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Il calcio, l’infanzia, il recupero dei rifiuti: la moda vista dai giovani designer

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Un abito può diventare un’armatura emotiva, il calcio raccontare una storia d’amore e l’infanzia trasformarsi in un’esplosione di colori e geometrie. C’è chi guarda alle antiche civiltà anatoliche per costruire nuove silhouette, chi porta in passerella l’eredità della danza classica indiana e chi mette insieme punk e couture, accostando spirito ribelle e costruzioni sartoriali. Anche il guardaroba diventa un terreno di sperimentazione: il corpo non è più qualcosa da correggere per rientrare in un modello ideale, ma uno spazio di libertà da raccontare attraverso volumi, tagli e materiali. E mentre il design zero-waste incontra l’artigianato brasiliano, la memoria familiare si trasforma in un codice estetico personale. Sono alcune delle direzioni esplorate dai giovani designer che fino al 29 ottobre si incontrano a Milano per Fashion Graduate Italia, la manifestazione dedicata ai talenti emergenti delle scuole di moda, negli spazi di Base Milano.

I nuovi linguaggi

Il tema scelto per la dodicesima edizione, Speak Up!, è un invito a prendere la parola. E a farlo attraverso abiti, materiali e linguaggi che riflettono un mondo in cui identità, memoria e contaminazioni culturali diventano materia di progetto. Il risultato è un guardaroba che non si limita a seguire le tendenze, ma prova a interrogarsi su chi siamo e su come vogliamo apparire. Tra le proposte dei giovani designer, il calcio diventa una storia di amore e vulnerabilità: novanta minuti sul campo si trasformano in una metafora emotiva, oltre le divise e la competizione. L’infanzia viene riletta attraverso le forme e i colori del movimento Memphis, mentre il design zero-waste incontra l’artigianato brasiliano. C’è chi traduce in abiti le suggestioni del Bharatanatyam, la danza classica indiana, e chi intreccia memoria familiare ed eredità culturale. Altri esplorano il corpo come spazio di libertà, rifiutando forme prestabilite attraverso volumi, codici urbani e costruzioni sartoriali, oppure guardano alle antiche civiltà anatoliche per reinventare le silhouette. Percorsi diversi, accomunati dalla voglia di trasformare esperienze personali e riferimenti culturali in un linguaggio estetico riconoscibile.

L’iniziativa

La rassegna riunisce 19 scuole, accademie e istituti italiani e coinvolge dieci istituzioni formative internazionali, da Parigi a Melbourne, da Shanghai a Città del Messico. In programma sfilate, talk, workshop digitali, portfolio review e incontri con le aziende: occasioni per mostrare le proprie capacità, ma anche per capire come trasformare un’intuizione in una professione. Tra i temi affrontati, anche i percorsi meno convenzionali per entrare nel settore, dove artigianalità, tecnologie digitali e nuove forme d’impresa possono incontrarsi. “Il futuro della moda italiana si gioca sulla capacità di formare e attrarre nuovi talenti”, sottolinea Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda. “Abbiamo un patrimonio straordinario di competenze, ma dobbiamo trasferirlo alle nuove generazioni e integrarlo con digitale, tecnologia e innovazione”.

L’avanzata dei giovani

Il nodo, del resto, è proprio questo: come fare in modo che la creatività non resti confinata alle passerelle delle scuole. “Le nuove generazioni non chiedono solo di essere ascoltate, chiedono di contare”, osserva Giovanna Ceolini, presidente di Confindustria Accessori Moda, citando un progetto europeo che raccoglie le aspettative dei giovani sul lavoro e sull’industria. Perché il talento ha bisogno di spazio, ma anche di competenze, occasioni concrete e di un dialogo con chi la moda la produce. Il futuro del Made in Italy passa anche da qui: dalla capacità di trasmettere il sapere artigiano senza spegnere la voglia di sperimentare.

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