I numeri sono chiari. Negli ultimi dodici mesi dal 30 ottobre 2025 a oggi sono stati proclamati in Italia 887 scioperi nei servizi pubblici essenziali, ma 36 su 100 sono stati revocati. Tradotto significa che 320 di questi non si sono svolti, ovvero il 36%. 117 scioperi sono stati quelli nazionali, di cui 28 generali. Insomma, quasi un giorno su due, da qualche parte l’Italia si è fermata. Nella realtà, e nella maggior parte dei casi il blocco ha riguardato una sola città o una sola azienda: pochi, quindi, quelli che hanno fermano l’intero Paese.
In quali servizi si sciopera di più.
Il servizio con più scioperi è bus e metro: 236 proclamati negli ultimi 12 mesi. Uno sciopero può riguardare più servizi, per questo i totali non si sommano.
Il venerdì e il lunedì sono i giorni con più scioperi: attaccati al fine settimana, pesano di più. Sabato e domenica ce ne sono pochi, perché molti servizi lavorano meno. Entrando nei numeri, si è scioperato 135 volte il lunedì, martedì 63, mercoledì 62, giovedì 65, venerdì 175, sabato 35, e domenica 32.
Mese per mese
Il mese con più scioperi è stato giugno 2026 (63), quello con meno agosto 2026 (6). Il calo d’estate e nelle feste non è un caso: per treni, aerei, bus e altri servizi ci sono periodi in cui gli scioperi non si possono fare, per esempio da fine luglio a inizio settembre e a cavallo di Natale. Nel dettaglio: ottobre 2025 3, novembre 2025 41, dicembre 2025 25, gennaio 2026 55, febbraio 2026 45, marzo 2026 55, aprile 2026 45, maggio 2026 57, giugno 2026 63, luglio 2026 59, agosto 2026 6, settembre 2026 60.

In che settore si sciopera di più
Il servizio con più scioperi è bus e metro: 236 proclamati negli ultimi 12 mesi anche se in molti casi uno sciopero può riguardare più servizi. I settori più colpiti: Bus e metro con il 21%. Seguono: Aerei, 39%, Rifiuti 48%, Sanità 40%, Uffici 36%, Treni 124%, Scuola 414%, Utenze 20%, Traghetti 24%, Strade e carburante 27%.
Ma quanto costa uno sciopero?
Secondo le stime di molti economisti, si potrebbe dire che lo sciopero non è proprio gratis. Anzi. Costa alla tasche dei lavoratori e grava sul prodotto interno lordo del Paese.
Per ogni singola giornata le stime variano a seconda dell’adesione e dei settori coinvolti, con un impatto immediato che può oscillare tra i 100 e i 500 milioni di euro per i casi di mobilitazione generale. Per un lavoratore l’astensione del lavoro o l’adesione allo sciopero se si preferisce comporta la decurtazione di una quota giornaliera della retribuzione (pari a 1/30 dello stipendio mensile), mentre per lo Stato si traducono in minori introiti fiscali e contributivi (IRPEF e contributi previdenziali).
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