Un campo di grano da poco mietuto si è trasformato in una trappola mortale per un gregge di pecore che cercava solo un po’ di fresco dopo settimane di caldo torrido. Nella pianura alessandrina, più precisamente nel Novese, oltre 50 pecore sono morte nel giro di pochi minuti dopo aver ingerito il sorgo che si nascondeva tra le piante.

Attirati dalle erbe spontanee cresciute tra i solchi, i pastori hanno fatto pascolare il gregge pensando di dar loro un po’ di refrigerio dalle alte temperature. Nel terreno completamente arido però, con la siccità è cresciuto il sorgo selvatico detto più comunemente «Sorghetta», un’erba infestante spontanea molto tossica nelle forme giovanili. Dopo l’ingestione la reazione è stata fulminea: mancanza d’aria, schiuma alla bocca e collasso immediato. Notando la mortalità anomala, i pastori sono intervenuti tempestivamente, allontanando subito il gregge e cercando di capire che cosa stesse succedendo.
Hanno quindi avvisato il Servizio Veterinario dell’Asl di Alessandria, che ha contattato i colleghi dell’Asl Cn2 – Alba e Bra, memore dell’episodio di inizio agosto 2022, quando 50 mucche gravide di razza Piemontese sono morte a Sommariva del Bosco, in meno di mezz’ora per via del sorgo che stavano brucando, e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta (Izsplv).
In un primo momento si era pensato anche a un’intossicazione da erbicidi, ma, in base ai sintomi rilevati, ai rilievi anatomo-patologici riscontrati e alla descrizione dei pastori, è stato formulato il forte sospetto di un’intossicazione da sorgo, confermato poi con l’esito delle analisi.
Cos’è il sorgo
Come mai la pianta è stata letale? Lo ha spiegato lo stesso Istituto: «Durante le prime fasi di sviluppo, il sorgo accumula come meccanismo di difesa i glicosidi cianogenetici – durrina – che, se vengono ingeriti dagli animali, si trasformano rapidamente in cianuro. A causa dello stress termico e della forte siccità la pianta può accumulare elevate concentrazioni del glicoside che diventa quindi un veleno micidiale con l’assunzione dei nuovi germogli, delle foglie giovani e dei ricacci».
Sul posto sono intervenuti i medici del Servizio Veterinario di Alessandria e dell’Izsplv, che sono riusciti a salvare gli animali colpiti in forma più lieve. Il giorno dopo sono stati effettuati rilievi ispettivi, compresi i prelievi di sorgo. È emerso che i livelli di tossicità riscontrati risultano quasi il doppio rispetto a quelli registrati durante la siccità del 2022, quando a farne le spese furono diversi bovini nel Cuneese.
«Il fatto che nel giro di 4 anni, in zone diverse, Cuneese e Alessandrino, e per specie diverse, ci siano stati questi episodi e che da un fatto all’altro i livelli di tossicità del sorgo siano raddoppiati, significa che i cambiamenti climatici stanno avendo un grande impatto – sottolinea il dottor Andrea Corsino, direttore dell’Area B – Igiene degli alimenti di origine animale del Servizio Veterinario dell’Asl Al –. Lo stress termico e l’aridità hanno provocato questa eccessiva, imponente e improvvisa formazione di durrina nel sorgo che ha causato la morte delle pecore».
Fin dal giorno successivo all’episodio, i capi sono stati mandati alla distruzione, mantenendo solo quelli necessari per svolgere tutti i controlli del caso. C’è stato un abbattimento a scopo diagnostico e di benessere animale di capi in gravi condizioni. A scopo preventivo e cautelativo, il gregge può essere condotto al pascolo, ma è stato posto sotto blocco ufficiale con divieto di movimentazione con destinazione al macello fino all’esito favorevole di ulteriori accertamenti. Le necroscopie e le successive analisi di laboratorio sulle piante condotte dall’Izsplv hanno poi confermato i dubbi: la morte delle pecore è stata provocata da un’intossicazione acuta da cianuri. «L’episodio riaccende i riflettori sui rischi indiretti del cambiamento climatico», sottolinea l’Istituto nella nota.
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