Dice Luciano Floridi (se non sapete chi è, guardate su Wikipedia: ha un curriculum più lungo di questo spazio) che il problema dell’Italia con l’intelligenza artificiale non è tanto la mancanza di risorse ma la mancanza di visione: le risorse le trovi, la visione è come il coraggio, se non ce l’hai non puoi dartela.
E, dice ancora Floridi, l’intelligenza artificiale non è qualcosa da fare, è qualcosa che serve per fare tutto il resto: senza intelligenza artificiale non riformi la scuola, la giustizia, la sanità, ovviamente l’impresa. Gli ultimi dati Istat segnalano che l’Italia è di nuovo impantanata come prima del Covid, soprattutto per l’arretratezza tecnologica. Nonostante i duecento miliardi del Pnrr, con cui si doveva promuovere la transizione digitale (oltre alla transizione verde), nell’Ue siamo oggi diciottesimi su 27 per adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese.
Dunque la produttività è ferma e il Pil pure. Oggi, per innovazione tecnologica, l’Italia è a un punto a cui la Francia è arrivata otto anni fa e la Spagna tre. E del resto – si diceva la visione – da noi tutto ciò che è stato generato da internet, sia Amazon o Uber, è considerato nemico dell’umanità, e si esaltano i benefici della calligrafia contro i danni degli smartphone: non per niente siamo l’unico Paese del G20 senza ministero del Digitale.
Dunque, presidente Meloni, che ce ne facciamo della sua stabilità e dei suoi record di durata se, dopo 4 anni di governo e 200 miliardi fra prestiti e a fondo perduto, l’Italia è di nuovo ultima nell’Unione europea quanto a crescita economica?
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