Estate di caldo record, in Europa è l’Italia a pagare il conto più salato: persi 28 miliardi di euro

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Il caldo presenta il conto all’economia europea, e a pagare di più è l’Italia che nella passata estate ha registrato le maggiori perdite economiche. In prospettiva le conseguenze delle alte temperature si faranno sentire ancora di più nei prossimi anni con effetti anche sulle entrate fiscali, viste scendere di oltre un punto percentuale annuo nel nostro Paese. A dirlo è un ampio report di Allianz che evidenzia che il caldo non è più soltanto un fenomeno climatico ma sta diventando un rischio economico strutturale. L’ondata di calore dell’estate 2026 ha sottratto, secondo i calcoli di Allianz, circa 113 miliardi di euro alla produzione economica europea, quasi lo 0,5% del Pil previsto per l’anno.

A guidare la classifica delle perdite è proprio l’Italia, con 28 miliardi di euro di mancata produzione, davanti alla Germania, a 25 miliardi, e alla Francia, con 20 miliardi. Il conto comprende la minore produttività del lavoro, le pause più lunghe e le assenze provocate dalle temperature elevate, oltre alle conseguenti perdite di produzione e valore aggiunto. Il dato italiano assume particolare rilievo perché arriva in un’estate segnata da temperature eccezionalmente elevate e da episodi di caldo prolungato, che hanno inciso soprattutto sulle attività più esposte alle condizioni meteorologiche. Secondo Allianz, infatti, il caldo estremo sta diventando un rischio economico strutturale, e non più soltanto un fenomeno climatico con conseguenze occasionali. I dati sono stati elaborati nel contesto della prima elaborazione del «Climate Risk Tracker». Alla base dell’analisi vi sono, da un lato, i dati meteorologici e quelli relativi ai danni e, dall’altro, la modellizzazione degli effetti economici attesi.

Meno produzione e più costi

Già in un report del maggio scorso era stato messo sotto la lente il meccanismo alla base degli effetti sulla produzione economica: quando le temperature superano determinate soglie, la produttività dei lavoratori diminuisce rapidamente. Nello studio Allianz, oltre i 30 gradi, ogni ulteriore grado nella fascia 30-35°C comporta una riduzione della produzione oraria di circa il 3% rispetto alla media del campione analizzato. Contemporaneamente aumenta la domanda di energia per il raffrescamento, con consumi stimati in crescita di circa l’1,2% per ogni grado aggiuntivo.

Il caso Italia

Per l’Italia l’impatto può essere particolarmente significativo perché una parte rilevante dell’attività economica è legata a settori esposti al caldo, dal turismo all’agricoltura, dall’edilizia alla manifattura. La stima dei 28 miliardi di euro riguarda l’impatto economico dell’estate 2026. Allianz ha però elaborato a maggio uno scenario molto più severo per il periodo 2026-2030, ipotizzando che ogni Paese attraversi una sequenza di anni sempre più caldi fino ad arrivare, nel 2030, al proprio anno più caldo registrato. In questo scenario, per l’Italia le perdite cumulative di Pil potrebbero arrivare a 147 miliardi di dollari tra il 2026 e il 2030. Si tratta però di uno scenario di stress, non di una previsione puntuale: Allianz simula il ripetersi delle condizioni degli anni più caldi osservati tra il 2014 e il 2024. Il rischio non riguarda soltanto la produzione dell’anno in corso. Il caldo può infatti ridurre anche gli investimenti, perché temperature più elevate e maggiore frequenza degli eventi estremi possono comprimere i rendimenti attesi delle attività produttive.

Secondo Allianz, nello scenario più caldo il calo degli investimenti fissi potrebbe superare quello dei consumi, arrivando mediamente all’8% nei Paesi interessati. Anche i conti pubblici rischiano di risentirne: meno attività economica significa minori entrate fiscali, mentre aumentano le spese legate alla sanità, alle infrastrutture e agli interventi di emergenza. Per l’Italia Allianz stima, nello scenario di stress, una perdita annua di entrate fiscali pari all’1,3% circa.

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