Presidente Giuseppe Conte, benvenuto a PiazzAsiago. Partiamo da Ceuta.
«Non voglio fare il retroscenista, ma è chiaro che c’è qualcosa che ha motivato decine di migliaia di marocchini a muoversi tutti insieme per varcare la frontiera».
C’è la mano di Trump che attraverso il Marocco, suo alleato, ha usato i migranti contro il nemico Sanchez?
«Beh, qualcosa non torna. Sicuramente il governo marocchino è vicino a Trump. E Sanchez si è dimostrato un “hombre vertical” quando Trump ha chiesto in sede Nato di portare spesa al 5 per cento del Pil, un’imposizione senza senso. Poi è stato critico su Gaza e Iran, dimostrando di interpretare i veri valori dell’Europa».
Mentre Meloni ha sospeso gli accordi di Schengen con la Spagna.
«Decisione vergognosa e inutile come effetti pratici. Pensi se lo avessero fatto gli altri Paesi con noi negli ultimi anni, visto che, dal 2022 sono arrivati circa 150 mila immigrati irregolari in più rispetto alla Spagna. Siamo gli unici ad aver dato questo schiaffo a Madrid per pura propaganda, perché Meloni ha l’ossessione di essere scavalcata da Vannacci».
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Ha dato un segnale a Trump dopo il grande freddo sulle basi in Iran?
«A Trump non basta una prova di affinità ideologica. Lui vuole il sangue. Ovvero: le basi per le operazioni in Iran. Sappiamo che si sono levati in volo più di 500 voli militari americani».
Il ministro Crosetto ha chiarito che i voli sono di natura tecnico-logistica privi di carattere operativo. E che, quando c’era lei, erano stati di più.
«Non dica sciocchezze. Sotto il mio governo non ci sono stati voli che hanno partecipato a una guerra illegale».
Sta dicendo che Crosetto mente?
«Dico che non si deve giocare con le parole: se decolla un aereo cisterna per rifornire i caccia che bombardano, è un contributo alla guerra o no? Noi, all’epoca, abbiamo interrotto le forniture militari ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi perché nello Yemen avevano violato il diritto internazionale. Come in Venezuela e in Iran».
A proposito di Arabia Saudita, c’è il nodo dei nostri militari inviati lì in missione.
«Altro segnale a Trump. Come nasce questa missione?».
Il ministro ha detto che sono missioni già autorizzate.
«Non mi risulta. Venga a dire in Parlamento quali sono finalità e regole di ingaggio».
Criticate Meloni su Ceuta e sui centri in Albania, ma se andrete al governo cosa farete?
«Abbiamo già dimostrato di poter contenere gli sbarchi durante i miei due governi. In Europa sono riuscito ad affermare il principio della solidarietà: chi sbarca in Italia, sbarca in Europa. Rischiamo di non averla più in futuro dopo la mossa di Meloni su Ceuta».
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Ci sono anche accordi che funzionano, però, come quello con la Tunisia, o no?
«Ci sono da sempre, e li avevamo rinnovati. Io sono il primo a dire che, se non fai accordi seri con i Paesi terzi, non puoi controllare i flussi migratori».
Il Pd su Tunisia e Libia non è d’accordo. Le ricordo il voto sul Memorandum…
«Quando andremo al governo, faremo noi un vero piano per l’Africa. Ma in modo serio, altro che Piano Mattei, di cui non parlano più. È finito in fondo al mare».
Se andrete al governo, continuerete a sostenere l’Ucraina con l’invio di armi?
«Continueremo a spingere per una svolta negoziale, che l’Europa non vuole e può mettere d’accordo tutte le forze progressiste. Piuttosto che chiamarsi volenterosi, cerchino di essere coraggiosi, di questo abbiamo bisogno«.
Mi risponda: se vince lei le primarie, armi a Kiev sì o no?
«Se dovessi essere di nuovo investito di questa responsabilità, per prima cosa chiamerei Zelensky e gli direi che lui è l’aggredito e ha il nostro sostegno. Ma un attimo dopo chiamerei anche Putin, l’aggressore, per imprimere una svolta negoziale».
Non mi pare che Putin abbia voglia di negoziare.
«Io non ci ho più parlato da quando non sono più al governo. Lei ci ha parlato?»
Quindi, ci parla lei e lo converte. Ha doti taumaturgiche?
«E lei ha doti divinatorie? Io dico: andiamo a stanare Putin. Sono due mesi e mezzo che l’Europa deve individuare un negoziatore. Dove sta? Quando mandiamo qualcuno?»
Mario Draghi andrebbe bene?
«Non mi pare nella condizione di poterlo fare, visto che era stato invitato da Putin per due volte prima della guerra e non lo ha incontrato, nonostante io avessi caldeggiato l’incontro. Poi era a capo del governo all’epoca dello scontro più duro con Mosca».
Chi allora?
«Serve una figura che possa parlare con i russi e, al tempo stesso, difendere con le unghie e con i denti gli interessi dell’Ucraina e dell’Europa».
Insisto: nel frattempo, continuerete a votare contro il sostegno militare?
«Di armi ne mandiamo pochissime e, tra l’altro, l’Ucraina mi sembra ormai molto attrezzata. Anzi, inizierei a considerare il tema di che fine faranno tutte le armi che mandiamo. All’inizio abbiamo votato in Parlamento per l’invio, perché c’era una chiara asimmetria militare rispetto alla Russia. Adesso continueremo a non votare a favore di altri invii ma per imprimere una svolta negoziale».
Sull’Ucraina voi del campo progressista siete fermi allo stesso punto da quattro anni.
«Io vedo che su questo terreno le divisioni delle forze di governo sono ben più marcate».
Non è così: loro hanno sempre votato allo stesso modo in Parlamento, voi mai.
«Scioglieremo questo nodo con le primarie. Lo faremo decidere agli italiani».
Quindi vi giocate l’Ucraina ai gazebo? Se vince lei basta armi, se vince Schlein continua il sostegno?
«Se dovessi vincere le primarie e tornare a Palazzo Chigi, il giorno dopo mi batterò in Europa per una soluzione negoziale che tuteli gli interessi di Kiev».
E se vince Elly Schlein? Lei si adegua a continuare a mandare le armi?
«Diciamo che, prima delle primarie, definiremo alcuni punti non negoziabili. Chiariremo delle questioni dirimenti, in modo che ci sia una linea condivisa chiunque sarà chiamato a guidare la coalizione».
Un punto non negoziabile?
«Sì alla difesa comune europea, no a riarmo dei singoli Stati e economia di guerra».
Il Pd non ha votato contro il piano Ursula.
«Afd, partito di ispirazione neonazista, è primo nei sondaggi. La Germania si riarma al di fuori di una logica europea. Dopodomani cosa sarà? Magari avrà l’esercito più potente in mano ai neonazisti».
Straccerete gli impegni Nato per l’aumento delle spese militari?
«Quelli sono insostenibili, lo sa anche Meloni. Una sconcezza per compiacere Trump. Anche solo i 21 miliardi che vorrebbero prevedere nella prossima legge di bilancio sono irragionevoli con la situazione in cui versa il Paese».
Il suo governo rispetto l’impegno del 2 per cento. Ora dice: non un euro in più?
«Vuole che le parli mezz’ora della situazione della sanità, degli italiani che non arrivano a fine mese dopo quattro anni di Meloni?»
Dopo gli scontri in Val di Susa, Schlein ci ha messo due giorni per condannare le violenze.
«Io ho condannato subito quelle violenze, senza se e senza ma. E penso sia sbagliato lasciare la sicurezza alla destra, proprio mentre fallisce su quel terreno. Hanno introdotto una valanga di nuovi reati e il Paese è più insicuro. Noi avevamo proposto un fondo da 500 milioni per investire sulle forze dell’ordine, con un patto tra Prefetture e Comuni».
La linea Tav Torino-Lione si deve fare o no?
«Mi pare che non la stiano facendo, né in Italia né in Francia. Non scavano. È un progetto della fine degli anni ’80, ora siamo nel 2026. Ci vogliamo chiedere se serve ancora? Sediamoci a un tavolo con i francesi, ragioniamo e cerchiamo di essere pragmatici».
Martedì finalmente verrà audito in commissione Covid in Parlamento. Ci dia il titolo.
«Metteremo qualche puntino sulle “i”, rispetto anche a chi si definisce patriota ma durante la pandemia è stato un disertore. Non ho nulla da nascondere, guardassero in casa loro mentre scudano Delmastro».
Meloni teme più lei di Schlein come avversario?
«Questo lo sta dicendo lei».
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