In Full Metal Jacket, appena il Marine e reporter Joker arriva al fronte viene apostrofato da un ufficiale per la spilla pacifista appuntata sul bavero, fra l’altro abbinata alla scritta «nato per uccidere» sopra l’elmetto. L’ufficiale gli spiega il significato profondo di quella guerra, e perché non ci devono essere ambiguità: «Siamo qui per liberare il popolo vietnamita». In quanto, continua, «in ogni gook, muso giallo, c’è un americano pronto a venire fuori». Il concetto sintetizza bene le guerre in Estremo e Medio Oriente degli ultimi decenni. Portare i valori occidentali, la democrazia, la civiltà, lo stile di vita.
Anche in ogni afghano, o iracheno, c’era un americano pronto a venire fuori. Ma poi non si è manifestato. E questo ha contribuito alla virata nella politica estera statunitense. Le guerre tornano a essere presentate come opportunità, soprattutto economiche e di potenza. Se ne sono accorti i diretti interessati. Il conflitto in corso è vissuto dai libanesi non come una lotta per essere liberati ma piuttosto per non essere amputati di un pezzo del proprio territorio. Comprese le acque adiacenti, con il promettente giacimento di gas «Qana». I giornali locali parlano soprattutto di questo, oltre che dei villaggi distrutti, del milione di profughi che tornano alle case demolite. O delle statue di Cristo decapitate.
l’intervista
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E anche i cristiani libanesi non si fanno più illusioni. Oltre che in 11 confessioni, sono divisi anche in due grandi categorie. I ricchi, i milionari, francofoni, le madame del quartiere chic di Ashrafieh che si vantano «mes filles ne parlent un mot d’arabe», le mie figlie non parlano una parola d’arabo. Ma sono già quasi tutti nelle seconde case in Francia. E poi ci sono quelli dei villaggi, che parlano arabo, nel Nord e anche nel Sud, delle cittadine bombardate, dei santuari mariani, condivisi da secoli con gli sciiti vicini di casa. Fanno parte, in fondo, dei cristiani del Sud del Mondo. Quelli che hanno appena ricevuto la visita del Papa. Musi gialli, neri od olivastri, direbbe l’ufficiale nel film di Kubrick. E pure senza un americano pronto a venire fuori.
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