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Data center, favorevoli 6 italiani su dieci. Ma preoccupano i consumi di energia

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MILANO. Solo un italiano su tre sa davvero a cosa servono i data center, ma dopo averne compreso il ruolo l’80% li considera infrastrutture strategiche per il Paese. Consumi energetici e impatto ambientale sono i principali timori legati ai data center, ma il 62% degli italiani è favorevole a ospitarne uno nella propria comunità, soprattutto se contribuisce a riqualificare aree dismesse e a creare occupazione. È quanto emerge dall’indagine condotta dalla Community Data Center Italia di The European House – Ambrosetti su un campione di 1.500 cittadini tra i 18 e i 65 anni residenti in alcuni dei territori maggiormente interessati dallo sviluppo di questa infrastruttura: Lombardia (50% del campione) e province di Roma, Torino, Bologna e Bari.

In Italia si parla molto di data center, ma la maggior parte delle persone non ne ha ancora una conoscenza approfondita: l’87% dei cittadini italiani sostiene, infatti, di averne almeno sentito parlare e il 63% sa riconoscere che si tratta di «edifici che ospitano server e sistemi di archiviazione», ma solo 1 su 3 conosce più nel dettaglio le loro attività. Inoltre, una persona su due ne ignora l’importanza e la centralità e il fatto che, in media, ogni giorno un singolo cittadino interagisca circa 350 volte con queste infrastrutture per usufruire per esempio di servizi legati al mondo bancario, alla sanità e alla pubblica amministrazione.

Una volta informati su questi aspetti, l’80% degli italiani interpellati nell’indagine riconosce il valore strategico dei data center: in particolare, 8 cittadini su 10 ritengono che l’Italia debba avere data center moderni e sicuri per garantire la continuità dei servizi sanitari di emergenza, la protezione dei dati, dei risparmi e delle transazioni economiche dei cittadini italiani ed europei, insieme all’efficienza della Pubblica Amministrazione, senza che ciò dipenda da strutture collocate in altri continenti. Inoltre, per 3 cittadini su 4 i data center sono importanti per garantire l’autonomia nello sviluppo delle tecnologie del futuro (per esempio l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nella manifattura).

«La ricerca evidenzia che più si conoscono i servizi essenziali garantiti da queste tecnologie più è percepito il loro valore legato soprattutto alla sicurezza digitale del Paese, al sostegno all’innovazione delle imprese e alla capacità di generare un indotto duraturo», osserva Alessandro Viviani, Associate Partner di Teha Group. «La maggior parte degli italiani che ha compreso le finalità dei data center li considera al pari di infrastrutture pubbliche essenziali, come acquedotti, reti elettriche e autostrade, e pensa che i dati dei cittadini e delle imprese siano un bene strategico da proteggere e conservare in centri situati in Italia e in Europa. Questi dati confermano che la conoscenza approfondita delle funzioni esercitate dai data center è essenziale per consentire ai cittadini di formarsi un’opinione consapevole e informata sul tema».

Le tecniche sostenibili

Ma come si pongono le persone di fronte agli aspetti in genere più dibattuti, come i consumi energetici, l’impatto sull’ambiente e la possibilità che i data center possano essere costruiti nella loro città?

I cittadini interpellati nella ricerca indicano come potenziali aspetti critici il consumo di energia elettrica (39%) e di acqua (33%), oltre che le emissioni di gas (28%) e l’aumento del calore (26%). Risultano invece più contenuti i timori legati ai rifiuti elettronici, al rumore e all’occupazione di suolo. Il 18% del campione non individua, invece, alcun aspetto critico nella costruzione dei data center.

Tuttavia, la maggior parte dei cittadini non è a conoscenza delle tecniche sostenibili adottate nella realizzazione di molti data center: il 67% non sa, per esempio, che si possono adottare sistemi di raffreddamento a circuito chiuso per ridurre il consumo d’acqua e che si può utilizzare energia elettrica 100% rinnovabile anche attraverso contratti pluriennali di acquisto da un produttore di energia verde (Power Purchase Agreement, PPA).

Il tema energia

Proprio l’energia, prima criticità indicata dai cittadini, rappresenta uno dei principali nodi dello sviluppo del settore. Oggi i data center sono alimentati prevalentemente attraverso la rete elettrica, ma la crescita delle infrastrutture energetiche non procede alla stessa velocità dei nuovi progetti: in Europa i tempi di connessione possono arrivare a 2-5 anni. Una forte concentrazione della domanda può inoltre esercitare pressione sul sistema elettrico e sui prezzi.

È proprio per ridurre questa pressione che sono già disponibili diverse soluzioni capaci di integrare maggiormente i data center nel sistema energetico. L’utilizzo combinato di sistemi di accumulo (Battery Energy Storage Systems, BESS) e impianti fotovoltaici dimensionati in funzione dei consumi del data center può ridurre i prelievi dalla rete e i costi energetici. A queste soluzioni può affiancarsi la generazione di energia direttamente in sito, diminuendo ulteriormente la dipendenza dalla rete elettrica.

«Le resistenze di natura ambientale sollevate dai cittadini nascono anche dal fatto che spesso non si conoscono le soluzioni adottate già oggi dai data center per il risparmio di energia e di acqua. Dal sondaggio emerge comunque un’apertura alla realizzazione di queste infrastrutture, dato che 6 persone su 10 sono favorevoli a ospitarle nella propria città», commenta Jacopo Palermo, Associate Partner di Teha Group. «In particolare l’indagine fa emergere come progetti pensati per generare benefici tangibili per il territorio, per esempio attraverso la rigenerazione urbana e le ricadute occupazionali, accrescano il consenso dei cittadini e riducano il cosiddetto effetto «Nimby – Not In My Backyard»».

I data center in Italia. Oggi in Italia sono installati più di 150 data center per una potenza complessiva di oltre 300 megawatt (MW). Milano e la Lombardia sono l’area in cui si concentra la maggioranza di queste infrastrutture per una potenza che è pari a circa il 68% dei megawatt complessivi installati in Italia.

I data center sono infrastrutture fisiche che ospitano server, sistemi di archiviazione, apparati di rete, sistemi di alimentazione, raffreddamento e sicurezza necessari a elaborare, archiviare e trasmettere dati digitali. Sono la base fisica su cui poggiano gli elementi chiave dell’economia digitale: cloud, AI, pagamenti digitali, servizi telematici bancari e sanitari, piattaforme di e-commerce, cybersecurity, gestione dei dati della PA, streaming, lavoro da remoto, servizi industriali connessi, gemelli digitali («digital twin», ovvero le riproduzioni digitali di processi, sistemi e infrastrutture, molto utilizzate in diversi settori, tra cui l’industria).

Il 40% degli italiani chiede che i data center generino benefici ambientali e per gli spazi pubblici, mentre il 24% punta sulle ricadute occupazionali e altrettanti su vantaggi economici. L’81% è più favorevole se il progetto recupera aree dismesse. Secondo Teha, 100 milioni di euro di investimenti possono generare oltre 1.200 occupati e più di 102 milioni di valore aggiunto. Anche la fase operativa produce indotto: 100 milioni di costi attivano oltre 1.000 occupati. Per sostenere il settore, Teha propone di rafforzare le filiere italiane, premiare i progetti con ricadute positive e incentivare la collaborazione tra imprese tecnologiche e sviluppatori.

La Community Data Center Italia di The European House – Ambrosetti. Lanciata nel 2025 e giunta alla seconda edizione, la Community Data Center è il Think Tank multi-stakeholder nato per sviluppare scenari, strategie e politiche a supporto della filiera estesa dei dati in Italia e del suo sviluppo, promuovendo la creazione di valore industriale per il Paese e il suo posizionamento come benchmark europeo e mondiale.

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