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Dalla riviera ligure ai parchi della Calabria, perché è ora c’è il boom delle ciclovie

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Un viaggio lento dove il tempo non conta, fatto di tante soste per prendere fiato e immergersi nel paesaggio. Tappe necessarie per fare rifornimento di tutto quello che, inevitabilmente, non ci si è potuti portare dietro dalla partenza. Il cicloturismo un motore ce l’ha, ed è quello dell’economia che riesce ad alimentare nei territori che attraversa. E’ una riscoperta della bellezza anche lontano dalle mete più gettonate del turismo classico. E per tanti amanti dei viaggi silenziosi in bicicletta l’Italia rappresenta un autentico parco giochi, dove il fenomeno continua a crescere malgrado le tante difficoltà e incongruenze, che non sono soltanto strutturali.

Non è soltanto una questione di “gambe”, perché la scelta può accontentare anche i meno esperti. Quest’anno Legambiente ha assegnato l’Oscar del cicloturismo a un tracciato alla portata di tutti: è la ciclovia del Trasimeno, in Umbria, un anello di nemmeno 60 chilometri. Per gran parte lontano o ben protetto dal passaggio delle auto, offre scorci indimenticabili tra campi e pinete intorno al lago. Non vi spaventano le distanze? La medaglia d’argento va alla Puglia e al suo Gag, è il giro ad anello del Gargano: questa volta i chilometri sono 350, tutti immersi nel parco nazionale. Premiati o no, l’elenco è quasi infinito. Volete restare al Nord? La Via del Mare – che parte a Locarno, in Svizzera – attraversa il Piemonte e arriva ad Albenga dopo un serpentone di oltre 400 chilometri. Sempre in Liguria, la Cycling Riviera copre appena 33 chilometri tra Imperia e Ospedaletti ed è inserita nel Parco Costiero. E poi la Ciclovia Meridiana, in Basilicata, ancora in Puglia la Ciclonica, l’Etruria nel Lazio.

In Italia, dati del 2026, il cicloturismo copre il 6,5% del turismo complessivo. Poco? Non proprio, se si pensa che questa percentuale si traduce in un mercato che vale 6,4 miliardi di euro. E i numeri sono in crescita costante: più 39% negli ultimi sette anni. E gli altri Paesi? I dati dell’ultimo rapporto EuroVelo confermano il peso crescente del cicloturismo nell’economia turistica europea. . In Germania, nel 2024, le entrate lorde annuali generate dalle escursioni in bicicletta hanno raggiunto 18,1 miliardi. In Francia, già nel 2019, l’impatto economico è stato stimato in 4,2 miliardi.

Numeri importanti testimoni di un successo, certo, ma anche di una strada ancora tutta da percorrere, fatta di ostacoli e salite. Ne sa qualcosa Giancarlo Brocci, 73 anni suonati, e una bella fetta di vita tra scorsa in sella. E’ lui l’ideatore della celebre Eroica, la manifestazione cicloturistica d’epoca più famosa al mondo, nata nel 1997 a Gaiole in Chianti, in provincia di Siena. «Quando raccontai per la priva volta cosa avevo in mente, mi diedero del folle – racconta lui mentre si prepara alla trasferta in Giappone (già, oggi l’Eroica si corre anche lì) -. Sono sempre stato un tipo ostinato: sin da bambini mi hanno trasmesso i valori di questo sport, io volevo legare la passione per il ciclismo all’amore per il territorio. Penso di esserci riuscito». La prima corsa, già nel ’95, era aperta a tutti: «Era il 23 luglio, si presentarono in centotrenta. Arrivarono anche Gino Bartali e Stefania Sandrelli, due miti assoluti del Novecento». I limiti del cicloturismo in Italia? «Girando il mondo, mi sono reso conto che siamo il Paese più maleducato. Vicendevolmente, perché vale sia per gli automobilisti sia per i ciclisti. Il fastidio, nei confronti degli utenti deboli della strada, si avverte eccome. E poi non abbiamo mai provato a governare il settore a livello centrale, con una programmazione degli investimenti: quando si lavora sulle ciclabili lo si fa tante volte senza visione, con opere che non saranno destinate a durare, perché non si pone la giusta attenzione alle future manutenzioni».

Ma i numeri del cicloturismo raccontano anche un altro fenomeno: l’avanzata femminile. Nel 2025 le donne hanno rappresentato il 47,1% degli appassionati in tutta Italia: un balzo clamoroso rispetto al 29,7% dell’anno precedente, confermato dalle presenze dell’ultima estate. Pinar Pinzuti è una delle voci più autorevoli del cicloturismo in Europa. Direttrice della Fiera del Cicloturismo e divulgatrice, racconta i viaggi in bicicletta da più di vent’anni. È membro del consiglio di EuroVelo – la rete ciclabile che attraversa l’intero continente europeo – e ideatrice del movimento internazionale Fancy Women Bike Ride. «Il viaggio in bici può rilanciare economie locali e ridurre i divari territoriali. Tutto quello che viene speso sul territorio rimane alle piccole imprese – conferma -. I cicloturisti non sono una massa tradizionale. Quando percorrono una strada fanno tappe brevi per fare benzina e la loro benzina è prima di tutto il cibo. Poi devono fermarsi per dormire e acquistare piccole cose per la bicicletta. Hanno dentro l’anima dell’esploratore: vogliono tornare a casa e raccontare ad amici e vicini quello che hanno trovato».

Pinzuti sta lavorando con la sua squadra per la prossima edizione della Fiera, che dal 19 al 21 marzo porterà a Padova le esperienze di 25 Paesi. La sua ciclovia preferita? «Quella dei Parchi di Calabria, 575 chilometri che non attraversano grandi città e non arrivano mai al mare: collegano i piccoli borghi su un reticolo di sentieri. E’ l’esempio più bello di quello che si può fare per la gioia di turisti e residenti. Così si creano opportunità e nascono nuove infrastrutture di cui beneficerà l’intera comunità».

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