Caso Revolut, i controlli di Bankitalia dopo l’attacco informatico

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La Banca d’Italia segue «con attenzione» l’evolversi del caso Revolut. Il fascicolo è aperto e le autorità di Via Nazionale monitorano una vicenda complessa che intreccia sicurezza cibernetica e tenuta dei protocolli di conformità. Il furto di dati di metà settembre che ha coinvolto la società fintech britannica allerta le istituzioni finanziarie europee, partendo dall’esfiltrazione di informazioni di 680 utenti globali, di cui 8 in Italia. L’azienda continua a rassicurare il mercato. «Possiamo confermare che nessun gruppo ci ha contattato per chiedere un riscatto di alcun tipo e che tutti i clienti coinvolti sono stati avvisati», precisa Revolut, ribadendo l’impegno a «collaborare attivamente con le autorità durante le indagini».

Il faro della vigilanza italiana si accende su una vulnerabilità inusuale, senza intaccare i sistemi informatici interni della piattaforma. I fondi dei correntisti restano intatti. Il cortocircuito nasce da una falla esterna al perimetro aziendale. I criminali informatici hanno sfruttato un indirizzo di posta elettronica certificata compromesso, riconducibile alla prefettura di Reggio Calabria, per inoltrare richieste fasulle e ottenere dati sensibili. Per l’istituto guidato dal governatore Fabio Panetta e le istituzioni preposte, il nodo cruciale travalica la singola frode informatica. L’attenzione di Palazzo Koch si concentra sulla resilienza dei filtri di controllo bancario di fronte a inganni digitali di matrice istituzionale. In un quadro macroeconomico dove la digitalizzazione dei servizi corre veloce, la priorità di Via Nazionale resta la tutela dei risparmiatori e la tenuta dei canali di comunicazione tra operatori privati e pubblica amministrazione. Le interlocuzioni in corso, spiegano fonti vicine al dossier, puntano a evitare che simili vulnerabilità inquinino la stabilità e la fiducia nell’architettura dei pagamenti.

Il raggio d’azione degli hacker sta imponendo una risposta coordinata a livello continentale. La gran parte dei 680 correntisti colpiti risiede in Svizzera e Francia, ma il perimetro dell’attacco si estende su 31 nazioni, tra cui Germania, Spagna e Regno Unito (solo 8 solo quelli italiani). Proprio in virtù della vastità geografica del fenomeno, le autorità di vigilanza europee avviano verifiche serrate per accertare eventuali falle sistemiche. Come riferiscono fonti finanziarie, la Banque de France e la Banca centrale svizzera monitorano potenziali intromissioni incrociate nei circuiti bancari. Sotto la lente d’ingrandimento finiscono i protocolli di verifica della clientela. Organismi come la Finma elvetica e l’Acpr francese chiedono chiarimenti puntuali sui meccanismi di conformità della società fintech. L’obiettivo delle indagini europee consiste nel comprendere il motivo per cui i controlli interni non abbiano bloccato un flusso anomalo di dati. L’invio di passaporti, selfie biometrici e cronologie di transazioni in criptovalute si è protratto per diversi mesi, protetto sotto le mentite spoglie di apparenti richieste ufficiali.

Il fascicolo, in cui Revolut potrebbe risultare a tutti gli effetti una delle parti lese, tocca i vertici del rischio reputazionale e operativo per l’intero comparto. La Banca d’Inghilterra, nel suo ruolo di regolatore d’origine, e la Banca centrale europea (Bce), responsabile della vigilanza sulle licenze comunitarie, confermano l’integrità dei depositi e l’assenza di minacce finanziarie dirette. Le due istituzioni valutano, tuttavia, l’impatto di questo incidente sulla solidità procedurale dell’azienda e sulla percezione di sicurezza da parte degli investitori. La dinamica solleva interrogativi complessi sui limiti della conformità automatizzata e sulla necessità di un maggiore intervento umano in caso di richieste atipiche provenienti da enti statali. Le authority stanno chiedendo più garanzie strutturali robuste per blindare le reti. La partita per i regolatori, da Francoforte a Londra, si gioca sulla reattività dei sistemi di allerta, affinché la forte crescita dell’ecosistema fintech e i progetti di espansione aziendale rimangano ancorati a protocolli inattaccabili. Capaci quindi di respingere le sempre più raffinate minacce dell’ingegneria sociale.


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