Sui crinali dell’Alto Vastese, in provincia di Chieti, le torri eoliche sono diventate poche decine dove prima ce n’erano quasi 200. Più alte, più silenziose, più distanziate, il paesaggio appenninico ha recuperato un po’ di respiro, e la quantità di energia prodotta è raddoppiata. È questa la logica dell’integrale ricostruzione – il repowering totale di un parco eolico – che Edison ha portato a termine in Abruzzo con un investimento di oltre 200 milioni di euro, completando la seconda fase dei lavori tra il 2025 e il 2026, dopo una prima tranche conclusa tra il 2019 e il 2021.
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SIMONE MARTUSCELLI
L’idea è stata smantellare gli aerogeneratori installati agli albori degli anni Duemila – con una tecnologia ormai datata e incentivi esauriti – e sostituirli con turbine di nuova generazione. Con questa operazione, interamente finanziata da risorse sul mercato, Edison ha tolto 173 macchine e ne ha messe 47, passando da 114 a 186 MW di potenza. La produzione è salita a 355 GWh annui, pari al fabbisogno di oltre 131 mila famiglie, evitando 148mila tonnellate di CO2 l’anno. «Siamo stati i pionieri in Italia nelle integrali ricostruzioni dei parchi eolici, avviando questo percorso quasi dieci anni fa con un approccio che unisce innovazione tecnologica, competenze industriali e collaborazione con il territorio – ha spiegato Fabio Lamioni, amministratore delegato di Edison Rinnovabili presentando il progetto -. Un modello che intendiamo continuare ad estendere anche ad altri impianti del Gruppo, a partire dalla Campania». Il cantiere ha coinvolto oltre 400 maestranze, con cooperative locali e artigiani che hanno creato una filiera.
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Il progetto si inserisce in una strategia di gruppo che conta su 2,3 GW di energia prodotta da rinnovabili su circa 8 GW complessivi, e punta a 4 GW verdi entro il 2030 con investimenti di circa 2 miliardi. «Le rinnovabili sono la prima fonte di spesa nel nostro piano di sviluppo – spiega l’amministratore delegato Nicola Monti -. Una parte sarà dedicata all’eolico, poi c’è una grossa parte al fotovoltaico che oggi vale 200 megawatt ma diventeranno 400 alla fine dell’anno. L’obiettivo è 1 gigawatt al 2030». Il repowering abruzzese è stato realizzato senza incentivi: possibile grazie alla ventosità dei siti storici e al calo dei costi tecnologici. Le prossime integrali ricostruzioni riguarderanno Campania, Puglia e Calabria.
Il parco aspira anche a essere un modello nazionale, su 13,5 GW di eolico installato in Italia, circa 6 sono candidabili al rinnovo perché hanno esaurito tecnologia e incentivi. Il solo ammodernamento degli impianti esistenti potrebbe generare oltre 13 GW di nuova capacità, coprendo il 60-70% dell’obiettivo Pniec di 26 GW eolici al 2030. Ma i tempi finora hanno frenato il rinnovo, anche perché un’integrale ricostruzione richiede in media 30 mesi di iter, contro i 40 di un greenfield – uno scarto che non compensa i vantaggi di chi opera su siti già infrastrutturati. Parlando con i giornalisti, l’ad del gruppo Monti ha spiegato che una spinta arriverà dal nuovo decreto FER-X, che però oggi non ha continuità: «Quello che possiamo augurarci – dice – è che questo sia solo l’inizio di una stabilità regolatoria che si prolunghi nel tempo».
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Se la chiusura di Hormuz ha messo in evidenza ancora una volta il bisogno di indipendenza energtica dell’Italia, che potrebbe venire in primo luogo dalle rinnovabili, la parte dominante del nostro mix energetico deriva ancora dal gas, di cui Edison è importatore dal Qatar. Il contratto, al momento congelato in virtù dello stato di forza maggiore, scade nel 2034 e Monti esclude riduzioni anticipate. «Il Qatar è sempre stato un fornitore affidabile; aspettiamo informazioni aggiornate sulla possibile ripresa delle forniture e poi poterci sedere per ragionare su possibili estensioni». Sono 17 i carichi non pervenuti da aprile e finora 14 sono stati sostituiti con carichi spot di Gnl, rigassificati a Rovigo.
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