Fondazione Crt, perché i pm chiedono di archiviare Palenzona e chi resta indagato

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Quando ricevette l’avviso di garanzia fu lui stesso a renderlo pubblico manifestando tutto lo «stupore» e dichiarandosi «a disposizione dell’autorità inquirente per ogni informazione sull’accaduto con la certezza di poter chiarire ogni elemento della vicenda». Il tempo è stato galantuomo con Fabrizio Palenzona, presidente di Crt per il quale la procura di Roma ha chiesto la decadenza delle accuse di corruzione tra privati a latere dell’intricata vicenda (oggetto di un prossimo processo sempre nella Capitale) del presunto «patto occulto» in Fondazione che lo stesso Palenzona aveva denunciato.

Come è nata l’ipotesi di corruzione

L’ipotesi della corruzione era stata così inizialmente immaginata e contestata dai pm. E cioè vi sarebbero state presunte pressioni di Palenzona nei confronti di Corrado Bonadeo, già consigliere di indirizzo della Fondazione, registrate rispettivamente il 9 e il 14 aprile. Il giorno prima Palenzona «assicura a Bonadeo una carica in Cassa di Risparmio di Asti e in Cassa depositi prestiti in cambio delle dimissioni», con l’obiettivo di «chiudere l’intera vicenda». Le dimissioni avrebbero rappresentato per Palenzona «l’utilità funzionale ad evitare approfondimenti da parte del Mef quale autorità di vigilanza». La promessa a Bonadeo avrebbe fatto il resto nei termini della configurazione di un reato a vantaggio di entrambi. Adesso i pm di piazzale Clodio hanno cambiato prospettiva. Spiegando – nella richiesta di archiviazione – che «l’ipotesi (di corruzione ndr) non trova alcun riscontro essendo emerso piuttosto che la richiesta di dimissioni sia stata ottenuta da Palenzona nell’esercizio delle sue funzioni di Presidente della Fondazione e non quale utilità non dovuta a proprio vantaggio».

La tesi della difesa

La richiesta di Palenzona a Bonadeo di fare un passo indietro è stata poi – sottolineano i magistrati – accompagnata da un’informativa proprio all’autorità di vigilanza da cui è scaturito il procedimento” (quello su cui pende richiesta di rinvio a giudizio ndr). Nota a margine: Bonadeo non ottenne alcun incarico in Banca D’Asti. Lo stesso Palenzona, poco dopo aver ricevuto la contestazione di corruzione aveva ricordato di aver «personalmente denunciato appena ne ho avuto contezza l’esistenza del patto promosso sulla base di una raccolta di firme da Bonadeo. Inoltre – aveva aggiunto – ho rassegnato le mie dimissioni da presidente della Fondazione Crt quando il Consiglio di amministrazione della Fondazione ha ritenuto, deliberando a maggioranza, l’esposto all’autorità di vigilanza improprio e infondato, sì da giustificare anche il licenziamento immediato del segretario generale reo di avere, su mia indicazione, trasmesso gli atti al ministero dell’Economia».

Come prosegue l’inchiesta

Esce dunque di scena – in attesa del gip – l’indagato più noto e autorevole della vicenda. Ma resta in piedi – soprattutto grazie alle chat acquisite dal procuratore aggiunto Marco Gianoglio poi trasmesse per competenza ai colleghi romani – l’inchiesta e il relativo processo in vista per il «patto occulto» all’interno della Fondazione Crt per avere la maggioranza nel Consiglio di amministrazione e riuscire così ad influenzarne alcune decisioni chiave.

Chi rischia il processo

In dieci rischiano il processo per ostacolo alla vigilanza. Si tratta degli ex consiglieri Antonello Monti, Caterina Bima, Davide Canavesio, Anna Maria di Mascio, Corrado Bonadeo, Fiorenza Viazzo, Paolo Garbarino e Giuseppe Tardivo. Elisabetta Mazzola e Alice Colombo risultano ancora in carica, in consiglio d’indirizzo. Nell’ipotesi dei pm condivisa con il Nucleo di polizia economica della Guardia di Finanza di Torino ci sarebbe stato un accordo che avrebbe determinato alcune scelte del cda, in particolare quelle relative alle nomine dei componenti degli organi di amministrazione e controllo degli enti partecipati. Il tutto al di fuori della normale dialettica. «Una Fondazione dentro la Fondazione» la definì Palenzona. Il patto, formalizzato in una scrittura privata nell’aprile 2021, sarebbe stato consapevolmente nascosto al ministero dell’Economia e allo stesso Palenzona. Così le sue ricadute sull’attività della Fondazione. Non solo: alcuni dei personaggi coinvolti avrebbero anche dichiarato al Mef in una nota di non sapere nulla di accordi del genere e di averli appresi solo dai giornali. E invece sarebbero stati smentiti da prove documentali. Fu un vero e proprio terremoto all’interno di Crt da cui adesso è in uscita l’indagato più conosciuto.


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