L’estate 2026 è stata la più calda mai registrata nell’Europa occidentale. Ha portato siccità, fiumi ai minimi, quasi 400mila ettari bruciati tra Francia e Spagna e più di 30mila morti in eccesso tra metà giugno e metà agosto. Per la Banca centrale europea il significato è economico prima che ambientale, perché clima e natura incidono sulla produzione, sui prezzi e sulla tenuta del sistema finanziario. Lo ha spiegato Frank Elderson, membro del Comitato esecutivo della Bce e vicepresidente del Consiglio di vigilanza, nel suo intervento alla conferenza Green Swan 2026, che si tiene a Manila e riunisce banchieri centrali, autorità di vigilanza, decisori politici e accademici. «Il cambiamento climatico e il degrado della natura sono una certezza in un mondo incerto – ha detto Elderson – e gli eventi di questa estate ce lo hanno ricordato nel modo più tangibile possibile».
L’estate che ha messo a rischio l’economia
Nelle regioni colpite da eventi estremi la produzione è in media inferiore dell’1,5% due anni dopo un’ondata di calore e del 3% quattro anni dopo una siccità. Il caldo e la scarsità d’acqua hanno inoltre ostacolato il sistema energetico e contribuito ai rincari dell’elettricità all’ingrosso, mentre l’inflazione dell’area euro è salita al 3,8% in settembre dal 3,2% di agosto, soprattutto per l’energia.

Anche la natura ha un peso. Secondo uno studio della Bce una grave scarsità d’acqua potrebbe mettere a rischio fino al 24% della produzione dell’area euro. «Man mano che questi disastri diventano più frequenti e gravi – dice l’esponente della Bce – un pianeta più caldo e il degrado della natura stanno diventando fattori strutturali degli esiti economici e finanziari».
Le risposte delle banche centrali
La Bce risponde della stabilità dei prezzi e, con la vigilanza, della solidità delle banche. Se clima e natura incidono sulla produttività, crescita e inflazione, osserva Elderson, rientrano nel mandato. «Le banche centrali hanno bisogno di modelli macroeconomici e procedure di previsione che riflettano l’impatto del cambiamento climatico e del degrado della natura e che tengano traccia della struttura mutevole dell’economia». La risposta richiede due azioni da portare avanti insieme.

L’adattamento riguarda le conseguenze, la mitigazione riguarda le cause. «Le emissioni passate hanno già riscaldato il pianeta – dice Elderson – e non possiamo far scomparire i rischi che già affrontiamo». Servono sistemi di allerta, infrastrutture resistenti agli eventi estremi e una migliore gestione dell’acqua. Senza mitigazione il costo dell’adattamento cresce e in alcune aree, come le coste basse e i piccoli Stati insulari, potrebbe diventare proibitivo. «Più efficacemente riusciamo a mitigare il cambiamento climatico e a proteggere la natura – dice Elderson – più bassi saranno i costi futuri di adattamento».
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La transizione può essere competitiva
Per Francoforte, è da sfatare il mito secondo cui transizione verde, sicurezza energetica e crescita siano obiettivi in conflitto. «Le imprese non possono restare competitive se le loro attività diventano sempre più vulnerabili agli shock legati a clima e natura – dice Elderson – e resilienza e sicurezza energetica stanno diventando precondizioni della competitività». L’Europa dipende ancora in larga parte da energia importata e fossile, mentre l’elettricità copre il 23% dei consumi finali dell’Unione. Le rinnovabili costano sempre meno e, secondo l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, il 91% dei nuovi progetti entrati in servizio nel 2024 era più conveniente delle alternative fossili. In Spagna, con l’espansione del solare, i prezzi dell’elettricità sono diventati meno legati al gas e meno volatili. Da qui la formula proposta dal banchiere. «Ciò di cui l’Europa ha bisogno, e di cui ha bisogno il mondo – dice Elderson – è una transizione intelligente, che metta al centro una competitività sostenibile e resiliente».

Perché gli investimenti rallentano
Se la convenienza cresce, perché gli investimenti non accelerano? Elderson indica due ostacoli, cioè l’incertezza politica, economica e regolatoria e l’accesso ai finanziamenti. Le imprese impegnano capitali di lungo periodo solo se ritengono stabili le regole, e quando l’incertezza aumenta rinviano e le banche stringono il credito. «Questo non è un argomento a favore di politiche rigide – dice Elderson – ma a favore della prevedibilità».

Il fabbisogno è ampio, perché la Commissione europea stima investimenti verdi aggiuntivi per circa 477 miliardi di euro l’anno fino al 2030, tra il 2,7% e il 3,7% del Pil dell’Unione secondo la Bce. Alle banche dovranno affiancarsi mercati dei capitali più profondi. «Credibilità significa anche non tornare indietro sugli impegni legislativi su cui le imprese hanno basato decisioni di lungo periodo – dice Elderson – senza prevedibilità il progresso sarà inevitabilmente più difficile e più costoso». Da qui l’invito ad agire prima che i rischi si materializzino. «Un mondo di maggiore resilienza è anche un mondo di maggiore prosperità – dice Elderson – e il modo in cui rispondiamo resta una questione di scelta».
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