Nel settore del vino era considerato un “mito”. Un pioniere, un punto di riferimento indiscusso al livello internazionale. Le sue bottiglie hanno fatto e continuano a fare il giro del mondo. Un lutto che coinvolge tutti nel mondo enologico. Si è spento a 94 anni Emidio Pepe, uno dei protagonisti del vino italiano del Novecento. Visione internazionale e radici forti nel suo Abruzzo. Con la sua cantina di Torano Nuovo (Teramo) è stato tra i primi a dimostrare che il Montepulciano e il Trebbiano d’Abruzzo potevano essere grandi vini da invecchiamento, contribuendo a cambiare la percezione internazionale dell’enologia abruzzese. Tutti ne parlavano, lo amavano. Soprattutto gli portavano rispetto.
Produttore legato a una viticoltura artigianale e rispettosa della terra, Pepe ha sempre privilegiato pratiche tradizionali, anticipando molti dei principi che oggi vengono associati al vino naturale e alla sostenibilità. Alla guida dell’azienda sono oggi le figlie Sofia e Daniela, insieme alle nipoti Chiara ed Elisa, nel segno della continuità di una delle cantine simbolo del vino italiano.
Nato nel 1932 in una famiglia di vignaioli attiva dalla fine dell’Ottocento, Emidio Pepe scelse nel 1964 di imbottigliare con il proprio nome il vino che fino a quel momento veniva commercializzato sfuso. Una decisione pionieristica, sostenuta dalla convinzione che Montepulciano e Trebbiano d’Abruzzo non avessero bisogno di imitare altri grandi vini, ma potessero affermarsi valorizzando l’identità del loro territorio. Una visione allora tutt’altro che diffusa.
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