Fulvia Caprara
Due film, due epoche. Fulvia Caprara recensisce “Yellow Letters” e “Un sacco bello”, esordio di Carlo Verdone. “Yellow Letters” è ambientato in Turchia ma girato esplicitamente in Germania, con Berlino e Amburgo che “interpretano” Ankara e Istanbul – a segnare l’impossibilità di poter girare un film libero in terra turca ma anche l’universalità dei temi trattati – il film pone al centro il ruolo dell’arte all’interno dei regimi totalitari. Qual è il prezzo che l’arte paga nel nome della libertà, dell’autonomia, del non scendere a compromessi con i proprio ideali, dell’essere una voce del dissenso? “Un sacco bello” si gioca invece su tre storie che si intrecciano in un giorno di Ferragosto, Un sacco bello ha regalato personaggi indimenticabili come l’hippy Ruggero, lo scatenato Enzo e l’imbranato Leo, tutti naturalmente interpretati da Verdone (che nel film recita ben sei parti), senza dimenticare un perfetto Renato Scarpa nei panni del compagno di viaggio di Enzo e il dirompente Mario Brega in quelli del padre di Ruggero. Personaggi che nascevano dagli spettacoli teatrali del 1977, Tali e quali e Rimanga fra noi…, dove Verdone si era fatto le ossa recitando dodici ruoli umoristici, e dalla trasmissione televisiva Non stop (1978-1979).
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