AUSTIN. Una livrea ad hoc, più l’ultimo pacchetto di aggiornamenti della stagione. La Ferrari cerca soddisfazioni ad Austin, dove due anni fa è arrivata l’ultima delle 87 doppiette del Cavallino, firmata da Charles Leclerc e Carlos Sainz. La pista ricorda un po’ Silverstone, teatro a inizio luglio della seconda vittoria stagionale, sempre per merito del monegasco, così sperare nel tris diventa meno temerario anche se lo stesso Charles rallenta: «In qualifica gli altri hanno qualcosa in più di noi».
Rallentare, già. È il consiglio scherzoso che Lewis Hamilton dà a Kimi Antonelli, al primo match-point Mondiale: domenica sera il bolognese sarà campione se vincerà il Gp degli Usa, se lo stesso Lewis non andrà oltre la 5ª posizione e se il compagno di squadra George Russell sarà 9° o peggio. Difficile, non impossibile, e comunque nel caso le combinazioni non si verificassero, «servirebbe una catastrofe degli altri», commenta Kimi, si tratterebbe di aspettare un’altra settimana appena (1° novembre in Messico) o al limite due (8 novembre in Brasile). Hamilton non risparmia i complimenti al giovane rivale, che è anche il suo erede alla Mercedes: «Merita il titolo, sono molto fiero di quello che sta facendo, di come interagisce con noi e con i media. Sta mostrando una grande calma». Quella che in Ferrari spesso è mancata, l’ultimo caso risale proprio a due settimane fa a Singapore, la strategia fai-da-te dello stesso Hamilton, questa volta sbagliata. Il sette volte campione del mondo si era già preso le proprie responsabilità subito dopo la gara di Marina Bay, in Texas ha approfondito l’argomento: «Credo che ci sia solo da imparare da certe situazioni, certo nei giorni successivi non sono stato bene quando ci ripensavo. È stata una questione di secondi, subito dopo aver superato la pit-lane mi sono reso conto che non effettuare la sosta dietro a Charles non era la scelta corretta. Ma credo che il mio ruolo in Ferrari sia continuare a sfidare il team e me stesso, ho sempre fatto così, cercherò di non commettere più certi errori».
Lewis ha poi commentato la notizia del ritorno dell’Africa in Formula 1, con il Gp del Ruanda dal 2030. Un successo che sente anche suo, «dopo così tante riunioni», ma che a suo giudizio non basta. «Il Continente merita di avere la F1, non un singolo Stato. Ci sono realtà straordinarie, culture bellissime, persone incredibili». Il Ruanda è stato accusato di «sportwashing» da Amnesty, «andare lì non significa cancellare quello che sta succedendo – così Hamilton -, ma spero che possa spingere le persone a informarsi sempre di più su quello che accade e su quello che è accaduto per secoli anche a causa del colonialismo dell’Occidente. Ci sono tante cose da fare, dobbiamo impegnarci per liberare il Congo, il Sudan e la Palestina e tutti i Paesi che hanno bisogno di libertà». Sui social ha condiviso immagini di giovani skateboarder palestinesi.
Leclerc, dal canto suo, non si è sottratto agli elogi ad Antonelli: «Sta facendo una stagione quasi perfetta, c’è stato forse un unico errore due o tre gare fa, impressionante. Penso che molto prestò sarà campione del mondo, un titolo meritatissimo». La metamorfosi tra 2025 e 2026 ha sorpreso anche il monegasco: «Già dai primissimi giri di quest’anno si vedeva che era fortissimo, che questo tipo di vetture di adattava molto meglio al suo stile».
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