Le questioni geopolitiche restano al centro della scena anche sui mercati finanziari. La riapertura dello stretto di Hormuz dei giorni scorsi, infatti, ha spinto i listini azionari verso nuovi massimi, con l’indice americano S&P500 volato oltre i 7.100 punti, mentre il FTSE MIB – listino centrale di Piazza Affari – naviga oltre i 47.000 punti, a circa 3mila punti dai massimi storici toccati nella primavera 2000, nel pieno della bolla del dot.com. A trascinarlo al rialzo la rimonta delle banche, che su Borsa Italiana hanno un peso notevole.
l’intervista
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Come facilmente prevedibile dopo la frenata della scorsa settimana il petrolio è tornato ad apprezzarsi e quindi il wti è di nuovo a 90 e il brent è tornato verso i 100 dollari. Da notare come il petrolio europeo sia tornato a costare di più rispetto a quello americano, come da tradizione.

Da inizio anno il rialzo supera ancora il 40%, ma è anche vero che dai massimi di inizio aprile si registra quindi un calo di circa venti punti percentuali (per il WTI anche di più). Numeri che – se confermati nel tempo – implicherebbero anche minori rischi inflattivi e conseguentemente una minore pressione sulle banche centrali, con tassi potenzialmente più contenuti. Fra le conseguenze dirette di tutto ciò troviamo anche la discesa dei tassi obbligazionari, soprattutto per quanto riguarda le lunghe scadenze. Il rendimento dei Treasuries decennali (i bond governativi USA) è ora in area 4,25%, mentre i BTP a dieci anni rendono circa il 3,75% lordo dopo essere arrivati nelle scorse settimane a superare il 4%.
Mercati
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Il clima di “risk on” – ossia di maggiore propensione al rischio – ha avuto anche conseguenze sul mercato valutario, con vendite sul dollaro. Il cambio fra l’euro e la divisa americana è quindi risalito oltre 1,18, per poi scendere verso 1,1770, mentre la sterlina vale al momento oltre 1,35 dollari. Contestualmente il cambio dollaro/yen si allontana dalle soglie critiche di 160 e 162, scendendo verso quota 159. Resta forte il franco svizzero, con il cambio fra il dollaro e la divisa elvetica intorno all’1,28.

Ancora acquisti, poi, su oro e argento. La quotazione a pronti (spot) del metallo giallo consolida intorno ai 4.700 dollari per oncia, mentre l’argento è sceso intorno ai 77 dollari dopo essere balzato oltre gli 80 dollari. Per entrambi una fase di consolidamento dopo l’elevata volatilità dei primi mesi del 2026. L’entusiasmo generale coinvolge anche le criptovalute. Il bitcoin è risalito oltre quota 77.000 dollari, con un apprezzamento del 25% dai minimi. Positivo anche Ethereum, tornato sopra i 2.400 dollari (anche se ci troviamo ancora oltre 50 punti percentuali sotto i massimi storici).
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