A latere della conferenza stampa di Serghey Lavrov alle Nazioni Unite a New York è stato distribuito (anche) ai giornalisti un fascicoletto che, senza particolare senso della vergogna, è intitolato “Gli eredi di Goebbels: la falsificazione degli eventi di Bucha e le sanguinose messe in scena del regime di Kiev”. Il libello, secondo il regime di Vladimir Putin, dovrebbe dimostrare che la strage di Bucha è stata una messa in scena degli ucraini. Una tesi alla quale, a parte il mondo-Tass in Italia, ovviamente nessuno crede, nei paesi democratici. Ogni genere di evidenza sui crimini contro l’umanità compiuti dai russi in quella fine di aprile 2022 in quella città a 25 chilometri da Kyiv, è stata fornita, in memorabili inchieste internazionali, a partire da un celebre ricostruzione del New York Times, e non sarebbe neanche il caso di tornarci.
Se non fosse che il fascicolo è stato consegnato, direttamente da Lavrov, anche al segretario generale dell’Onu, António Guterres. Al quale Lavrov ha chiesto un’inchiesta indipendente. Indipendente magari come l’agenzia russa che ha compilato questo report, il “Tribunale pubblico internazionale russo”, un ente guidato da Maxim Grigoryev, membro della Camera civica della Federazione Russa. «Il rapporto – scrive il ministero degli Esteri russo – è dedicato a smascherare le falsità diffuse dal regime di Kiev in merito al presunto massacro di Bucha. Il ministro ha chiesto che il Segretariato dell’Onu conduca un esame approfondito dei fatti relativi alla provocazione orchestrata da Kiev e dai suoi sponsor della Nato».
Colpisce che pagine di puro negazionismo come queste circolino ora nelle stanze dell’Onu. Giova forse ricordare che questo “Tribunale russo”, come raccontò The Insider, conta 72 membri, tra cui criminali, neonazisti dichiarati e numerosi “stranieri” residenti da tempo in Russia; le sue attività sono supervisionate da personale del dipartimento di propaganda dell’amministrazione presidenziale russa e da rappresentanti dei servizi di intelligence di Putin. Maxim Grigoryev, sanzionato dall’Unione europea come figura chiave nelle psy ops della Russia, da anni ha un ruolo chiave nella creazione di materiali di propaganda russa nei conflitti in Ucraina e Siria (tra cui le campagne diffamatorie contro i White Helmets siriani). Ma la gestione day by day del “Tribunale” – e molto probabilmente la stesura del report consegnato all’Onu – è affidata a Denis Teleshev, un personaggio con precedenti penali per rapina: nel 1997 aggredì una donna con un coltello e le sottrasse il registratore e le borse. Un esperto in crimini, che ha solo ampliato il suo orizzonte.
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