante le mobilitazioni francesi del 17 ottobre.

È il nuovo slogan delle proteste liceali nell’Esagono, cortei conditi dai simboli volutamente nonsense della loro generazione, tra 6-7, aura battle e la perplessità degli adulti. I grandi tentano di decifrare questi strani codici, ma spesso non ci riescono. Anche perché, a volte, non c’è nulla da decifrare: è la base del brainrot. Ed è proprio da uno di questi tentativi che è nato il motto arrivato anche in Italia. O almeno così sembrerebbe dalla storia che ci sta dietro.

Tutto nascerebbe dai gruppi su Snapchat in cui i ragazzi francesi coordinano i blocchi. A inizio ottobre, tra i vari messaggi organizzativi, ne sarebbero comparsi alcuni insoliti, scritti in un linguaggio giovanile palesemente forzato. Agli occhi degli studenti, è un maldestro tentativo di chi non entra in un’aula scolastica da un bel po’. È bastato questo per convincerli che si trattasse di poliziotti infiltrati, pronti a ricorrere a uno slang impacciato pur di intercettare le loro mosse.

«Salut! Bismillah c’est les ténèbres – avrebbe scritto un presunto poliziotto – C’est quand le blocus wallah mon frangin on va tout casser. Met moi dans le groupe blocus Aiechk», tradotto: «Ciao! Bismillah, è un casino totale. Quand’è il blocco frà, giuro, spacchiamo tutto. Mettimi nel gruppo del blocco per favore!», seguito da due bandiere algerine. È una sequenza di buffi termini scimmiottati da chi cerca disperatamente di “fare il giovane”. Ma anche un’accozzaglia di espressioni arabe usata per imitare i ragazzi di seconda generazione delle banlieue: la caricatura razzista dei giovani del Maghreb, che nell’interpretazione del messaggio costituirebbero la maggior parte dei vandali infiltrati nel corteo. Sui social c’è chi fa notare che «nessun arabo userebbe mai Bismillah e ténèbres nella stessa frase», accostare Dio al buio risulterebbe ossimorico e blasfemo. E l’insieme è così esagerato da risultare ridicolo. Allora qualcuno fa uno screenshot, lo diffonde e la storia del poliziotto infiltrato inizia a correre tra le fila dei cortei. Sebbene non sia mai stato accertato chi ci fosse dietro quell’account, i giovani francesi si appropriano subito della frase: la deridono trasformando la controparte in un “re nudo”, incapace di comunicare con loro. Non importa se il poliziotto esiste davvero: i giovani francesi hanno voluto crederci. E il meme è diventato subito grido di battaglia.

«È così che ci esprimiamo ogni giorno. Siamo cresciuti con TikTok e Instagram, per noi è naturale», spiega una studentessa all’Afp. Secondo il semiologo François Jost, intervistato da France 24, «l’umorismo nella nostra società, e in particolare in quella giovanile, è un modo per riconoscersi a vicenda: crea comunità».

In linguistica è quello che viene chiamato shibboleth: una parola che permette di identificare immediatamente l’appartenenza a uno specifico gruppo. Quando Greta Thunberg dice quella frase, fa il 6-7 con le mani o la scuba dance, manda proprio quel segnale, chiarissimo: «Capisco i vostri meme, sono dalla vostra parte». È un nuovo linguaggio pop della protesta che evoca dinamiche già viste, come l’uso della bandiera di One Piece nelle mobilitazioni giovanili in Asia. Se lo capisci «sei dei nostri», ma se non sai usare correttamente termini e gestualità non ci può essere confronto. E, forse, stai anche dall’altra parte della barricata

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