Sono appoggiati alla transenna in attesa che un poliziotto esca dalla questura di Milano e pronunci il nome di loro figlio. Sono madri e padri. Hanno storie, origini ed estrazioni sociali completamente diverse. Li accomuna in questo lunedì mattina l’aver ricevuto nella notte una chiamata dalla questura. I loro ragazzi erano domenica pomeriggio in centro a Milano durante il secondo pomeriggio consecutivo di devastazioni e saccheggi. Sono solo alcuni degli oltre 200 giovani accompagnati negli uffici di via Fatebenefratelli. Il 90 per cento non ha ancora compiuto 18 anni. I volti dei genitori tradiscono stanchezza e preoccupazione.
«Un commissario ha chiamato la mamma stanotte, non ho la più pallida idea di cosa abbia combinato. Mio figlio farà diciotto anni tra una settimana», spiega un padre di un ragazzo italiano. La voglia di parlare è poca. Si porta più volte le mani al volto e scuote la testa.
Dall’ingresso della questura una padre esce con il figlio. Il ragazzo indossa una tuta nera e ha il cappuccio nero calcato in testa. Gli occhi bassi che guardano a terra. La coppia si allontana a passo svelto. Al primo incrocio il genitore scatta l’accesso rimprovero.
Più loquaci sono i genitori dei ragazzi di origine straniera. «Sono da 30 in Italia che vergogna essere stamattina qui. Sono c… di mio figlio, lui e la sua compagnia di deficienti. Facendo il frontaliero in Svizzera ora temo rischi di perdere il lavoro». Il padre romeno del 19enne è arrivato da Como stamattina insieme alla moglie. Si avvicina un’altra donna, anche lei madre di un 18enne.
L’INTERVISTA
Cacciari: “Giovani senza speranza. Si sentono traditi, una vergogna le politiche dei loro padri”
«Mio figlio ha 18 anni. Ieri quando sono tornata dal lavoro mio figlio non era in casa. L’ho chiamato e mi ha detto “Sono arrivato adesso in Duomo ma c’è un casino”». È convinta che il ragazzo non c’entri niente con i vandalismi e le violenze contro la polizia. «Lui appartiene al gruppo dei pirla che guarda soltanto perché ha paura. Stamattina – aggiunge sconsolata – aveva il colloquio per un nuovo lavoro». Cerca informazioni da un ventiduenne che è stato rilasciato. «Lo hai visto, aveva una felpa marrone?», domanda.
«No, mi spiace. C’erano tantissimi ragazzi. Solo nella mia camera di sicurezza eravamo in 28. Ci hanno dato da mangiare e da bere, le coperte erano poche». Alla transenna arriva anche il padre di un quindicenne: «È arrivato dall’Egitto un anno e mezzo fa. Ieri era con la mamma, hanno preso il 15 e sono andati in Duomo. Poi l’ha perso di vista, non sappiamo che è successo. Lui va a scuola, è bravo. Ci hanno chiamato alle 6 stamattina dicendo di venire a prenderlo».
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