La Commissione europea frena sulla richiesta italiana di ulteriore flessibilità per affrontare gli effetti della crisi energetica. Da Palazzo Berlaymont arriva infatti il richiamo ai margini già concessi agli Stati membri: «Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri», ha spiegato il portavoce della Commissione, lasciando intendere che difficilmente Bruxelles accoglierà l’ipotesi di modificare nuovamente i parametri per consentire maggiori spese anche alla luce dell’elevato livello dell’inflazione.
La richiesta era stata annunciata il 30 settembre dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva preannunciato una lettera alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Ma il documento, almeno per ora, non è ancora arrivato a Bruxelles: «Non l’abbiamo ancora ricevuta», ha precisato il portavoce. Con ogni probabilità, Palazzo Chigi dovrebbe inviarla nel pomeriggio.
La Commissione ha intanto ricordato che la clausola nazionale di salvaguardia, estesa alle spese per l’energia oltre che agli investimenti nella difesa, prevede limiti precisi.
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La clausola già attivata dall’Italia
L’Italia ha già avviato la procedura per ricorrere a questo strumento. Secondo la Commissione, la clausola è stata pensata per garantire agli Stati membri «lo spazio fiscale necessario ad adottare misure di risposta alla crisi energetica che stiamo affrontando».
Il meccanismo consente di discostarsi dal cosiddetto «percorso della spesa netta» per un importo complessivo pari allo 0,6% del Pil, nel periodo compreso tra febbraio 2026 e la fine del 2028. Si tratta quindi di uno spazio fiscale aggiuntivo, al quale gli Stati possono ricorrere a condizione che siano completate le procedure previste.
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La richiesta italiana al vaglio
Finora, ha spiegato il portavoce della Commissione, sono due gli Stati membri che hanno manifestato l’intenzione di utilizzare la clausola. Tra questi c’è l’Italia, che ha presentato la propria richiesta di attivazione «un paio di settimane fa» e che ora è ancora all’esame della Commissione.
Per l’Italia, l’utilizzo di questo margine significherebbe poter disporre di circa 14 miliardi di euro aggiuntivi nell’ambito previsto dalla clausola. Risorse che, secondo quanto indicato, non potranno però essere destinate alla riduzione del prezzo dei carburanti per interventi strutturali.

Ecofin e il nodo dei Paesi frugali
La possibilità di concedere ulteriore flessibilità sarà discussa la prossima settimana all’Ecofin, la riunione dei 27 ministri delle Finanze, in programma giovedì e venerdì in Lussemburgo. È in quella sede che torneranno a confrontarsi le diverse posizioni sulla gestione della crisi energetica.
La Commissione, al momento, appare orientata a considerare già significativo lo spazio di manovra concesso. E anche i Paesi cosiddetti «frugali» dovrebbero ribadire con fermezza la loro contrarietà a ulteriori margini di flessibilità.
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