
Il debito pubblico italiano infrange un nuovo record e va oltre quota 3.200 miliardi di euro. La traiettoria del passivo nazionale disegna una parabola in netta ascesa e delinea uno scenario complesso in vista della manovra di bilancio autunnale. La fotografia scattata dalla Banca d’Italia certifica una progressione marcata.
A giugno l’esposizione delle Amministrazioni pubbliche ha toccato i 3.207,2 miliardi di euro. Si tratta di un salto in avanti pari a 26,2 miliardi nel confronto con il mese antecedente. Una doccia fredda per i conti del Paese in una fase dominata dalle incertezze sui tassi e sul fronte geopolitico. Ne deriva che le sfide per il governo si moltiplicano.
L’incremento registrato nel sesto mese dell’anno risulta dalla combinazione di fattori contabili e scelte di gestione della liquidità. A spingere in alto il fardello nazionale ha contribuito il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche per 13,3 miliardi. A questo dato si somma la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro, aumentate di 9,8 miliardi per attestarsi a 61,7 miliardi. Questo perché il ministero dell’Economia preferisce mantenere un cuscinetto cospicuo per fronteggiare le scadenze in un periodo segnato da incertezze monetarie. Un impatto ulteriore per 3,1 miliardi deriva dall’effetto degli scarti e dei premi all’emissione, dalla rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e dai tassi di cambio.
La scomposizione per sottosettori evidenzia una dinamica concentrata nel nucleo dello Stato. L’aumento è imputabile alle Amministrazioni centrali con un aggravio di 26,9 miliardi, bilanciato in minima parte dalla flessione del passivo delle Amministrazioni locali per 0,7 miliardi. Gli enti di previdenza palesano una stasi assoluta, mentre la vita media residua del debito rimane ancorata a 7,9 anni.
Sul fronte della detenzione dei titoli si assiste a una metamorfosi legata alla politica monetaria globale. La quota del debito in pancia alla Banca d’Italia continua la sua discesa, scivolando al 16,7% rispetto al 17,2% di maggio. Questo arretramento, si fa notare, è la conseguenza del restringimento del bilancio avviato dall’Eurotower.
A fare da contraltare a questo disimpegno è il ritorno degli investitori esteri. I dati aggiornati al quinto mese dell’anno mostrano un incremento della fetta detenuta dai non residenti, salita al 35,9% dal 35,7 del periodo antecedente. I fondi internazionali tornano a guardare con interesse alla carta italiana, attratti da un premio al rischio remunerativo. Nello stesso frangente la quota in mano agli altri residenti, che include famiglie e imprese, registra una lieve flessione scendendo al 14,5% dal 14,7% di aprile. Una pausa per il pubblico retail dopo la corsa ai Btp Valore.
Il quadro tracciato da Via Nazionale si completa con le entrate tributarie, termometro utile per misurare la salute dell’economia reale. A giugno gli incassi erariali si sono fermati a 43,2 miliardi, segnando una flessione dell’1,3% rispetto al medesimo mese del 2025. Un dato in calo che non intacca la performance del semestre. Tra gennaio e giugno del 2026 le entrate hanno raggiunto i 261,0 miliardi, con un progresso dell’1,4% equivalente a 3,6 miliardi in più nel confronto con i primi sei mesi dell’anno passato. Questo extra gettito, spiegano fonti governative, testimonia la resilienza del mercato del lavoro. L’incrocio tra un debito in espansione e un gettito fiscale in crescita moderata delinea però uno scenario denso di sfide per l’esecutivo. Questo perché l’Italia si trova sotto la lente della Commissione Europea con la procedura per deficit eccessivo. E le prossime aste rappresenteranno il banco di prova decisivo per testare la fiducia globale intorno al Paese.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it



