Bologna. Gli applausi accompagnano il corteo per la strage della stazione di Bologna lungo tutta via dell’Indipendenza. Il ritorno al percorso classico, dopo un biennio di deviazioni per i lavori di viabilità, prende le mosse da piazza del Nettuno alle 9.10. A palazzo Accursio è appena finito l’incontro delle istituzioni con i familiari delle 85 vittime e degli oltre 200 feriti segnati per sempre dalla bomba con 23 chili di esplosivo che alle 10.25 del 2 agosto del 1980 dilaniò lo scalo ferroviario bolognese.


«La strategia neofascista voleva distruggere libertà, giustizia e democrazia», dice il presidente della Reubblica Sergio Mattarella. «Il segno profondo impresso dalla strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna è inciso nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani». Nel giorno del 46° anniversario dell’attentato, il capo dello Stato ricorda «il dolore infinito per tante vittime inermi, donne, uomini, bambini», insieme «alla commozione per lo strazio e i patimenti dei familiari» e «allo sgomento per la distruzione portata nel centro della vita civile della città e dell’intera nazione». Per il Capo dello Stato si tratta di «una consapevolezza che riguarda la nostra comunità, i giovani anzitutto» e che rilancia «l’impegno a salvaguardare il futuro da costruire nei valori di libertà, di giustizia, di democrazia», gli stessi valori che «la strategia neofascista del terrore pretendeva distruggere». Mattarella ha inoltre espresso la «gratitudine della Repubblica» ai magistrati e agli uomini delle istituzioni che, «più forti dei tentativi di depistaggio», hanno continuato a perseguire la verità sulla strage.
il reportage
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Il governo è rappresentato dal sottosegretario al ministero dell’Interno, Nicola Molteni: «Alle 10.25 del 2 agosto 1980 – esordisce l’esponente della Lega – un attentato terroristico di matrice neofascista ha squarciato la vita di tante persone, di una città, di una nazione intera. Essere qui a Bologna – ha aggiunto – significa raccogliersi davanti ad una delle ferite più dolorose della storia del nostro paese. È una data che appartiene a tutta l’Italia intera». Prima di lui sul podio è intervenuto il presidente della regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale. «Se non ci fossero state questa associazione e questa città, quello che è avvenuto quel giorno sarebbe stato derubricato a uno dei tanti attentati terroristici, una pagina nera, messa in atto da un gruppo di neofascisti che non si rassegnavano alla libertà e democrazia e avevano preso un’iniziativa individuale. Questo non è avvenuto – ha proseguito – perché nei giorni bui delle stragi e dei depistaggi qualcuno si è battuto per tenere accesa la luce e perché uomini e non istruzioni anche hanno saputo tenere acceso un faro. Mandanti, terroristi, depistatori non avevano una cognizione – ha proseguito – non sapevano che 46 anni dopo saremmo stati ancora qui. Non sapevano che la comunità, i familiari e le istituzioni avrebbero continuato a combattere questa battaglia».

Dall’associazione dei familiari delle vittime nella persona del neopresidente Paolo Lambertini filtra amarezza per il lavoro della commissione parlamentare: «Dal nostro punto di vista il lavoro fatto è particolarmente deludente, il sapore è quello di una rinuncia ad approfondire gli scenari suggeriti dagli elementi di indagine e processuali. Faccio un nome: il ruolo di Stefano delle Chiaie, lo vogliamo indagare». Insieme ai sindaci che ascoltano da un altro lato gli interventi istituzionali si affaccia anche la segretaria del Pd, Elly Schlein: «Non consentiremo che si provi a riscrivere la storia. La storia è fissata nelle sentenze ottenute anche grazie al lavoro dell’Associazione dei familiari e della Procura generale di Bologna, a cui dobbiamo grande riconoscenza per essere arrivati fino in fondo nella ricerca di verità e giustizia, anche nel processo sui mandanti”. Schlein ricorda ancora che “è scritto in quelle sentenze che si è trattato di una strage di matrice neofascista, con un intento eversivo e portata avanti anche insieme ad apparati deviati dello Stato».
Non crea tensioni e polemiche l’altro presidio convocato da Potere al Popolo, a cui hanno aderito i sindacati di base, gli autonomi, anarchici e i partiti della sinistra extraparlamentare. Si dispongono sul lato mostrando un grande striscione con la scritta “02.08.1980, Uno bianca, Fakir: verità e giustizia Basta omicidi e stragi di Stato Revocare lo scudo penale ora”. Nella pancia del corteo si vedono con gli altri manifestanti i familiari del 42enne marocchino, morto due settimane fa durante un intervento della polizia al Pilastro.
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