È bufera su quei seicento mila euro destinati al film “Tf45 – Kilo Point”, tratto dal primo romanzo di Giampiero Cannella, “Task Force 45 – Scacco al califfo”, una storia di eroismo in formato thriller che racconta le operazioni di un’élite delle forze armate italiane contro il network terroristico di Al Qaeda, Isis e talebani in Afghanistan. Il nome di Cannella, ex deputato prima per Alleanza Nazionale e poi per Fratelli d’Italia e vicesindaco di Palermo, è comparso l’altro ieri tra i nuovi sottosegretari scelti per il posto vacante al ministero della Cultura. Secondo quanto svelato da La Stampa, la commissione che valuta e seleziona le opere da finanziare, ha deciso di destinare il premio in denaro proprio a “Tf45 – Kilo Point”, regia di Maximiliano H. Bruno, altra vecchia conoscenza di FdI. Una notizia che ha indignato molti, anche perché la commissione è la stessa che ha bocciato “Tutto il male del mondo”, il documentario sull’uccisione in Egitto del ricercatore italiano Giulio Regeni e “The Echo Chamber”, tratto dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci.
IL RETROSCENA
Il film del sottosegretario FdI alla Cultura finanziato dal ministero con 600 mila euro
Le opposizioni chiedono spiegazioni. E ieri notte, alla Camera, nel corso della seduta fiume sul decreto sicurezza, il deputato dem Andrea Casu ha accolto in Aula il sottosegretario Cannella leggendogli proprio l’articolo del quotidiano La Stampa: «Chiederemo conto di questa situazione, perché è fondamentale comprendere quali siano i criteri con cui vengono assegnate le risorse pubbliche in Italia». Nel suo intervento, Casu ha criticato l’operato dell’Esecutivo parlando di «modalità totalmente discrezionali» nell’assegnazione delle risorse pubbliche in diversi settori, in particolare quello della cultura. Il deputato ha inoltre definito «una ferita politicamente molto grave» la mancata assegnazione di fondi al film su Giulio Regeni.
I senatori del Partito Democratico Cecilia D’Elia e Francesco Verducci attaccano: «L’amichettismo di FdI si è spinto al limite. Chiameremo il ministro Giuli e la stessa Premier a rispondere di tutto questo nelle aule parlamentari, attraverso un’interrogazione parlamentare». Dopo scelte «discutibili, parte della commissione si è dimessa. Ora il cortocircuito al ministro della Cultura è completo, il melonismo ha superato i limiti della vergogna». Il deputato M5s Gaetano Amato aggiunge: «L’azione predatoria del partito di Giorgia Meloni nella cultura e nel cinema non smette di offrire ogni giorno dettagli sempre peggiori». Ricorda la bocciatura del documentario in ricordo di Regeni e di quello tratto dall’ultima sceneggiatura di Bertolucci: «Davanti a tanto degrado alcuni commissari con la schiena dritta si sono dimessi, ora quel che resta di quella commissione deve andare a casa: se è stata una valutazione politica devono dimettersi, se è stata una valutazione tecnica, a maggior ragione». Amato ironizza: «Presenteremo un’interrogazione al ministro Alessandro Giuli anche su questo caso. Magari manderà a rispondere proprio Cannella: verrà nelle vesti di sottosegretario o di ‘coautore’ di un film che ha intascato centinaia di migliaia di soldi pubblici?».
Lasciando Palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri, a chi gli chiedeva un commento sulla faccenda, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, fino a qualche settimana fa sottosegretario alla Cultura, ha svicolato. «Io sono ministro del Turismo, chiedete al ministero della Cultura. Io rispetto il mio ruolo di adesso, non interferisco su un ruolo che non ho mai avuto: io non mi occupavo di cinema, ma di attività culturali dal vivo».
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