Home Business Gas oltre 82 euro, bollette in aumento: quanto costerà riscaldare casa quest’inverno

Gas oltre 82 euro, bollette in aumento: quanto costerà riscaldare casa quest’inverno

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Riscaldare casa quest’inverno potrà costare fino al 60% in più dell’anno scorso. Il gas naturale è tornato sopra gli 82 euro al megawattora sulla piazza Ttf di Amsterdam e i contratti futures sul mese di novembre hanno guadagnato l’1,44% lunedì 12 ottobre, arrivando a 82,6 euro al megawattora, un livello che non si registrava dal 14 settembre. Nella stessa giornata i prezzi hanno proseguito la salita fino a 83,2 euro, con un incremento del 2,2%. Tra le cause principali dei rialzi ci sono la crisi in Medio Oriente,il conflitto in Ucraina, le temperature più rigide previste in Europa e un guasto non programmato nell’impianto norvegese di Karsto, che toglie al mercato 5 milioni di metri cubi al giorno.
Oggi l’Italia è tra i Paesi Ue meglio collocati sul piano degli stoccaggi, con riserve vicine al 90% contro una media Ue del 73%. Tuttavia preoccupano i mesi a venire, perché le quotazioni della materia prima hanno registrato aumenti del 161% rispetto a un anno fa.

Per questo, secondo le stime del think tank Ecco, l’inverno che sta per iniziare sarà il più caro di sempre. Per dare un’idea concreta dello scenario, a novembre 2025 il gas scambiava intorno ai 30 euro al megawattora. Con un aumento di circa 50 euro al megawattora tra novembre 2025 e novembre 2026, Ecco stima un incremento del 50-60% sulla bolletta di un cliente domestico.

Ridurre i consumi e guardare ai fragili

«Diventa essenziale attivare tutte le misure di riduzione dei consumi, che non saranno spinte da una mancanza di gas ma da prezzi ancora molto volatili, legati alla nostra dipendenza dalle forniture estere e al fatto che il mercato del gas è ormai globale – spiega Francesca Andreolli, Cluster Lead Energia del think tank -. Circa metà del costo in bolletta è riconducibile al costo della materia prima, il resto è determinato da oneri di rete, oneri di sistema e imposte, come l’accisa e l’imposta sul valore aggiunto. Quindi è sulla metà legata ai contratti che incidono maggiormente i rincari».

Il timore è che a essere colpiti siano i più fragili. Il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli, in audizione alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), ha avvertito che «sul fronte della crescita sarà necessario monitorare la trasmissione del rincaro delle risorse energetiche all’economia e i potenziali effetti negativi su famiglie e imprese». E sullo stesso tema va l’attenzione delle associazioni dei consumatori, che sottolineano come i rincari arriveranno dopo la fine del mercato tutelato. «Già a settembre, prima ancora dell’inizio della stagione termica, il prezzo per i vulnerabili fissato da Arera era già il più alto di sempre, maggiore del 7,1% di quello record del dicembre 2022, anche se il primato non dipende solo dal prezzo del gas ma anche dal fatto che ora non ci sono più gli sconti sulle bollette che aveva introdotto Draghi: azzeramento degli oneri di sistema e Iva sul gas al 5% – spiega il presidente dell’Unione dei consumatori (Unc) Massimiliano Dona -. Per una famiglia tipo che consuma 1.100 metri cubi annui di gas significa già una bolletta annua da infarto pari a 1782 euro che, sommati agli 869 euro della luce, determinano una stangata complessiva annua pari a 2651 euro».

Il trend dei prossimi mesi e l’infrastruttura

Lo scenario resta quello di una volatilità costante che è determinata dalla crisi internazionale. Per questo, spiega il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli «Paradossalmente non è da escludere nemmeno un crollo dei prezzi, perché le scadenze della prossima primavera, o tra un anno, quotano già 20 dollari in meno. Siamo in un momento di crisi, guerra e caos, e gli scenari possibili sono imprevedibili».

A differenza che sul petrolio, sul gas incide anche la rete di trasporto della materia prima. «Il gas, a livello regionale – spiega Nicolò Rossetto, ricercatore alla Florence School of Regulation – è in realtà suscettibile di variazioni maggiori. Questo perché, soprattutto in Europa, ha vincoli più stringenti nella trasportabilità rispetto al petrolio». Molti operatori stanno rinviando gli acquisti di scorte proprio perché temono che a prezzi così elevati non riuscirebbero a rivendere il gas accumulato. «Questo – spiega Rossetto – però lascia il sistema europeo in una condizione di fragilità. Se l’inverno fosse molto freddo, o se accadesse qualcosa a un’infrastruttura di adduzione importante, come per l’Italia il gasdotto dall’Algeria, ci troveremmo di nuovo in una situazione di scarsità simile a quella di fine 2022, con la necessità di razionare i consumi. Il primo strumento di razionamento è il prezzo, che spingerebbe soprattutto i consumatori industriali, ma anche la produzione termoelettrica, a usare meno gas.

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