La faida tra gli eredi di Leonardo Del Vecchio si è spostata nel cda di Delfin, dove si combatte a colpi di carte bollate e azioni di responsabilità civile già depositate tra Milano e il Lussemburgo. È il paradosso che tiene in scacco il riassetto della cassaforte, che custodisce i gioielli EssilorLuxottica, Covivio e le partecipazioni strategiche nel risiko bancario italiano con Generali (10,5%), Unicredit (2,7%) e Monte dei Paschi di Siena (17,5%).
Proprio quando la diplomazia dei soci sembrava avere trovato un’intesa, la governance si è impantanata in un labirinto giudiziario che vede al centro la figura del gérant Mario Notari. L’asse dello scontro unisce Milano e il Granducato, e cristallizza una frattura societaria precedente all’assemblea di aprile.
I ricorsi in tribunale
Tra gennaio e febbraio, Luca, Clemente e Paola Del Vecchio, insieme a Rocco Basilico, hanno promosso davanti al Tribunale d’Arrondissement del Lussemburgo due azioni speculari, contro Delfin e contro lo stesso Notari, chiamando in causa gli altri gérants e soci. I ricorsi non si limitano a chiedere l’annullamento della delibera assembleare del 25 novembre e la revoca giudiziale per giusta causa del professionista – approvata da 5 soci su 8 con il 62,5% del capitale eppure respinta – , ma sferrano un attacco frontale all’architettura stessa della holding.
L’intervista
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Nelle carte lussemburghesi, le condotte contestate come allegazioni processuali – e non ancora accertate nel merito – delineano un conflitto profondo. Da un lato viene sollevata una presunta violazione della riservatezza societaria: Notari avrebbe prodotto in un giudizio milanese – relativo alla maxi parcella da circa 10 milioni di euro richiesta dal professore agli eredi per le attività sulla successione – verbali assembleari riservati di Delfin con i compensi dei consiglieri.
Dall’altro, i soci denunciano un «conflitto d’interessi strutturale» fondato sulla sovrapposizione tra il suo ruolo di gérant della holding, quella di notaio incaricato della successione del fondatore e quella di potenziale beneficiario del contestatissimo “testamento nuncupativo” (l’attribuzione di lasciti effettuata a voce dal patriarca in punto di morte).
Il ruolo di Notari nel mosaico
Il ruolo di Notari incrocia tutte le tessere del mosaico legale a partire dalla battaglia sulle parcelle. Nei procedimenti milanesi sulla validità dell’accettazione con beneficio d’inventario, i coeredi convenuti hanno chiesto e ottenuto la chiamata in causa in garanzia (manleva) dello stesso Notari e dello studio ZNR Notai.
Sul tavolo dei magistrati milanesi, da presunte «condotte decettive» nei giorni del post-morte (giugno e luglio 2022), e pareri su finanziamenti milionari a Zampillo, fino al tentativo di far firmare l’atto sul testamento a voce. A complicare la tela c’è poi il dossier dei diritti di voto. Il 9 febbraio scorso, Del Vecchio Jr ha citato a Milano Nicoletta Zampillo e Rocco Basilico sulla titolarità dell’usufrutto vitalizio del 12,5% di Delfin.

Secondo l’accusa, Basilico avrebbe esercitato dal 2022 diritti di voto e incassato dividendi come pieno proprietario, mentre quell’usufrutto sarebbe dovuto rientrare nell’asse ereditario, spettando pro quota ai sei eredi. E l’atto di rinuncia del legato del 1° luglio 2022, perno di questa battaglia? Fu predisposto e rogato da Notari.
Focus su governance e riassetto
In questo clima surriscaldato, l’attenzione si sposta ora sulla governance del board e sulle regole applicabili al riassetto, dove emerge un interrogativo squisitamente politico-societario: quali maggioranze servono per approvare la riorganizzazione della società? Una questione apparentemente tecnica che rischia di tradursi nell’ennesimo sbarramento al percorso immaginato da Leonardo Maria, unico tra gli eredi apertamente compratore delle quote eventualmente disponibili sul mercato interno alla famiglia.
Secondo quanto risulta a La Stampa, il cda avrebbe sollevato duri dubbi interpretativi sulle regole applicabili alle manovre di riassetto. Sul tavolo dei consulenti sarebbe stata evocata perfino la possibilità che alcune decisioni strategiche richiedano il consenso unanime degli azionisti. Una lettura rigorosa che blinderebbe lo status quo, rendendo il cammino verso il nuovo assetto un sentiero strettissimo.
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