Sergio Mattarella ha concesso la grazia a un orefice condannato per aver ucciso due rapinatori in fuga e ferito un terzo dopo che questi gli avevano assaltato il negozio. Ma a dispetto delle coincidenze non si tratta di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour per il quale s’era mobilitato a metà luglio il governo con un’invasione di campo del ministro Carlo Nordio denunciata dal Quirinale.
IL CASO
Il presidente Mattarella firma tre grazie, c’è anche il gioielliere che uccise i rapinatori nel 2008
No: il provvedimento di clemenza firmato dal presidente della Repubblica ha come destinatario Guido Gianni, orafo di Nicolosi, provincia di Catania, la cui vita cambiò la mattina del 12 febbraio 2008 quando tre giovani (tutti italiani e collegati a un clan della zona) fecero irruzione nella sua bottega di preziosi brandendo un’arma che, proprio come a Grinzane Cavour, sarebbe risultata poi inoffensiva salvo venire scambiata sul momento per una calibro nove. Presero in ostaggio la moglie del negoziante, la malmenarono strappandole ciocche di capelli, gridarono che l’avrebbero ammazzata. Gianni corse fuori dal retro con la pistola, ne seguì una colluttazione che per i giudici non fu legittima difesa in quanto le due vittime, ventunenni entrambe, vennero colpite alle spalle mentre tentavano la fuga. L’orefice aveva la mente «offuscata», così gli avvocati provarono a giustificarlo, inutilmente però. Fu condannato a 12 anni e quattro mesi con le attenuati generiche. Cinque anni li ha passati in cella. Mattarella, informa una nota del Colle, gliene ha abbuonati altri tre in modo che Gianni possa trascorrere il resto della pena ai servizi sociali.

Non è stata l’unica grazia concessa ieri. Un altro paio di provvedimenti riguardano spacciatori con gravi problemi di salute o familiari. I loro nomi non sono stati resi noti, tranne le iniziali, per ragioni di privacy (proprio come era accaduto nella vicenda di Nicole Minetti e del figlio minore adottivo). Niente di paragonabile comunque al caso dell’orefice siciliano, per il quale la moglie aveva lanciato nel 2022 una petizione per la grazia con il sostegno di numerosi esponenti politici, in particolare di Matteo Salvini che ieri ha subito esultato quasi a rivendicarne il merito («Una bellissima notizia»).
il confronto
Baldissero d’Alba, il procuratore Mazzeo: “I casi di Mollo e Roggero sono diversi”. Ecco perché

Sbaglierebbe, tuttavia, chi volesse scorgere nel perdono a Guido Gianni un cambio di rotta presidenziale, o addirittura un segnale politico dopo le polemiche su Roggero. Balza agli occhi un dato di fatto: diversamente dal gioielliere di Grinzane Cavour, che è appena entrato in carcere, l’orefice di Nicolosi ha già scontato una parte considerevole della pena. Si tratta di una condizione necessaria per poter ottenere clemenza. Ma soprattutto pesa una circostanza che sul Colle fanno sommessamente notare: non è il capo dello Stato a scegliere, nel mazzo delle richieste di grazia, quelle cui prestare attenzione e quelle invece da trascurare. C’è tutta una trafila. Mattarella si pronuncia di regola sui dossier che approdano sulla sua scrivania dopo aver percorso un lungo iter cui partecipano il magistrato di sorveglianza – che deve dare per primo parere favorevole – e lo stesso ministero di Grazia e giustizia, al quale spetta istruire la pratica. Così è avvenuto nel caso di Guido Gianni. Non è stato insomma il presidente a sollecitarne il perdono. Tantomeno la grazia va intesa come cedimento a chi lo tira per la giacca.
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