Non ci sono contestazioni sugli spalti, il SoFi Stadium di Inglewood a LosAngeles è una bolgia, e i posti vuoti si contano su una mano, alla faccia del caro biglietti e di una partita che in termini di aspettative tecniche rasenta quasi il fondo, malgrado l’Iran sia un top in Asia. La Nuova Zelanda ritrova il Mondiale 16 anni dopo l’esperienza in Sudafrica.
Sulle tribune qualche bandiera pre-revoluzionari dei tempi dello scià spunta, ma sono macchioline, nonostante la sentenza in una procedura d’emergenza con la quale il giudice della Contea di Los Angeles Curtis A. Kin conferma il divieto di introdurre il vessillo. Sacra la libertà di parola e di espressione, dice in sintesi, ma ci sono dei limiti. E lo spazio dello stadio non è “pubblico”, non è insomma un parco o un parcheggio. Sofismi in punta di diritto o meno, resta il divieto, resta la diaspora contro il regime, restano le proteste nei luoghi del Melli Team, ma il calcio d’inizio apre un nuovo capitolo. Rotola la palla. E vola veloce.
La partita è sin spettacolare, fra capovolgimenti di fronte, reparti distanti, agonismo e corsa al posto di tatticismi e sbavature tecniche a iosa che trasformano la caccia alla seconda palla nella parte nevralgica del campo in una tenzone. Passa subito la Nuova Zelanda, con l’esterno Just – il giocatore di miglior talento insieme a Singh– che chiude dall’area piccola un diagonale dopo una triangolazione con Wood, centravanti di stazza, e la complicità di una difesa iraniana pasticciona e immobile. Non c’è palleggio, poche trame, il controllo della partita sfugge a chi dovrebbe esercitarlo (i neozelandesi) e a chi dovrebbe rimontare. Il pareggio arriva con bella iniziativa del terzino destro Rezaeian.
Nella ripresa non cambia il canovaccio e anzi crescono occasioni e capovolgimenti di fronte. Ghayedi entra e dà imprevedibilità al fronte d’attacco iraniano, Payne e poi il subentrato Elliot faticano a contenerlo. È ancora la Nuova Zelanda a passare con un’azione da playstation. Dialogano in velocità sulla trequarti Singh e Just, poi in area è il gioco di boa di Wood – fondamentale nel gioco di Darren Bazeley – a liberare ancora Just che trafigge l’incolpevole Beiranvand. L’Iran sbanda, la Nuova Zelanda sembra poter controllare, ma così come nei prima 45 minuti la velocità e l’intensità trasformano il match in un flipper. Il pareggio è il frutto di un cambio di gioco da sinistra, e di un cross pennellato da Rezaeian sulla testa dell’incursore Mohebbi, spizzata e palla che bacia il palo e s’insacca.
Sale il grido “Iran, Iran” al SoFi, così come l’agonismo. Qualche azione confusa in aerea e al limite, alcune prese alte dei portieri, lo scompiglio degli strappi di Ghayedi da una parte, e le accelerazioni di Just dall’altra portano un po’ apprensione. Ma il finale è scritto ormai, 2-2. L’Iran torna a Tijuana, ospite sgradito in terra Usa.
Iran (4-4-2): A. Beiranvand 6: Khalilzadeh 5,5; M. Mohammadi 5,5; A. Yousefi 6 (46’ Ghayedi 7); A Nemati 6; R. Rezaeian 7; S. Ezatolahi 6,5 ; M. Mohebbi 7; S. Ghoddos 6,5 (19’ Hajisafi 5,5); M. Taremi 6,5 (34’ Hisseinzadeh s.v.); S. Moghanloo 6 (53’Alipour 6)
Ct.: Amir Ghalenoei 6
Nuova Zelanda (4-2-3-1): M. Crocombe 6; T Payne 6 (33’ Elliot 6); M. Boxall, 6,5; L. Cacace 6,5 (21’ Thomas 6) ; F. Surman 6; J. Bell 5,5; M. Stamenic 6,5 (Bindon s.v.); S. Singh 7 (Randal s.v.); E. Just 7,5 ; C. McCowatt 6 (21’ Old 5,5); C. Wood 6,5
Ct.: Darren Bazeley 6
Arbitro: César Artur Ramos Palazuelos
Reti: pt 7’ Just; 32’ Rezaeian; 9’ st Just; 19’ Mohebbi
Ammoniti: 44’ st Hajisafi
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