
TORINO. «Alla base c’è il talento, però se non ci sono allenamento e costanza, non si può diventare forti». Enrico Marraffa ha 23 anni ed è campione mondiale degli sport di memoria. Sono sfide in cui gli atleti gareggiano uno contro uno in prove di memorizzazione rapidissima: carte, numeri, parole, immagini, nomi. Non basta ricordare. Bisogna farlo più in fretta dell’avversario, sotto pressione, senza errori. Marraffa, originario di Villa Castelli in Puglia, è uno studente magistrale in Ingegneria meccatronica al Politecnico di Torino. Nelle scorse settimane si è aggiudicato tre titoli internazionali di fila nei Memory games. Nella finale vinta dei Pan-American Open, la notte del 31 maggio, non ne ha sbagliata una. Ha memorizzato 80 cifre in 13,20 secondi. Un risultato che si aggiunge ad altri tre suoi record mondiali: 1.270 carte memorizzate in 30 minuti, 2.132 cifre in 30 minuti, 802 immagini in soli 5 minuti. Risultati con cui è diventato campione europeo nella competizione a Copenaghen, lo scorso aprile.
Quando è nata la passione per i giochi di memoria? Come ha scoperto questo talento?
«Forse è qualcosa che ho sempre avuto, però non me n’ero mai reso conto. All’inizio dell’università grazie all’algoritmo di YouTube ho iniziato a guardare alcuni video del campione di memoria Andrea Muzii (che nel frattempo è diventato mio maestro) e da lì ho voluto provare così per gioco. Per 15 minuti al giorno e per divertimento provavo a memorizzare un mazzo di carte. Vedendo che diventavo bravo, circa tre anni fa mi sono unito al team italiano e da lì ho iniziato poi a partecipare ai tornei e a fare vari record mondiali».
I suoi compagni di corso le hanno mai chiesto consigli per lo studio, vedendo la sua bravura?
«Sì, mi chiedevano come memorizzare delle parti di esame, ad esempio delle file di codice di programmazione oppure alcune formule».
Da quanto provava a raggiungere questo obiettivo dei tre titoli di fila?
«Da tre anni mi sono allenato più seriamente per i tornei in presenza con più giocatori. Sono andato in Svezia, dove nel 2024 ho vinto i Mondiali. Circa un anno e mezzo fa mi sono concentrato sui tornei internazionali online e ora ho vinto consecutivamente l’Asian-Oceanian, l’African-European e il Pan-American Open».
Come mai è così difficile vincerli tutti e tre?
«Perché si gioca agli orari di quei continenti. Ad esempio per l’Asian Open io ho dovuto giocare alle tre di notte, fino alle undici per la finale. Sono ritmi estenuanti e devi mantenere la concentrazione, perché magari gli asiatici invece stanno giocando da riposati».
Come ha raggiunto questo livello?
«Spesso si pensa che ci sia solo una componente di talento, ma in realtà è più allenamento. Certo, alla base c’è il talento che ti aiuta a progredire più velocemente. Però senza l’allenamento e la costanza non si può diventare forti. Io mi alleno sulle prove che ci saranno in gara per una o anche tre ore e mezza al giorno, a seconda dei tornei che devo affrontare».
I Memory sport stanno prendendo piede tra i giovani?
«In Italia siamo pochi in realtà. A livello mondiale ovviamente è un po’ più importante, ma è ancora di nicchia. Sta crescendo però, e nei prossimi anni penso che diventerà sempre più importante. Ci sono posti in cui comunque è già una tradizione conosciuta, come in Mongolia. Quest’anno andrò in Indonesia e in Vietnam, per esempio, e spero di trovare più attenzione».
Questa grande capacità di memorizzare la avvantaggia anche in qualche aspetto della sua vita quotidiana?
«Nelle piccole cose: le password, i numeri di telefono o la lista della spesa. Puoi ricordare ciò che ti serve per tantissimo tempo, basta ripeterlo. La ricaduta più grande secondo me però non è solo nella memoria, ma nella concentrazione, perché per fare queste gare devi per forza essere concentrato. Questo poi si riflette un po’ in tutto quello che faccio ogni giorno, quando studio e quando lavoro».
Quali sono ora i prossimi obiettivi e anche i suoi sogni nella vita?
«Al momento ancora non lo so, ovviamente ci sono più strade date le varie attività che faccio. Un’opzione è continuare a lavorare nel settore ingegneristico, quello per cui studio, infatti adesso sto facendo un tirocinio all’Avio Aero. Oppure potrei provare a entrare sempre di più in questo mondo della memoria, provare qualcos’altro in questo business. Ci sono ci sono tante strade, valuterò».
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