“Ho insegnato ai miei alunni Bella Ciao per il 25 Aprile. Mi fa male che il sindaco l’abbia vietata”

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«Alla notizia ho dovuto prendere dei calmanti, perché mi sto riprendendo da un problema di salute, devo evitare di incazzarmi. E lo spettacolo della miseria umana, mi fa stare troppo male. Certo che è divisiva, Bella Ciao. Lo è tra chi rifiuta un’ideologia criminale come il fascismo e chi la giustifica. Il resto è ipocrisia e malafede».

Sergio Berardo, frontman de Lou Dalfin, è il maestro che giovedì, alla elementare di valle a Monterosso Grana, nel Cuneese, ha insegnato ai bambini e alcuni ragazzini del suo corso musicale la canzone «Bella Ciao». I piccoli, che in settimana avevano lavorato in classe su Costituzione, Resistenza, partigiani, avrebbero dovuto eseguirla sabato, alla cerimonia per la Festa della Liberazione. Il colpo di scena è arrivato dal sindaco, Stefano Isaia, 48 anni, un passato da assessore provinciale della Lega con la presidente Gianna Gancia: «Non è opportuno che entriamo anche noi nella polemica politica dopo quanto accaduto in Parlamento – ha detto alle maestre -. Quella canzone di pace, oggi, è divisiva, non voglio avere grane. Evitiamo strumentalizzazioni, non la cantiamo».

La Scuola ha protestato: «Gesto deplorevole, questa è censura». Nessuna reazione, il giorno del fatto, dal mondo politico e istituzionale della Granda, né dal presidente della Regione, Alberto Cirio, che sabato, nella vicina Dronero, si è definito «orgogliosamente antifascista». Berardo non era presente a Monterosso «e per fortuna, altrimenti sarebbe capitato un casino». Ma conosce Isaia «da quando era un bambino e gli insegnavo a suonare il flauto a scuola, lavoro e collaboro con il Comune da tempo, non ci sono mai stati problemi, ma la cosa mi ha stupito profondamente». Quindi invita il primo cittadino a «ravvedersi, a riflettere su quanto ha fatto. Un’assurdità, soprattutto nei nostri paesi, che hanno dato un contributo fondamentale alla Resistenza». E sottolinea: «Bella Ciao è una celebrazione della democrazia, della libertà, della pace, che forse io davo per scontata. Non è una cosa arrivata dai “feroci autonomi”, si è sempre cantata. Il fatto di vietarla, forse è anche segnale dell’incancrenimento dei tempi».

Aggiunge: «Il presidente del Senato porta le corone di fiori ai partigiani e ai caduti della Repubblica di Salò. Chiaro che i morti sono tutti uguali, ma da vivi non lo erano stati. Da una parte chi lottava per la libertà, dall’altra un regime criminale. Quando si commemorano Falcone e Borsellino, non si portano i fiori sulla tomba di Totò Riina».

In tarda serata ieri il commento di Chiara Gribaudo, vicepresidente del Pd: «Gli unici danni sono stati fatti a quei bambini e bambine e alle loro insegnanti che dovranno spiegar loro questa situazione imbarazzante, antistorica, diseducativa. Il sindaco ha anche fatto riferimento alla nostra scelta di cantare quelle strofe in Parlamento come scusa per censurarle. Avrebbe dovuto informarsi meglio, visto che lo abbiamo fatto contro l’approvazione di un decreto legge anticostituzionale. Forse non sa che Bella Ciao viene usata in tutto il mondo come canto di pace, libertà e liberazione dagli oppressori?».

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