Home Business Energia, tre imprese su quattro temono nuovi rincari. Gay: sbloccare subito le...

Energia, tre imprese su quattro temono nuovi rincari. Gay: sbloccare subito le rinnovabili

0
1

TORINO. «In uno scenario normale basterebbero questi tre dati per dire che tutto va bene, nello scenario attuale però tutto questo non basta più». Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, legge così l’indagine congiunturale sul quarto trimestre: investimenti, produzione e occupazione crescono, ma i conti delle aziende restano sotto pressione. Il motivo sta in un numero. Il 77% delle imprese prevede aumenti significativi dei prezzi dell’energia, oltre 15 punti in più rispetto alla rilevazione precedente. Nell’industria la quota sale al 78,6%.

L’indagine, condotta a settembre dal Centro Studi dell’associazione, ha raccolto le risposte di circa 400 imprese manifatturiere e dei servizi. Sullo sfondo ci sono la crisi nello Stretto di Hormuz, prezzi energetici tornati sui massimi dal 2022 e una crescita europea che perde slancio. «La redditività resta fortemente compressa dai costi dell’energia e dei carburanti, che condizionano gli altri fondamentali della nostra indagine», spiega Gay.

Eppure la fiducia tiene. Il saldo tra ottimisti e pessimisti migliora su tutti i fronti: occupazione al +13%, produzione al +12,4%, ordini al +10,3%. A tirare la volata è il terziario, che supera il 20% su produzione e ordini. L’industria procede con il freno a mano tirato: produzione al +5,6%, ordini al +2,3%, redditività ancora in rosso al -6,6%. L’export manifatturiero torna in pareggio dopo un lungo periodo in terreno negativo, ma il dato complessivo resta sotto zero, a -1,2%. «L’export, pur essendo importante e in crescita, non basta più», annota il presidente.

Il caro prezzi non si ferma alle bollette. Salgono le attese di rincari per le materie prime, al 65%, e per logistica e trasporti, al 68,6%. La cassa integrazione è stabile all’8,2% delle imprese, ma nell’industria cresce di quasi un punto, al 12,6%.

Aumenta anche la propensione a investire, che riguarda il 74,6% delle aziende, tre punti in più. La spinta però arriva dagli investimenti di sostituzione, al 51,1%, mentre quelli in nuovi impianti e ampliamenti restano fermi al 23,5%. Le imprese ammodernano ciò che hanno, anche grazie agli incentivi dell’iper-ammortamento, e rinviano i progetti di espansione.

Su scala piemontese l’allarme è persino più forte. Tra le circa 1.200 imprese associate al sistema confindustriale, il 77,3% prevede rincari energetici significativi, quasi 20 punti in più rispetto al trimestre precedente, e la quota sale al 79,6% nell’industria. Nel focus sulla transizione sostenibile, le aziende indicano l’instabilità geopolitica come primo fattore di pressione sulla competitività, mentre decarbonizzazione ed economia circolare restano ai margini delle priorità, soprattutto per le più piccole.

Per Gay la strada passa da «politiche industriali di lungo periodo per aumentare la dimensione delle imprese, per sostenere investimenti e credito», a partire dai processi autorizzativi sulle rinnovabili, «prima e più immediata ricetta contro il caro energia e carburanti».

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it