Corsa alla carta d’identità elettronica, novità su durata e scadenze: ecco chi può farla a domicilio

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Conto alla rovescia per la fine della carta d’identità cartacea. Ma, a meno di cento giorni dal 3 agosto, data in cui i “vecchi” documenti andranno in soffitta per sempre, è corsa contro il tempo. In particolare, nelle grandi città.

La situazione più critica, forse, si teme a Roma dove l’amministrazione capitolina ha programmato un piano di aperture straordinarie per accelerare la sostituzione. Non è l’unico caso. Vediamo, nel dettaglio, che cosa cambia e chi è interessato dalle novità.

La scadenza definitiva del 3 agosto 2026

Il termine fissato dal ministero dell’Interno per lo stop alla carta d’identità cartacea è lunedì 3 agosto 2026. Da allora, perderà ogni valore legale anche se con una scadenza successiva (ovvero ancora valido fino a fine 2026 o nel 2027).

Contrariamente a quanto comunicato in un primo momento, una circolare di fine ottobre 2025 e una seconda a febbraio 2026 hanno chiarito che non sarà più possibile utilizzare il documento cartaceo non solo come riconoscimento per viaggiare oltreconfine nei Paesi Ue, ma neppure sul territorio nazionale. Il Dipartimento della funzione pubblica, raccolti vari pareri, ha concluso che l’utilizzo limitato al territorio nazionale «potrebbe porsi in contrasto con l’obiettivo del Regolamento di uniformare i requisiti di sicurezza e il contenuto delle carte d’identità rilasciate dagli Stati membri, esponendo l’Italia al rischio di contestazioni da parte della Commissione europea». Il provvedimento europeo, infatti, non distingue fra carte d’identità destinate a uso interno (cioè su suolo italiano) e quelle valide per l’espatrio o ai fini della libera circolazione nello spazio Schengen. Dunque, si impone la rottamazione di tutte le cartacee ancora in giro.

Le cartacee da sostituire: quante sono

Un dettaglio non di poco conto. Già, perché se gli italiani ancora in possesso di una vecchia carta d’identità cartacea potevano contare di usarla solo in Italia e cambiarla con la nuova versione elettronica a scadenza naturale (quindi, in un arco più graduale), ora è certo che il principale documento d’identità scomparirà per sempre nel bel mezzo dell’estate. Ovvero a ridosso delle vacanze, quando le ordinarie richieste di emissioni e rinnovi diventano, inevitabilmente, più numerose per via delle partenze. Ma quante sono le cartacee in circolazione?

Le Cie emesse dal Poligrafico e Zecca di Stato (stando ai dati riportati dallo stesso istituto) sono oltre 61 milioni. Ma occorre considerare quelle non valide per furti e smarrimenti o le carte digitali scadute. «Secondo le nostre stime, le carte di identità elettroniche in corso di validità ad aprile 2026 si attestano nell’intorno dei 54,5 milioni» chiarisce Giorgia Dragoni, direttrice dell’Osservatorio Digital Identity & Wallet del Politecnico di Milano. «Se confermato, significherebbe una penetrazione del 92% nella popolazione italiana. Da agosto 2025 ad aprile 2026, sono state rilasciate oltre 6,8 milioni di nuove Cie: 1,2 milioni in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si osserva un’evidente accelerazione nel ritmo dei rilasci, necessaria per dotare tutta la popolazione di una Cie valida entro la scadenza di agosto 2026».

Rispetto al totale di più di 66 milioni di cittadini italiani – di cui più di 6,7 milioni residenti all’estero e iscritti all’AIRE – la stima dei vecchi documenti ancora da sostituire, dunque, oscilla da 5 milioni a più del doppio. Di certo, in meno di tre mesi, è una marcia forzata. «Assoutenti è da sempre favorevole alla Cie ma l’obbligo che scatterà a partire dal prossimo 3 agosto rischia di mettere in ginocchio gli uffici comunali» sottolinea Gabriele Melluso, presidente Assoutenti. «Si stimano circa 5 milioni di carte d’identità elettroniche da rilasciare entro il termine del 3 agosto: un numero enorme che, considerata la mole di richieste che sarà presentata a ridosso della scadenza, rischia di generare ingorghi e ritardi. Va poi considerato che la novità scatterà nel mezzo del periodo estivo, quando i cittadini partono per le vacanze e molti anziani rimangono soli nelle città. Per questo chiediamo a tutti i Comuni di istituire task force non solo rafforzando il personale adibito al rilascio delle Cie, ma anche aprendo sportelli dedicati agli anziani con operatori in grado di assistere e guidare i cittadini meno avvezzi al digitale nell’iter di richiesta della Cie».

Aperture straordinarie e “open day”

I Comuni hanno esteso giorni e orari degli uffici anagrafe, pianificato “open day” dedicati ma, fra nuovi rilasci, rinnovi, duplicati per furti e smarrimenti, la sostituzione delle cartacee in un tempo così stretto mette molte amministrazioni in allerta. Tanto più perché anche gli italiani all’estero, da giugno 2026, potranno richiedere la Cie se presenti in Italia (vedi sotto).

Nella Capitale, secondo una stima di fine 2025, risultavano quasi 350 mila documenti di identità cartacei con scadenza successiva al 3 agosto da sostituire e oltre 37 mila elettronici in scadenza prima della deadline estiva. Sommati a furti e smarrimenti, la stima portava a circa 440 mila Cie da emettere. Mentre il Comune di Roma è in grado di rilasciarne, in media, circa 28 mila al mese. Scattato l’allarme, sono state predisposte aperture straordinarie già da gennaio e, per evitare il collo di bottiglia, ora ha previsto un massiccio calendario di “open day” (uno è previsto questo sabato 16 e domenica 17 maggio).

Milano, alla fine dell’anno scorso, ha quantificato in almeno 90 mila le carte d’identità in formato cartaceo che perderanno validità ai primi di agosto. Ma, a fine marzo, grazie ai richiami, sono scese a 46 mila. A Palermo i vecchi documenti sono circa 100 mila mentre a Torino, al 22 marzo, erano 83.333. Nel capoluogo piemontese, già da inizio anno sono state previste aperture straordinarie al sabato e, da maggio, si sono aggiunte quattro aperture straordinarie nel pomeriggio di venerdì, con l’estensione dell’orario di servizio. Un numero di appuntamenti aggiuntivi di circa 120-150 per ciascuna giornata. Sulle sedi decentrate, al momento c’è l’apertura straordinaria un sabato al mese di corso Racconigi e fino a fine luglio altre cinque aperture (circa 450 appuntamenti in più). Un Identity Point è stato reso disponibile anche a lettori e lettrici per tutta la durata del Salone internazionale del libro, dal 14 al 18 maggio, negli spazi del Lingotto Fiere (allestito nel padiglione 2 stand L150).

Over 70: le novità dal 30 luglio 2026

L’altra novità riguarda gli over 70. Dal 30 luglio 2026, per chi ha compiuto almeno 70 anni, scatta la durata illimitata. In pratica, le Cie emesse o rinnovate per gli over 70 diventano “a vita” (formalmente, sulla tesserà comparirà la validità di “50 anni”). Ma occhio a due paletti: la leggibilità dei dati biometrici per la funzione di espatrio e l’eventuale aggiornamento dopo dieci anni del certificato digitale contenuto nel microchip per garantire la compatibilità con i servizi online (ai quali si può accedere al posto dello Spid).

È stato fissato, inoltre, anche un periodo transitorio per consentire, a partire dal 1° novembre prossimo, a chi ha già compiuto questa età e vuole avere la nuova versione senza scadenza, di poter chiedere il rinnovo anticipato della carta d’identità elettronica. Suggerito prenotarsi, eventualmente, in tutta calma per evitare inutili ingorghi.

Come chiedere la nuova Cie

Chi è in possesso di una carta d’identità cartacea o di una Cie in scadenza può chiederne la sostituzione in qualsiasi momento, tenendo conto che i tempi di attesa si stanno già allungando.

Per ottenere il nuovo documento bisogna prenotare un appuntamento all’ufficio anagrafe del proprio Comune di residenza o dimora. Si può fissare chiamando il numero verde dedicato oppure online attraverso il sito Agenda Cie del Viminale (https://www.prenotazioniCie.interno.gov.it/) o nel rispettivo sito comunale.

Come noto, la principale differenza della nuova carta d’identità elettronica è la zona a lettura ottica MRZ (o Machine Readable Zone): tre righe codificate con le informazioni anagrafiche del titolare, leggibili dai sistemi automatici di controllo quali scanner e dispositivi del genere. La carta è plastificata, in formato bancomat, dotata di un microchip interni che memorizza i dati necessari per l’identificazione. Uno dei punti di sicurezza è la foto digitale, la firma digitale e i dati biometrici del titolare: due impronte digitali, una di un dito della mano destra e una di un dito della mano sinistra. La rilevazione di firma e impronte (che, è bene ricordarlo, restano conservate esclusivamente all’interno della Cie stessa), è obbligatoria a partire dai 12 anni di età, altrimenti il documento non può essere rilasciato.

Per raccoglierle, l’operatore dell’anagrafe usa un sensore partendo dal dito indice e vanno effettuati almeno tre tentativi di acquisizione (in caso di esito negativo, si passa al medio, anulare o pollice per ogni mano). Per questo, occorre presentarsi di persona all’ufficio, munito di una fototessera in formato jpg, recente (al massimo sei mesi prima), su sfondo bianco o grigio, con volto. occhi e lobi delle orecchie ben visibili. Chi indossa occhiali da vista ricordi che sono ammesse solo lenti trasparenti (non colorate). Bisogna, inoltre, che il volto sia centrato (non pose laterali) e con espressione neutra (il sorriso altera il riconoscimento facciale dei lettori automatici, per esempio degli aeroporti). Bisogna portare con sé anche la carta di identità attualmente in uso o, in caso di furto o smarrimento, la relativa denuncia fatta alle forze dell’ordine. È necessario anche il codice fiscale (in subordine, la tessera sanitaria). Se si vuole procedere all’attivazione della Cie tramite le credenziali (così da utilizzarla come lo Spid o al posto di questo), servono anche una mail e un telefono cellulare dell’intestatario (vedi sotto).

Durata e ritiro

La durata della Cie varia in base all’età del titolare: tre anni per i bambini al di sotto dei tre anni, cinque anni per minori fra i tre e 18 anni, dieci anni per i maggiorenni (salvo, come già visto sopra, la durata illimitata per gli over 70). La differenza è dovuta alla velocità con cui cambiano i tratti somatici nei più piccoli.

Per i maggiorenni, la scadenza coincide con il giorno di compleanno del titolare immediatamente precedente al decimo di emissione (pertanto vale 9 anni e i giorni che mancano alla data di nascita). Quanto ai minorenni, non esiste un’età minima: si può richiedere il documento fin dalla nascita ma serve un modulo di assenso di entrambi i genitori.

Il documento non è rilasciato agli sportelli ma recapitato dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato entro sei giorni lavorativi all’indirizzo indicato dal cittadino (residenza, domicilio o altra città in Italia) o al Comune stesso (il ritiro può essere fatto anche da una persona delegata, ma solo se le generalità sono state comunicate al momento del rinnovo). Nel frattempo, viene fornito un foglio con valore sostitutivo temporaneo ma questo è valido solo su territorio nazionale (attenzione, se avete una partenza oltreconfine).

Cittadini italiani residenti all’estero

Come noto, i cittadini italiani iscritti all’Aire devono chiedere il rilascio della Cie presso i consolati italiani del paese estero in cui vivono. Il documento può essere rilasciato esclusivamente ai cittadini italiani regolarmente residenti nella circoscrizione consolare, già registrati nello schedario consolare e i cui dati anagrafici siano già presenti nella banca dati A.I.R.E. (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) del Ministero dell’Interno (ANPR). Per i cittadini italiani nati all’estero è indispensabile che il relativo atto di nascita risulti già trascritto nei registri di Stato Civile del Comune di riferimento. Indispensabile anche il codice fiscale validato (in mancanza, sarà attribuito o validato dall’Agenzia delle Entrate per il tramite dell’Ufficio consolare ma prima del rilascio della Cie).

La richiesta deve essere presentata tramite la piattaforma “Prenota Online” o il diverso canale messo a disposizione dell’ufficio consolare di riferimento sul relativo sito internet. Per l’appuntamento trascorrono almeno 15 giorni (necessari per consentire il controllo dei dati anagrafici o cause ostative al rilascio nonché per risolvere eventuali i problemi).

A seguito dell’entrata in vigore della legge 11 del 19 gennaio 2026, però, i residenti all’estero potranno presentare domanda di rilascio della Cie anche presso qualsiasi Comune italiano se si trovano temporaneamente qui. Questo sarà possibile solo a decorrere dal 1° giugno 2026, seguendo le stesse modalità previste. Il titolare, poi, potrà scegliere se ritirare personalmente la Cie presso il Comune dove è stata presentata la domanda o richiederne la spedizione all’estero, al proprio indirizzo di residenza.

Persone svantaggiate o in particolari condizioni

Anziani fragili, ricoverati in case di riposo, non autosufficienti o allettati, disabili ma anche pazienti in ospedale e donne in gravidanza possono usufruire del servizio domiciliare. Può farne richiesta presso l’anagrafe del Comune di residenza un familiare (o legittimo caregiver), indicando le generalità del richiedente. In questo caso, viene fissato un appuntamento e il funzionario comunale si recherà a casa o presso la struttura indicata.

Occorre, però, attestare l’invalidità o legge 104/92 o comunque attestare l’impossibilità dell’intestatario a recarsi personalmente nella sede dei servizi demografici (certificato medico o, in caso di ricovero, certificato di degenza presso la struttura sanitaria/casa di riposo). L’ufficiale dell’anagrafe incaricato verrà a domicilio, previo preavviso telefonico, successivamente alla presentazione della domanda ai fini della pratica. È necessario che il familiare si presenti di nuovo dopo il servizio domiciliare per il pagamento della carta di identità con bancomat, carta di credito, postepay. In alternativa, si può pagare tramite PagoPA.

Alcuni Comuni segnalano già liste d’attesa, i più piccoli hanno meno criticità. «Offriamo regolarmente il servizio domiciliare previo appuntamento. In media, era richiesto 10-15 volte al mese ma, in questo periodo, siamo passati a 10-15 interventi a settimana ovvero 60 volte al mese» fa sapere a La Stampa l’ufficio dei servizi demografici di Caserta, comune di 73 mila abitanti.

La donazione degli organi

Non tutti sanno, poi, che al momento del rilascio della carta d’identità si è chiamati a esprimere la propria volontà sulla donazione degli organi. Stando a una recente rilevazione effettuata da Noto Sondaggi per il Centro Nazionale Trapianti, quasi un italiano su due (40% del campione) ignora questa possibilità. La gran parte dei cittadini, pertanto, si presenta allo sportello comunale impreparata e prende decisioni sul momento. Il più delle volte astenendosi.

Sempre secondo i dati, le dichiarazioni di volontà totali in Italia sono quasi 27 milioni, circa un terzo di rifiuto (pari al 32,1%). Nel primo trimestre del 2026, su oltre 2,5 milioni di carte d’identità elettroniche rilasciate a maggiorenni, si è espresso un milione e mezzo di titolari, mentre il 38% ha preferito astenersi. Si registra, peraltro, un progressivo aumento di opposizioni ovunque e, in particolare, al Sud: nel 2025 hanno raggiunto il 40,1% rispetto al 31,5% del 2023.

È utile, dunque, riflettere per tempo su questa opzione per una scelta consapevole sull’eventuale donazione dei propri organi.

In Italia costo più alto di Francia e Spagna

Il costo di emissione è di 16,79 euro. Per i diritti fissi e di segreteria comunale, invece, varia a discrezione del Comune: in media, il totale si aggira sui 22,20 euro ma può arrivare fino a 27. Alcune amministrazioni, però, non considerando questo passaggio un duplicato, hanno deciso che la sostituzione non comporta l’applicazione di questi diritti. Le modalità di pagamento sono stabilite dal Comune (meglio verificare sul sito dell’anagrafe di residenza). In genere, si può pagare tramite PagoPa, online, app bancaria, app IO, tabaccherie abilitate, Poste, home banking, agli sportelli ATM o direttamente in Comune (ammessi bancomat, carte prepagate e di credito ma non tutti accettano American Express).

Assoutenti segnala che, in Italia, la spesa a carico dei cittadini è più alta che altrove. Un confronto elaborato a fine 2025, indica che in Spagna bastano 12 euro, mentre in Francia il rilascio del documento è addirittura gratuito. Il Regno Unito come noto, non prevede per i suoi cittadini un documento analogo alla nostra carta di identità. Solo in Germania la spesa risulta più elevata: per chi ha più di 24 anni, è di 37 euro (validità dieci anni), mentre per gli under 24 si scende a 22,80 euro (ma la validità passa a sei anni). La richiesta al di fuori della propria residenza comporta un extra di 13 euro, mentre l’invio diretto per posta richiede 15 euro.

Dove è accettata la Cie e per quali servizi è possibile usarla

La Cie è accettata per viaggiare nei 27 paesi Ue, in Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e dove l’Italia ha siglato convenzioni bilaterali come Albania, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro.

È bene ricordare che la Cie, una volta attivata tramite le sue credenziali, diventa anche uno strumento di autenticazione e si offre come alternativa allo Spid. La sua integrazione con l’IT-Wallet, o portafoglio digitale italiano, la rende uno strumento potenziato per innumerevoli usi, una chiave di accesso ai servizi online e al dialogo con la pubblica amministrazione.

Il “contenitore” raccoglie in un unico luogo i documenti della persona per averli sempre a disposizione. Il vantaggio è quello di non dover portare con sé i documenti fisici: di fatto, si possiede un portafoglio digitale con pieno valore legale. Per ora, si possono caricare su questo portafoglio le versioni digitali di patente di guida, tessera sanitaria, tessera europea di assicurazione malattia e carta europea della disabilità. Già oggi, i documenti digitali caricati dagli utenti (sulla app IO) sono ben 19,3 milioni fra patenti di guida (9,7 milioni), tessere sanitarie e tessere europee di assicurazioni malattia (9,5 milioni), Carta europea della disabilità (200 mila attivazioni).

In fase di pre-test, ci sono anche altri quattro attestati elettronici: Isee, titoli di studi conseguiti e istruzione scolastica, laurea e formazione superiore, residenza e tessera elettorale.

L’IT-Wallet è destinato a integrarsi con l’EUDI Wallet (o European Digital Identity Wallet) ovvero il portafoglio digitale europeo per identificarsi in modo sicuro e interoperabile in Europa. In pratica, si potrà usare in tutta l’Ue sia per i documenti personali sia per i servizi online.

Come attivare Cie e portafoglio per usarla

Se oggi l’accesso all’IT Wallet è possibile con Spid e Cie, quest’ultima diventerà il metodo di identificazione e autenticazione effettivo per tutto. È utile ricordare che, al momento del rilascio della Cie, il titolare riceve un codice “pin” (Personal Identification Number) e uno “puk” (Personal Unblocking Number): la prima parte è consegnata con la ricevuta della richiesta del documento, la seconda arriva con la carta. Per abilitare la Cie, è necessario innanzitutto attivare la propria identità digitale con le credenziali e scegliere come autorizzare gli accessi.

I livelli di sicurezza della Cie sono tre, in ordine crescente. Il livello 1 è più comodo ma meno protetto: si accede solo con nome utente e password senza l’uso della carta o di altri dispositivi. Il livello 2, oltre alle credenziali di primo livello (nome utente e password), richiede un secondo fattore di autenticazione ovvero un codice temporaneo OTP (One Time Password) che arriva via sms, notifica push sulla app (la CieID scaricabile gratuitamente) o la scansione del QR code. Per il livello 3, invece, serve la tessera fisica e uno smartphone con tecnologia NFC (Near Field Communication) ovvero un cellulare abilitato ai pagamenti contactless (in genere, è possibile verificare la compatibilità nelle impostazioni alla voce “connessioni”).

Resta il nodo “digital divide”. «In Italia vivono sole circa 4 milioni di persone anziane e anche chi è autonomo non sempre è nelle condizioni di gestire prenotazioni online, email, Spid o piattaforme digitali», rimarca Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil Pensionati. «Il digital divide è un problema serio. Quando mancano assistenza, sportelli accessibili e servizi di prossimità, il rischio è lasciare indietro molte persone anziane. Non vorremmo che la fine delle carte d’identità cartacee crei ulteriori ostacoli alle persone più anziane. Gli over65 sono il 25% della popolazione ed entro il 2050 saranno oltre il 30%. È ora che la politica si adegui al Paese reale: ci sono più pannoloni e meno pannolini, servono misure adeguate a tutelare tutte e tutti».

Un lettore de La Stampa, poi, segnala un altro problema. Per il livello di autenticazione di massima sicurezza, serve uno smartphone con tecnologia NFC ovvero abilitato ai pagamenti contactless. «Io ho dovuto sostituire il mio vecchio cellulare con uno di nuova generazione, altrimenti non riuscivo a fare le operazioni», spiega Giancarlo Rista, pensionato di 78 anni, residente a Moncalieri. «Non trovo corretto obbligare i cittadini a sostituire il telefono a loro spese, tanto più se si pensa alle persone anziane o meno abbienti. Tenuto conto che andiamo verso l’uso diffuso della Cie per molti servizi essenziali, il governo dovrebbe intervenire per una soluzione».

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