Sono sbarcati questa mattina, domenica primo maggio, a Creta la maggior parte degli attivisti della Global Sumud Flotilla fermati nella notte tra mercoledì e giovedì da Israele in acque internazionali mentre cercavano di raggiungere Gaza con l’intenzione di portare aiuti umanitari alla popolazione.
Il ministro degli Esteri israeliano ha annunciato che due di loro saranno «portati in Israele per essere interrogati». Sono Saif Abu Keshek, palestinese-spagnolo e Thiago Ávila, brasiliano, sospettati rispettivamente da Israele di «affiliazione a un’organizzazione terroristica» e «attività illegale, «Entrambi arriveranno in Israele nelle prossime ore per essere sottoposti a indagini» ha poi concluso il ministero degli Esteri israeliano.
«Chiediamo a tutti i governi di fare tutto il possibile per fare pressione sul regime israeliano affinché rilasci tutti i rapiti illegalmente» ha scritto la Global Sumud Flotilla sul suo profilo X – Tutti gli altri partecipanti alla missione tenuti prigionieri sono stati rilasciati a Creta, ad eccezione di Thiago e Saif».
Chi sono i due attivisti fermati
Entrambi gli attivisti trattenuti da Israele sono volti noti nel movimento di sostegno alla causa palestinese e di protesta contro le azioni militari israeliane a Gaza. Thiago Ávila, 39 anni, ambientalista, è conosciuto come uno dei frontmen della branca brasiliana della Global Flotilla. Seguitissimo sui social, si occupa di attivismo da circa 20 anni, secondo quanto raccontato da lui stesso. Aveva già partecipato ad altre spedizioni umanitarie verso Gaza l’anno scorso. Saif Abu Keshek, palestinese nato in Cisgiordania, vive a Barcellona e da oltre vent’anni organizza iniziative di solidarietà con la Palestina.
La Grecia «alla luce dell’operazione israeliana contro le navi della Global Sumud Flotilla in acque internazionali, al largo delle coste di Creta» chiede «moderazione e rispetto universale del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale del mare e il diritto internazionale umanitario» si legge in una nota del ministero degli Esteri di Atene.
«In quanto fattore di stabilizzazione nella regione, guidata dal diritto internazionale e dai principi umanitari, ha esortato Israele a ritirare le sue navi dalla zona e ha offerto la sua assistenza diplomatica accettando di ospitare i passeggeri sul proprio territorio e di garantirne il rientro in sicurezza nei rispettivi paesi d’origine» continua la nota.
Notizia in aggiornamento
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