Salvare San Siro dall’abbattimento «sarebbe un’opportunità da valutare anche dopo la costruzione del nuovo stadio di Inter e Milan». L’ha detto al Corriere della Sera Mario Calabresi, candidato alle prossime – certe, anche se non ancora in calendario – primarie del centrosinistra per scegliere il sindaco di Milano. «Oggi San Siro è stato venduto, ma il progetto definitivo e il piano attuativo per l’area del vecchio Meazza non sono stati ancora presentati – argomenta il giornalista -. Se durante il percorso potesse emergere la possibilità di tenerlo in piedi con una nuova missione, risparmiando i 120 milioni della demolizione e l’impatto ambientale, sarebbe un’opportunità da valutare».
Apriti cielo. Anche se Calabresi si è premurato di mettersi al riparo da eventuali rimostranze del sindaco in carica precisando che «a Milano c’è la tradizione virtuosa che i sindaci che vengono dopo non distruggono l’operato dei predecessori, ma lo rendono più attuale e più vicino al sentire dei cittadini», la replica – piccata – di Beppe Sala è presto arrivata. «Politicamente trovo un po’ bizzarro che Mario Calabresi, che dovrà farsi appoggiare da questa parte politica, metta dei dubbi su decisioni prese recentemente. Si parla in continuazione di rigenerazione – spiega Sala a margine della celebrazione al Famedio del Cimitero monumentale -. Se San Siro rimanesse su, quello che, coi diritti volumetrici che hanno le squadre, dovrebbero costruire, dove lo mettiamo? Dove oggi immaginiamo del verde? Perché il punto è questo. Quindi cosa facciamo, togliamo del verde?».
Tornando sul lungo e a quanto pare non ancora concluso dibattito sul destino dello stadio di San Siro, Calabresi incassa la stilettata mascherata da apprezzamento del presidente del Senato Ignazio La Russa. «Apprezzo che Mario Calabresi sia venuto sulle mie idee, per carità, però ci poteva pensare prima: chi l’ha scelto l’abbattimento di San Siro, il centrodestra o il centrosinistra? Abbattere San Siro è da cartellino rosso. Prendere in giro i milanesi non è giusto anche perché lui ha detto una cosa, gli altri del Pd hanno detto l’opposto, come al solito se vincono loro San Siro sarà abbattuto ed è un dramma».
Come prevedibile, il centrodestra non si lascia scappare l’occasione di sottolineare l’incongruenza degli avversari politici. Attacca Silvia Sardone, candidata sindaco della Lega e consigliere comunale a Milano – «Milano ha bisogno di unità, visione, entusiasmo: non può essere ostaggio dei capricci dei post-comunisti e di questo spettacolo tragicomico» – e anche il sottosegretario di Stato Alessandro Morelli, anche lui in quota Lega: «Calabresi esce dal salotto con le brioches di Maria Antonietta e parla di salvare uno stadio intorno al quale ci sono già le ruspe, mentre noi abbiamo una candidata che conosce perfettamente la città e i suoi problemi».
Il sindaco Sala si è poi detto d’accordo con la vicesindaca Anna Scavuzzo, anche lei in corsa per la poltrona di Palazzo Marino, che ha criticato la posizione del giornalista ricordando il lungo percorso che ha portato alla decisione di demolire il pur amatissimo stadio. «Su San Siro il Tar della Lombardia ha parlato chiaro: il Consiglio comunale ha lavorato nel rispetto delle regole – commenta a caldo la vicesindaca -. Cinque sedute di commissione, oltre quindici ore di discussione in aula, un confronto lungo e vero. Ora abbiamo la responsabilità di realizzare al meglio ciò che è stato deciso». Il sindaco in carica ne approfitta per un velato ma preciso richiamo all’ordine degli attivissimi e scalpitanti candidati alle primarie ancora tutte da decidere: «Ogni tanto – dice – guardo con preoccupazione la mia parte politica che si muove come se avessimo già vinto. Non è così, bisogna stare molto attenti perché l’elettorato milanese e nazionale è molto mobile. Non c’è niente di scontato. Ognuno esprime la sua opinione, ma non servono opinioni, servono proposte concrete. Non slogan».
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