Con una condanna a due anni di reclusione si è concluso oggi, al tribunale di Torino, il processo a carico di don Paolo Bianciotto, ex parroco di Madonna di Fatima. Il sacerdote ottuagenario di Pinerolo era accusato di tre episodi di circonvenzione d’incapace.
Per l’accusa, il religioso avrebbe avuto piena disponibilità dei risparmi di tre parrocchiani. Il pubblico ministero, il sostituto procuratore Francesco Pelosi, aveva chiesto una condanna a quattro anni di reclusione, senza il riconoscimento delle attenuanti generiche.
La decisione del tribunale di Torino e il risarcimento previsto
Il giudice Riccardo Ricciardi ha invece dimezzato la pena. In caso di risarcimento di 5 mila euro all’unica parte civile costituita, il sacerdote non sconterà neppure un giorno di carcere.
Alla lettura della sentenza era presente don Bianciotto, che ha poi lasciato l’aula insieme ai suoi legali, Wladimiro Lanzetti e Simone Chiappori. «Non siamo assolutamente soddisfatti di questa sentenza – ha dichiarato Chiappori – anche se dimostra che le presunte circonvenzioni sono state ridimensionate. Basti pensare alla provvisionale di 5 mila euro. Dopo aver letto le motivazioni presenteremo ricorso».
L’inchiesta sui conti della parrocchia e la scelta del vescovo di Pinerolo
All’inizio dell’inchiesta si parlava di un ammanco vicino ai 500 mila euro e di un disavanzo nei conti parrocchiali. Questo filone è però uscito dal procedimento quando il vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, ha deciso di non presentare querela. Il presule aveva comunque disposto la rimozione del parroco, trasferito temporaneamente in una comunità.
I regali, i trasferimenti di denaro e le cifre ridimensionate durante il processo
Le indagini della Guardia di Finanza avevano inoltre individuato diversi regali a una donna – forse la perpetua – per un valore complessivo di circa 800 mila euro. Tra questi figuravano due case, due bar e un’auto.
Per quanto riguarda i movimenti di denaro tra il 2018 e il 2021, i flussi tra il sacerdote e i parrocchiani coinvolti sfioravano i 300 mila euro. Cifre poi ridimensionate nel corso del procedimento, così come il presunto debito nei confronti della parrocchia, sceso a circa 50 mila euro.
Le testimonianze della difesa e il ricorso annunciato
L’avvocato Chiappori ha poi aggiunto che alcune testimonianze hanno contribuito ridisegnare la vicenda. «A ridimensionare il quadro accusatorio sono state alcune testimonianze importanti, tra cui quella del medico curante di una delle donne coinvolte, il dottor Barboni, che ha dichiarato in aula che la sua paziente non era certamente un soggetto vulnerabile tale da poter essere vittima di circonvenzione».
Le accuse e la divisione della comunità di Pinerolo
Don Bianciotto era accusato di aver approfittato della fragilità psichica di alcuni fedeli. Secondo l’accusa, questi gli avrebbero consegnato bancomat e carte di credito, oltre a firmare deleghe per effettuare bonifici. L’unica parte civile costituita, assistita dall’avvocata Anna Baldacci, è il figlio di una delle parrocchiane coinvolte.
Il caso aveva profondamente diviso la comunità. Da un lato chi ha sempre difeso il sacerdote, ricordando i numerosi interventi realizzati in oltre cinquant’anni per la crescita della parrocchia – tra cui un teatro e un centro sociale con una polisportiva – dall’altro chi lo riteneva eccessivamente concentrato sulla gestione economica, anche in relazione al coinvolgimento nella gestione disastrosa di Villa Plinia a Pragelato. E ora, in attesa dell’appello che potrà mettere la parola fine, a Pinerolo il caso di don Bianciotto farà ancora parlare.
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