TORINO. Andrea Giuricin insegna Economia dei trasporti all’Università di Milano Bicocca ed è visiting professor alla China Academy of Railway Sciences. È in Spagna per un convegno sulla mobilità quando arriva la notizia dello scontro tra due treni ad alta velocità tra Los Yébenes e Urda, in provincia di Toledo. Il bilancio è di almeno dieci morti ed è destinato a salire.
Professore, che cosa sta succedendo in Spagna?
«È il secondo incidente grave in meno di un anno sulla linea ad alta velocità. Questa volta bisogna capire che cosa sia successo. In Andalusia, ad Adamuz, il problema era stato probabilmente un binario. Non si è mai chiarito come una parte della rotaia si fosse staccata».
C’è una questione di sicurezza?
«A questo punto sì. Due incidenti gravi in meno di un anno, in un settore che in oltre sessant’anni di storia, a livello mondiale, non ne ha quasi mai avuti. Evidentemente c’è un problema»
Sono mancati gli investimenti?
«La Spagna sull’alta velocità ha investito molto. Ha costruito circa quattromila chilometri di linee, la seconda rete più estesa al mondo. Il tema è capire dove si sia sbagliato, forse nella manutenzione. I soldi sono stati spesi: bisogna vedere come sono stati messi a terra».
Di chi è la responsabilità? Di Adif o degli operatori?
«Oggi non si può dare la colpa né ad Adif, che gestisce l’infrastruttura, né alle compagnie. L’incidente è avvenuto da pochissimo ed è difficile dire che cosa sia successo esattamente».
In Italia come siamo messi? La tragedia di Brandizzo ha lasciato il segno.
«Le statistiche dicono che in Italia il trasporto ferroviario resta estremamente sicuro. È bene ricordarlo. Si investe molto in nuove linee e in nuove infrastrutture, e anche in sicurezza. Il rischio zero non esiste, ma i numeri dicono che l’Italia è un Paese sicuro».
Che effetto ha l’incidente di oggi?
«Ha scosso la Spagna, ma anche tutto il mondo ferroviario. È un fatto estremamente grave in un settore, quello dell’alta velocità, che storicamente è il più sicuro e per decenni ha avuto incidentalità zero».
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