Home Business Energia e difesa, 28 miliardi in due anni: l’intesa dentro il governo

Energia e difesa, 28 miliardi in due anni: l’intesa dentro il governo

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ROMA. Ventotto miliardi di euro di scostamento di bilancio nei prossimi due anni. Metà per l’energia, metà per la difesa. È l’intesa raggiunta ieri sera a Palazzo Chigi, dopo oltre due ore di vertice tra Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini, Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Un compromesso costruito sui margini di flessibilità concessi da Bruxelles e destinato a diventare uno dei principali architravi della prossima legge di bilancio, con la sua dote di 14 miliardi che probabilmente rappresenta metà delle coperture a disposizione.

Il vero equilibrio del Documento programmatico di finanza pubblica, che oggi arriva in Consiglio dei ministri per poi transitare in Parlamento, non è però soltanto quello tra crescita e rigore. È soprattutto quello tra le esigenze politiche della maggioranza e i vincoli europei. La clausola Ue consente infatti all’Italia di utilizzare fino a 36 miliardi, pari all’1,5% del Pil, ma il governo ha deciso di non impiegarli tutti per la difesa. La quota militare sarà ridotta di circa 7-8 miliardi, cioè dello 0,3% del Pil. Una scelta che, nelle intenzioni di Palazzo Chigi, non chiude però la partita: nel centrodestra già si ragiona sulla possibilità di recuperare quelle risorse nel 2029.

In ogni caso il quadro macroeconomico del Dpfp oggi sul tavolo del cdm prevede per il 2026 una crescita del Pil attorno all’1% e un deficit poco sotto il 3%. Il nodo che accompagna la vigilia del Documento programmatico riguarda però l’utilizzo dei margini concessi da Bruxelles e i loro effetti sui conti pubblici. Per l’esecutivo è infatti essenziale mantenere il disavanzo sotto la soglia del 3% quest’anno, così da uscire nel 2027 dalla procedura europea per deficit eccessivo. Anche perché negli anni successivi il deficit è destinato a risalire proprio a causa delle clausole che il governo intende attivare. L’esecutivo aveva già deciso di utilizzare integralmente i 14 miliardi concessi dall’Europa per l’energia tra il 2027 e il 2028, pari allo 0,3% del Pil per ciascun anno. Più delicata la partita della difesa.

Nel centrodestra c’è la consapevolezza che parlare di maggiori spese militari mentre l’inflazione erode il potere d’acquisto rischia di offrire un facile argomento alle opposizioni, pronte a denunciare risorse destinate al riarmo anziché a sanità e welfare. E infatti il tema è scomparso dalle dichiarazioni pubbliche di Meloni e della maggioranza. Dietro le quinte, però, il confronto prosegue da giorni e così è stato anche nel vertice di ieri. Salvini – che in mattinata aveva riunito la cabina di regia economica della Lega – si è presentato a Palazzo Chigi chiedendo di rinviare la decisione sulle spese militari, un’ipotesi che si è scontrata con la volontà di Meloni e Tajani di confermare l’impegno preso con l’Europa e la Nato. Nel 2027 il ricorso alla flessibilità sarà infatti identico per energia e difesa: lo 0,3% del Pil ciascuno, per un totale dello 0,6%, pari a circa 14 miliardi. Lo stesso schema verrà replicato anche nel 2028, portando lo scostamento complessivo dei due anni a 28 miliardi di euro.

Per quanto riguarda le misure energetiche da inserire in manovra, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha indicato una delle ipotesi allo studio: rafforzare gli incentivi per l’efficientamento energetico delle abitazioni, portando l’ecobonus dal 50% al 65%. Ma il vero convitato di pietra della manovra resta l’inflazione. La premier ha deciso di aprire con Bruxelles un ulteriore negoziato per ottenere margini aggiuntivi legati all’emergenza prezzi. Una richiesta che, nonostante la cautela della Commissione europea, il governo è fiducioso di vedere soddisfatta. Il problema, del resto, non riguarda soltanto l’Italia. Palazzo Chigi sa che il rincaro dell’energia sta già spingendo altri Paesi a chiedere una revisione delle regole europee. L’inflazione presenta però anche un paradosso.

Se da una parte erode salari e pensioni e comprime i consumi, dall’altra aumenta il gettito fiscale attraverso il drenaggio fiscale e può generare risorse aggiuntive da destinare alla manovra. Per questo, nella lettera inviata a Ursula von der Leyen, Meloni ha chiesto infatti di poter utilizzare il tesoretto del fiscal drag per finanziare interventi a sostegno di famiglie e imprese. «Dovremmo cercare modi per utilizzare almeno una parte delle entrate supplementari al fine di mitigare l’aumento dei costi energetici in modo temporaneo e mirato», ha scritto la presidente del Consiglio.

Il Dpfp dovrà essere trasmesso alle Camere entro oggi, mentre il 13 ottobre sono attese le risoluzioni parlamentari e il voto sullo scostamento. Poi sarà la volta della legge di bilancio. Due settimane per fissare i numeri della manovra, ma anche per definire gli equilibri della maggioranza. Perché con le elezioni ormai all’orizzonte, ogni miliardo avrà un peso politico oltre che contabile.

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