Pietrangelo Buttafuoco alla conferenza stampa di apertura della 61esima edizione delle Biennale ha lanciato la manifestazione dicendo: «Chiudere a qualcuno significa rendere più fragile l’apertura verso l’altro e se la Biennale selezionasse non le opere ma le appartenenze, non le visioni ma i passaporti smetterebbe di essere il luogo dove il mondo si incontro e si incontra a maggior ragione quando il mondo è lacerato».
Biennale di Venezia, Buttafuoco sui partecipanti: “Siamo liberi e audaci, come dice Mattarella”
Il presidente ha aggiunto che: «Questa è una Biennale che non vuole risolvere, ma mostrare, aprire alle domande. Qui l’unico veto e’ l’esclusione preventiva. Mi preoccupano la censura anticipata, le dichiarazioni che piovono da ogni dove costruendo un verdetto prima del confronto. La Biennale non è un tribunale. E’ un giardino di pace. Alle istituzioni chiediamo dialogo, non carte che girano».

«Alla Biennale sono presenti Russia e Ucraina, così come alla Mostra del Cinema ho visto accostate la bandiera dell’Iran a quella di Israele, perché a Venezia noi non imbracciamo le armi, ‘si vis pacem, para pacem’ (se vuoi la pace, prepara la pace, ndr). E questo lo dobbiamo a Koyo Kouoh (la curatrice di questa edizione, ndr)».
E sulla premier: «La presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla domanda sulla partecipazione della Russia ha dett: “la Fondazione Biennale di Venezia è autonoma”. Con la doverosa premessa “non sono d’accordo, ma”… proprio in quel “ma” e la ringrazio, ha confermato la libertà e l’autonomia e quindi la libertà e l’audacia che sono il fondamento della civiltà del diritto». E ancora: «La civiltà del diritto è cosa ben diversa dagli statuti etici dove la legge è uguale per tutti diventa per tutti quelli che la pensano come noi, per come vogliamo noi» ha sottolineato.
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