La politica britannica volta pagina ancora una volta. Dopo le dimissioni di Keir Starmer, il nome che domina la scena è quello di Andy Burnham, sindaco della Greater Manchester e figura tra le più popolari del Partito Laburista. Salvo sorprese, sarà lui a raccogliere l’eredità di un governo uscito logorato da una lunga crisi di consenso e da una crescente rivolta interna al partito.
A 56 anni, Burnham rappresenta una figura particolare nel panorama politico britannico. Deputato per quasi vent’anni, ha ricoperto incarichi ministeriali sotto i governi di Gordon Brown, occupandosi di Sanità, Cultura e Tesoro. Dopo aver perso due corse alla leadership del Labour, nel 2017 ha scelto di lasciare Westminster per candidarsi a sindaco della Greater Manchester, trasformando quella che sembrava una retrocessione in una straordinaria occasione di rilancio politico.
Negli ultimi nove anni Burnham ha costruito un’immagine molto diversa da quella dei tradizionali leader londinesi. Ha puntato sulla difesa delle autonomie locali, sul rilancio dei trasporti pubblici – riportando sotto controllo pubblico la rete degli autobus di Manchester – e su politiche dedicate all’edilizia popolare, alla lotta contro i senzatetto e al rafforzamento del servizio sanitario. Durante la pandemia divenne uno dei principali oppositori delle decisioni del governo centrale, conquistando una notevole popolarità ben oltre i confini della sua città.
La sua forza politica nasce proprio da questa immagine di amministratore concreto. Mentre Starmer veniva accusato di apparire distante e poco incisivo, Burnham ha coltivato il profilo del leader vicino ai territori, capace di parlare sia agli elettori tradizionali del Labour sia a quella classe media che negli ultimi anni aveva guardato altrove. Diversi sondaggi lo indicavano da tempo come il dirigente laburista con il più alto indice di gradimento tra gli elettori.
Le aspettative nei suoi confronti, tuttavia, sono enormi.
La prima riguarda l’economia. Dopo mesi di crescita debole, pressione fiscale elevata e conti pubblici sotto osservazione, il Regno Unito chiede un piano credibile che riesca a coniugare sviluppo economico e sostenibilità finanziaria. I mercati stanno osservando con attenzione le sue prime mosse, in particolare la scelta del futuro Cancelliere dello Scacchiere e l’eventuale conferma delle regole di disciplina fiscale introdotte dal governo Starmer.
La seconda sfida è quella dei servizi pubblici. Sanità, trasporti e costo della vita restano le principali preoccupazioni degli elettori. Burnham ha costruito gran parte della sua carriera proprio su questi temi e molti si aspettano un’accelerazione degli investimenti pubblici e un maggiore ruolo dello Stato nei servizi essenziali.
C’è poi il nodo politico. Il Labour esce profondamente diviso dalla crisi che ha portato alle dimissioni di Starmer. Burnham dovrà ricucire le diverse anime del partito, evitando che le tensioni interne si trasformino in una guerra permanente proprio mentre cresce la pressione dell’opposizione, con Nigel Farage pronto a chiedere elezioni anticipate e a capitalizzare il malcontento dell’elettorato.
Infine c’è il tema internazionale. Il nuovo leader dovrà gestire i rapporti con gli Stati Uniti, con la NATO e soprattutto con l’Unione europea. Pur essendo stato in passato favorevole a un riavvicinamento con Bruxelles, Burnham è consapevole che una riapertura del dossier Brexit resta politicamente molto delicata e richiederà grande pragmatismo.
Per molti osservatori, Burnham rappresenta l’ultima occasione per il Labour di ritrovare quella sintonia con il Paese che aveva consentito la larga vittoria elettorale di Starmer appena due anni fa. La sua popolarità personale è elevata, ma la storia recente della politica britannica insegna che il consenso conquistato nelle amministrazioni locali non sempre si traduce in successo a Downing Street.
Il Regno Unito cerca oggi soprattutto stabilità, crescita economica e fiducia. Andy Burnham arriva con il vantaggio di non essere identificato con gli errori del governo uscente. Ma da questo momento in avanti non potrà più limitarsi a essere il sindaco più apprezzato d’Inghilterra: dovrà dimostrare di poter guidare un Paese che negli ultimi dieci anni ha cambiato leader con una frequenza senza precedenti.
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