Come sta davvero Sinner? Ancora controlli al ginocchio a Torino. Cincinnati è in dubbio

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New York: la città che non ci fa dormire tranquilli. L’avvicinamento di Jannik Sinner agli Us Open si è infatti improvvisamente increspato dopo i controlli al ginocchio che il numero uno del mondo ha effettuato il 5 agosto a Milano, presso il centro ortopedico Physioclinic, dove è stato visitato dal professor Gianluca Melegati, e le terapie che sta seguendo da tre giorni al JMedical di Torino. Dopo otto mesi sul circuito nessun tennista è privo di dolori e doloretti, e il problema al ginocchio destro – evidenziato da un cerotto – non è una novità, visto che Jannik se ne lamentava già in allenamento a Doha, a febbraio, e anche a Wimbledon lo si è visto toccarsi spesso l’articolazione.

Il nodo da sciogliere è se si tratta di uno dei tanti fastidi cronici con cui ogni atleta di alto livello deve convivere, o qualcosa di meno gestibile. A Torino, dove, come riporta “la Gazzetta dello Sport”, lo segue il medico della Coppa Davis Luca Semperboni, Sinner sta seguendo il programma di terapia stabilito con il dottor Melegati. Domenica secondo i programmi originali sarebbe dovuto partire per gli States, dove mercoledì è in programma il sorteggio del Masters 1000 di Cincinnati, che inizierà il giorno dopo, ma di concerto con il team potrebbe anche decidere di ritardare la partenza. O addirittura di saltare l’appuntamento in Ohio, come ha già fatto con quello di pari livello in Canada. Jannik sul cemento non gioca da fine marzo, quando sempre negli Usa trionfò a Miami. Dopo il bis a Wimbledon si è concesso un po’ di vacanza e ha poi ricominciato gli allenamenti a Monte-Carlo. Rientrare ufficialmente in gara in uno Slam, dopo quasi un mese e mezzo di sosta, non sembra la soluzione migliore – anche se Jannik già a Wimbledon si era presentato al via senza partecipare a nessun torneo di preparazione sull’erba. E le notizie che provengono dal campo di Alcaraz, il suo unico, vero rivale, che a Cincinnati ha già rinunciato per il problema al polso che lo tiene fermo da aprile, e molto probabilmente marcherà visita anche a New York (qualcuno sostiene persino al resto della stagione) potrebbero suggerirgli di allungare la pausa agonistica. La situazione insomma non è ancora allarmante, ma l’ostinato catenaccio del team sulla tempistica del trasferimento negli Usa, qualche dubbio, va ammesso, lo fa sorgere.


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