Zanardi, Hamilton, Rosberg, sono alcuni dei campioni che Dino Chiesa ha fatto crescere nei kart. L’ultimo dei gioielli della sua scuderia è Kimi Antonelli, quando è arrivato era poco più di un bambino, ora è il campione del mondo della F1.
Com’era Antonelli a 11 anni?
«Un pilota di talento, con un padre che gli aveva insegnato a tenere i piedi per terra anche quando vinceva. Invece di dirgli che era bravo, gli faceva vedere dove sbagliava e sono questi gli insegnamenti che pagano quando arrivi in alto, ti fanno capire che è sempre una questione di sacrifici. Non basta vincere, non puoi sentirti arrivato, devi imparare ogni volta. Andrea aveva già il carattere di oggi: testa bassa e dopo ogni vittoria ripartiva da zero».
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Basta il talento per diventare campione?
«Se non hai la testa, non arrivi da nessuna parte. Era sempre la madre a portarlo in pista, il padre veniva poco perché era impegnato con i suoi team. Però non accampava scuse se Andrea andava più piano di un altro bambino, i genitori che lo fanno distruggono i propri figli».
Antonelli è famoso anche per gli scherzi al suo ingegnere di pista Bono, era già così?
«Sa che i tecnici sono suoi fratelli e che l’armonia della squadra porta al risultato finale. Andrea è un buono che riesce diventare cattivo in pista quando serve. Forse dovrebbe diventare più cattivo, con il tempo lo farà, ma il suo carattere è quello, sa farsi volere bene».
Anche dai suoi avversari.
«Ogni tanto mi sento con Max come con Lewis e mi hanno sempre chiesto se Antonelli fosse veramente forte. Rispondevo che quando sarebbe arrivato in F1 avrebbe rotto loro le scatole. Erano stati avvisati e lo accettano. Devono farlo».
Cosa aveva Antonelli di diverso dagli altri?
«Oggi corrono per me dei ragazzi che, appena tolgono il casco, hanno il telefonino in mano. Andrea, invece, andava a vedere l’acquisizione dati, parlava con me e con i meccanici. Non ha mai cercato scuse quando un altro pilota era più veloce, non dava la colpa al mezzo. Voleva capire cosa potesse imparare. Era un purosangue, era Ribot, ma poteva comunque perdersi».
Invece è campione del mondo di F1.
«Era tutto già scritto. Guardavo in questi giorni la classifica dell’Europeo kart 2021: Antonelli 1°, Camara 2°, Lindblad 3° e Tsolov 4°. Erano in 4 moschettieri e tre di loro il prossimo anno saranno in F1».
Come si riconosce un campione?
«Come Hamilton, Kimi metteva l’asticella in alto già al primo giro in qualsiasi pista. Arrivava subito al 98%, gli altri ci mettevano giorni».
Da ora in poi per Antonelli sarà più facile o difficile?
«Il prossimo anno dovrà scontrarsi con Verstappen e vedremo l’evoluzione di Andrea. In questo momento, Max è ancora il pilota migliore per via della sua esperienza, ma Antonelli vorrà fare capire di essere il numero 1. Speriamo che non si stanchi, a 20 anni è già campione del mondo e dopo la F1 non c’è più niente».
Pensa stia aprendo una strada per i futuri piloti italiani?
«Ha fatto capire agli sponsor e alle istituzioni che un italiano può essere campione del mondo di F1. Speriamo che diventi un nuovo Valentino Rossi, ha tutto per riuscirci».

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