Deneuve-Fonda, le indistruttibili: magnifiche ottantenni con un ex marito in comune

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Sulla Croisette è arrivato il primo robot umanoide accompagnato da due ragazzi cinesi che lo portano a spasso come un fratellino più piccolo, ma se bisogna parlare di intelligenza, artificiale e non, di lucidità di pensiero, di passo spedito, bisogna guardare altrove, a quelle magnifiche presenze che hanno, da tempo, scoperto il segreto dell’eterna giovinezza e che, qui a Cannes, si mangiano la scena, tra una dichiarazione battagliera e una nuova sventagliata di impegni.

Parliamo di Catherine Deneuve e di Jane Fonda, che hanno anche condiviso un compagno, Roger Vadim, autore di un celebre libro in cui raccontava le sue esperienze con quelle due fanciulle in fiore, senza poter mai immaginare che, alla lunga, sarebbero state loro a vincere: “Recitare non è solo un lavoro – confessa la prima -, è fare qualcosa che amo”. Un mestiere che, come ha spiegato Jane Fonda, “consiste nel comprendere un altro essere umano così profondamente da riuscire a toccarne l’anima, a capire perché fa ciò che fa, e a percepire la sua gioia e il suo dolore. Anche se detestate il comportamento del vostro personaggio, dovete comprendere la persona che interpretate e mostrare empatia nei suoi confronti”. Battaglie e prese di posizione, anche non sempre popolari, hanno segnato le esistenze delle due dive sempreverdi. A 82 anni Deneuve torna al Festival con un coppia di film in competizione, “Parallel Tales” del maestro iraniano due volte premio Oscar Asghar Farhadi, e “Gentle Monster” dell’austriaca Marie Kreutezer in cui interpreta la madre di Léa Seydoux, a 88 Jane Fonda sfreccia sul palcoscenico del gala augurale per ricordare che “Il cinema è un atto di resistenza” e che non bisogna aver paura di condividere le proprie idee, anche a costo di mettere a rischio i propri percorsi esistenziali: “Quando ho iniziato a impegnarmi politicamente – ha dichiarato di recente – , non pensavo alla mia carriera. Una situazione illegale o ingiusta va sempre affrontata, una carriera si può sempre ricostruire. I tiranni e i dittatori devono essere contrastati e messi fuori gioco. La crisi climatica causata dagli oligarchi e dalle aziende avide di denaro deve essere affrontata e risolta, queste solo le cose importanti”.

Femminismo e MeToo, sia per Fonda che per Deneuve, sono stati terreni scivolosi, su cui hanno rischiato di cadere, visto che ambedue, dall’una e dall’altra parte dell’oceano, hanno preso posizioni meno estremiste di quelle che molti avrebbero auspicato: “E’ una questione complicata – ha spiegato Deneuve a proposito di MeToo – è successo che talvolta le confessioni siano arrivate molti anni dopo i fatti e che questo abbia suscitato interrogativi. Preferisco non dire nulla su questo argomento, perché, in passato, le mie dichiarazioni, nelle interviste, sono state riportate in un modo terribile, travisate, così ho deciso di non parlare più dell’argomento”. Le convinzioni politiche, invece, sono sempre state chiare: “Ho sempre ritenuto che il compito di noi attori sia soprattutto recitare, ma non posso negare che, firmando il manifesto delle 343 nel 1971 per legalizzare l’aborto, facendo campagna per l’abolizione della pena di morte o denunciando le critiche troppo dure a Hollande quando era presidente, abbia fatto capire a tutti che non sono proprio di destra…”. Ancora qui a Cannes, Jane Fonda aveva ironizzato, incontrando il pubblico, sulla sua presa di coscienza femminile, magari un po’ tardiva, proprio a causa degli uomini che si è scelta: “Mi considerate femminista? Ma come si può esserlo davvero quando sei sposata con persone (Roger Vadim, Tom Hayden, Ted Turner n.d.r.) che non ti permettono di essere te stessa? Mi ci sono voluti molti anni per diventare una vera femminista nella vita reale, e poi per diventare single”. Qualche dubbio anche sul movimento MeToo: “Non ha impedito le molestie, ma è stato molto importante per fare rete, la cosa fondamentale è essere credute, e poi alle ragazze ricordo sempre che “no” è una frase completa, compiuta”. Di meccanismi salvavita, Fonda se ne intende: “Non fumare e avere amicizie femminili protegge le donne dal cancro, è statisticamente dimostrato, lo dice una ricerca di Harvard”. Oggi le sue preoccupazioni riguardano le ultime generazioni: “È difficile essere giovani. È sempre stato così, ma adesso lo è diventato ancora di più. Questo vale sia per i ragazzi che per le ragazze, dobbiamo prestare attenzione a tutti i giovani, a loro dico di non mollare, perché le cose, in seguito, da grandi possono diventare più facili”.

Su Deneuve la medicina della recitazione ha fatto miracoli, nel 2019 ha avuto un ictus, si è ripresa, e ha deciso di “prendersi cura del tempo che rimane, evitando di lasciare spazio al passato”, un tempo che comunque rievoca con piacere, senza malinconie, anche se, certo, dai tempi di “Le parapluie de Cherbourg”, che le fece vincere la Palma, trasformandola, a 20 anni, da ingenua debuttante a star internazionale, le cose sono cambiate: “Ero abituata a guardare i giornalieri durante le riprese – racconta – discutere le scene appena girate, perché certe volte si colgono cose che, mentre si recita, non si avvertono. I registi oggi, guardano solo i monitor, tutto è più veloce, e meno condiviso”. Eppure per Deneuve, come per Fonda, come per Marie Christine Barrault che appare, a 82 anni, nel film in gara “La vie d’une femme”, come per Joan Collins che, a 92, ha affrontato, l’altra sera, la montee des marches con la verve di una ragazzina, il cinema resta elisir di lunga vita, una pozione magica da assaporare ancora e sempre: “Mi piace molto – confessa Deneuve -, essere in una sala insieme al pubblico, avere la sensazione di condividere le emozioni. E poi mi piace ancora fare film, oggi cerco di scegliere solo quelli che veramente desidero interpretare”.

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