Quando hanno dato fuoco al suo corpo, il giornalista sportivo di Eboli Luigi “Luca” Esposito – ritrovato cadavere alle prime luci dell’alba di domenica 19 luglio, era ancora vivo. Forse agonizzante, forse svenuto. Ma era ancora vivo. Il medico legale Casaburi, che ha eseguito l’autopsia su incarico del pubblico ministero Alessandro Di Vico della procura di Salerno, ha riscontrato tracce di fumo nei polmoni di Esposito, circostanza compatibile solo con la vita. E ha stabilito anche in che modo il 53enne è stato: la morte Esposito è sopraggiunta per «asfissia meccanica violenta».
L’INCHIESTA DI EBOLI
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Tradotto dal linguaggio medico-legale, significa che qualcuno ha impedito alla vittima di respirare, presumibilmente servendosi di una maglietta o un altro indumento le cui fibre sono state ritrovate nella zona del collo. Gli altri esami disposti dalla Procura stabiliranno se Esposito sia stato strangolato o se invece il “tessuto” gli sia stato infilato in bocca. Il fumo ha fatto il resto.
IL CASO
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Sono questi i primi, drammatici, elementi emersi dalla relazione sintetica che il medico legale Gabriele Casaburi ha consegnato alla Procura della Repubblica di Salerno. Per i risultati completi degli accertamenti sarà invece necessario attendere circa un mese, quando verrà depositata la relazione definitiva. Nel frattempo si continua a scavare nel privato di Luigi “Luca” Esposito per cercare di fare luce su quella doppia vita che il 53enne aveva costruito nei racconti coi colleghi. Diceva di essere un dipendente dell’Arpac e di occuparsi di controlli nelle aziende bufaline. Qualcuno dei colleghi ha anche riferito di averlo visto a bordo di un’auto con loghi riconducibili all’Agenzia. Ma è ormai pacifico che Esposito non abbia mai lavorato per l’ente. Su questa contraddizione si stanno concentrando le verifiche dei carabinieri: bisognerà capire se il 53enne si sia effettivamente recato in alcune aziende bufaline presentandosi come un dipendente dell’ente e, soprattutto, quale fosse il suo obiettivo. In questo scenario potrebbe trovarsi una delle chiavi per ricostruire il movente dell’omicidio. Non convince, invece, la possibile pista passionale. Esposito era molto riservato sulla propria vita privata: non era sposato, non aveva figli e viveva da solo a Fisciano. Talvolta portava una fede al dito, ma anche su questo particolare emergono versioni contrastanti: qualcuno sostiene che appartenesse al padre defunto, mentre altri – come riportato da alcuni organi di stampa – riferiscono che il 53enne avrebbe raccontato di essere sposato con una farmacista di Caserta. Anche su questo aspetto gli investigatori stanno cercando riscontri. Perché, alla fine, è proprio questo uno degli interrogativi centrali che attraversano l’inchiesta: per quale motivo Luigi “Luca” Esposito avrebbe raccontato ai colleghi una versione così diversa della sua vita lontano dal giornalismo? Cosa nascondeva davvero? E come trascorreva le sue giornate quando non vestiva i panni dell’opinionista sportivo?
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