Ceriale – «Sono felice di tornare a casa». Emma Brasca sorride, ma dietro quelle poche parole c’è un mese che le ha cambiato la vita. Dopo poco più di 30 giorni trascorsi all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, la ventiduenne di Ceriale è stata dimessa. Lascia il reparto di Medicina d’urgenza dove ha affrontato il percorso più difficile, quello iniziato nella notte tra il 19 e il 20 giugno, quando lo scooter sul quale viaggiava insieme alla sua migliore amica Sofia Barberi si è scontrato con una Fiat 500 sull’Aurelia, all’altezza del Raviolificio San Giorgio. Per Sofia, nonostante i tentativi dei medici, purtroppo non ci fu nulla da fare. Emma, invece, ha lottato tra la vita e la morte, ma fortunatamente ce l’ha fatta.
«Sono dispiaciuta, allo stesso tempo – racconta –, perché in reparto di Medicina d’urgenza ho trovato delle persone meravigliose». È il pensiero che rivolge a medici, infermieri e operatori sanitari che l’hanno accompagnata nei giorni più duri. Dopo il ricovero, era stata sottoposta a delicati interventi chirurgici: i traumi riportati nello schianto erano gravissimi e i medici sono stati costretti ad amputarle una parte della gamba sinistra. Successivamente, aveva affrontato anche un intervento di ricostruzione della mano. Tappe dolorose, superate con grande forza. Adesso inizia un’altra salita: tornare a casa significa lasciarsi alle spalle il letto d’ospedale, ma anche fare i conti con una quotidianità che non sarà più la stessa.
Emma lo sa bene. «Dovrò vivere per due», dice con commozione. Poi guarda già ai prossimi passi: «La mia prima priorità è andare a trovare Sofi. Non nego di essere spaventata di tornare alla quotidianità, dovrò fare i conti con l’assenza di Sofia. Poi mi dedicherò alla riabilitazione perché voglio tornare prima possibile a camminare. Ho tanti progetti in mente, vedrete delle belle cose. La mia priorità è stare con la mia famiglia e con la famiglia di Sofi». Studentessa universitaria, Emma aveva già dimostrato il suo carattere nei giorni successivi al risveglio dal coma farmacologico. Dal letto dell’ospedale aveva scritto una lunga lettera a Sofia, raccontando un legame «da sorelle» e promettendo di portarla con sé «dentro ogni passo». Oggi quelle parole prendono ancora più forza. «Sofia vivrà sempre ogni passo con me, in questo mese le ho scritto tutti i giorni come se fosse con me, lei c’è sempre».
Una frase che racconta molto. Perché se le ferite sul corpo richiederanno mesi di cure e riabilitazione, quelle dell’anima avranno tempi tutti loro. Emma guarda avanti senza dimenticare. Lo fa con la determinazione di chi sa che la strada sarà lunga, ma vuole riprendersi la propria vita un passo alla volta. Accanto avrà la sua famiglia, quella di Sofia e una comunità che, dal giorno dell’incidente, non ha mai smesso di sostenerla. «Camera 4, letto 7. Andiamo a casa». È l’ultimo messaggio pubblicato su Instagram dall’ospedale. Davanti a Emma, adesso, si apre una nuova vita: «Vivrò per due»
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