Uno scherzo per combattere la noia. Un scherzo per festeggiare i sedici anni. La banalità della crudeltà è tutta lì, nella spiegazione che i due adolescenti, protagonisti a Roma delle aggressioni ai passanti a bordo di una minicar, hanno fornito agli inquirenti: «Quella notte ci siamo divertiti così. Sicuramente abbiamo fatto qualcosa, ma era uno scherzo». Scorrazzando per le vie del quartiere Monteverde a caccia di persone da colpire, come in un videogame. Sei le vittime intercettate in un dedalo di vie poco lontano da casa. Una di loro, l’attore Davide Iacopini, colpito con un calcio mentre era a bordo di un monopattino, è ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Camillo.
l’identikit
Minicar, traditi da un adesivo sul cofano: uno dei due ragazzi è figlio di un carabiniere. “Ci siamo divertiti”
A CURA DELLA REDAZIONE WEB, IRENE FAMÀ
“Le vittime scelte a caso”
«Per noi era una sorta di gioco», avrebbero spiegato i due ragazzi di sedici e diciassette anni. Senza mostrare né scrupoli, né ripensamenti, né pentimenti, ma solo e unicamente una preoccupazione: quella per il proprio futuro. E per le accuse di tentato omicidio e lesione mosse dalla procura, che ora trasmetterà gli atti alla procura per i minorenni. I due ragazzi si conoscono da tempo, alle spalle anche un guaio con la giustizia, il furto, due anni fa, di una cassa per ascoltare la musica sulla minicar. Una decina di giorni fa, la decisione di prendere l’auto del più grande e andare in giro a colpire i passanti. Come birilli da far cadere. Il primo raid risale alla sera del 4 ottobre. «Era il mio compleanno», avrebbe spiegato il sedicenne agli inquirenti. Lui lato passeggero, l’amico alla guida. Le vittime? «Le abbiamo scelte per caso». Hanno iniziato «a girare intorno alle 21.30 e hanno proseguito sino all’una».
roma
Banda della minicar, riuscito il secondo intervento all’attore Iacopini. Resta in terapia intensiva
REDAZIONE WEB

La ricostruzione
Gli indagati, davanti al pubblico ministero Ambrogio Cassiani, ricostruiscono la ronda come se fosse uno scherzo. «Vede il berretto che ha sul tavolo? È mio. L’ho perso a Ponte Testaccio. Ho urlato a un signore in bicicletta per spaventarlo e lui ci ha rincorso. Ma non è caduto». Agli atti dell’indagine, risulta che l’uomo sia stato colpito in testa con una mazza. Il 5 ottobre si replica. Altri due passanti colpiti. L’attore Iacopini cade sull’asfalto, batte la testa e viene trasportato in ospedale. «Ci siamo affiancati e gli ho tolto la mano dal manubrio. Ho letto sul giornale che si chiama Iacopini». E ancora. «La scarpa? Sì, l’ho persa. Ma non perché gli ho dato un calcio. E poi sono comunque tornato a prenderla». Uno dei giovani spiega: «Ho aperto lo sportello dell’auto per capire se quel signore era caduto o meno». Uno scherzo, appunto. Nel più totale deserto morale ed emozionale. L’ultima aggressione. E la fuga. Poi i silenzi. In quei giorni, della “banda” della minicar si parla ovunque, su ogni giornale e su ogni tg. Gli appelli a costituirsi si susseguono, ma quei due ragazzi non dicono nulla. Non si fanno avanti. Parcheggiano la macchina nel quartiere Testaccio, frequentano la scuola come se niente fosse successo. L’unico timore? Essere individuati.
Gli indizi
Carabinieri e agenti della polizia locale raccolgono testimonianze, scandagliano centinaia di filmati delle telecamere di videosorveglianza. Gli accertamenti delle sezioni Cyber investigation e Rilievi tecnico-scientifici del Nucleo investigativo dell’Arma e dei Ris di Roma si intrecciano: si controllano i social, Instagram e Tik Tok. Sul cellulare di uno dei due minorenni sarebbe stata trovata un’applicazione normalmente utilizzata dai genitori per monitorare gli spostamenti dei figli. Qualcuno nota una minicar nera con tre adesivi sul cofano e allerta gli inquirenti. Gli sticker riproducono un cobra rosso e il simbolo dell’officina KytRacing a Casal del Marmo. Il meccanico riconosce l’auto, un’Aixam di proprietà di una parente del diciassettenne, e ricorda l’adolescente che gli aveva chiesto la modifica della carrozzeria con led rossi. Poi l’adesivo, che i due ragazzi potrebbero aver acquistato online: «Se non ce l’hai, la tua non è una minicar che conta». I due adolescenti vengono individuati. «Abbiamo dato una risposta veloce a un caso che aveva creato allarme tra i cittadini», commenta il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, ringraziando pm e investigatori. «Abbiamo fatto la nostra parte».
Il fermo e la reazione dei genitori
Ieri sera, i carabinieri bussano alla porta dei due ragazzi. Il più piccolo, assistito dall’avvocato Pietro Pasquale Cannatelli del foro di Vibo Valentia, affronta il pubblico ministero a testa alta. In un primo momento pare abbia anche provato a negare: «Ma che volete?». Poi la confessione, volta a sminuire, a liquidare il tutto con un banale: «Era uno scherzo». Il diciassettenne piange. «Non ci ha detto nulla», confidano i genitori all’avvocata Lavinia Felisso. «Siamo sconvolti». Il papà dell’adolescente è un carabiniere e da anni dedica la sua quotidianità alla tutela degli altri, dei più deboli, a far rispettare le regole. Insieme alla moglie racconta alla legale di volersi adoperarsi «per l’attore Iacopini», insieme alla moglie si interroga su quel figlio che per oltre una settimana, nonostante le notizie e gli appelli, è rimasto in silenzio. A osservare la televisione senza un commento, a frequentare la scuola come se nulla fosse successo.
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